Raccontare storie di luoghi e persone, viaggi in solitaria e di gruppo, speranze, sogni, attese soddisfazioni e delusioni.

Salento, tra mare, cibo e amici

6 SETTEMBRE 2006

Gallipoli

Questa mattina ci siamo svegliati un po’ più tardi del solito e siamo usciti di casa verso le 10.00, direzione Gallipoli.

Lo scorso giugno visitammo questa caratteristica città marinara, ricca di storia legata prevalentemente alla religione cattolica.

Ogni via ha una chiesa, un capitello, una cappella o un monumento dedicato a un santo.

Tra le caratteristiche vie, passammo davanti ad un laboratorio artigianale, dove un signore intrecciava giunchi per farne nasse, vassoi ed altri oggetti della tradizione pugliese.

Ci piacquero molto, ma non acquistammo niente.

Dopo averci pensato su più volte, oggi ci siamo recati direttamente da quell’ artigiano con l’intenzione di acquistare una nassa da utilizzare come lampadario per la nostra camera in rigoroso stile marinaresco.

Oltre alla nassa abbiamo preso anche un vassoio sempre di giunco, che veniva utilizzato per mettere ad asciugare la pasta fatta in casa e per essiccare i peperoni e altri prodotti.

Ora vengono usati come centro tavola o appesi a parete.

Il cielo è blu, il sole scalda molto, c’ è un discreto vento di tramontana e il mare è vestito a festa.

I colori che offre alla nostra vista sono difficili da descrivere: dall’azzurro cristallino, al verde smeraldo, al blu intenso.

Lasciamo Gallipoli e facciamo rotta verso Galatina per visitare la cattedrale dedicata ai Santi Pietro e Paolo ma, vista l’ora tarda (sono le 13.00), troviamo le porte della chiesa chiuse.

Alimini

Scattata una foto della bellissima facciata, ci incamminiamo verso le spiagge Alimini a Nord di Otranto (Le).

Giunti a destinazione, ci sediamo al bar del bagno Lucia e mangiamo una fetta di pizza a testa e una Cocacola (in tutto 4,50 €) poi ci prendiamo due lettini ed un ombrellone (complessivamente 7 €) e ci addormentiamo in riva al mare; un vero incanto.

Non c’è tanta gente, e questo per me è l’ideale. Non sono un asociale, anzi, ma la troppa gente e la confusione mi distraggono e mi portano a dimenticare il padrone di casa: il mare.

È come se ad una festa, dopo un po’ di tempo, non ci si ricordasse più né il motivo della festa né il perché ci si è andati.

Spesso si sente celebrare da poeti e filosofi la voce del mare e del vento; credo, invece, che essi siano il portavoce di qualcuno molto più grande di loro, che si esprime e si manifesta attraverso queste irripetibili fantastiche creazioni.

Credo che siano la manifestazione terrena, materiale, comprensibile a noi umani di un’entità infinita più del mare e onnipresente come il vento e l’acqua.

Osservare il mare, bagnarmi, immergermi sino a dover trattenere il respiro, sino a dover utilizzare un respiratore artificiale per potermi fondere interamente con lui, queste sono le mie necessità, i miei modi di ascoltare e ristorare la mia anima e, quindi, il mio corpo.

Vi siete mai chiesti come mai una tartaruga marina deponga le uova sulla spiaggia e le sotterri e, alla loro schiusa, le tartarughine appena nate escono dalla sabbia, e corrono sulla spiaggia sino a raggiungere il mare per iniziare il loro cammino che le riporterà dopo tanto tempo sulla stessa spiaggia per deporre altre uova?

Come mai corrono verso il mare e come fanno a sapere cos’è il mare nei primi istanti della loro vita?

La loro madre non è con loro, chi gliel’ha insegnato?

Vi siete mai chiesti come mai se pescate un pesce e lo ponete libero sulla riva, lui saltella e si agita, spostandosi verso l’acqua da dove l’abbiamo tirato fuori?

Come fa a sapere dove sta il mare o il lago che sia?

A turno io e Caterina ci facciamo un bagno ristoratore, e dopo esserci asciugati decidiamo che è giunta l’ora di tornare a casa, e di prepararci per la cena.

Anche questa giornata, volge al termine.

7 SETTEMBRE 2006

Full day a capo d’otranto presso il diving Paradise. La prima sotto il Faro, la seconda davanti alla zona Orte.

8 SETTEMBRE 2006

Oggi abbiamo deciso di immergerci più a Sud, per vedere una nuova zona, di cui tanto ci hanno parlato.

Abbiamo fatto una bellissima immersione, in un sito reso famoso da una recente puntata di Linea Blu.

In quell’occasione, alla presenza di tutte le autorità locali e delle forze dell’ordine, venne posta una Madonnina benedetta all’interno di una grotta sommersa e, all’ingresso della stessa, rivolta verso il mare, una corona in memoria di un finanziere caduto durante un’importante operazione anti contrabbandieri.

Con il diving Marea siamo usciti in mare su un bellissimo gommone super accessoriato e motorizzato con un Evinrude da 250 CV.

A tutta velocità abbiamo lasciato Porto Miggiano, per dirigersi verso il luogo prestabilito.

Giunti sul posto e dopo le solite procedure preparatorie, ci siamo immersi a ridosso di una parete su un fondale di circa 20 metri.

Appena scesi, tenendo la parete sulla sinistra, siamo entrati nella grotta dove si trova la Madonnina precedentemente menzionata.

È stata posizionata su un altarino ove prima vi era un presepe del quale è rimasta solo la statua di San Giuseppe, coricata, e i resti della base della Madonna.

Usciti dalla stessa, tenendo la parete alla nostra destra, abbiamo ammirato sulla sinistra la corona in onore al militare caduto.

La parete in questione è ricchissima di anfratti e insenature.

Durante il nostro tragitto abbiamo potuto ammirare, murene, dentici, scorfani, una splendida ballerina spagnola che ha danzato davanti ai nostri occhi e si è fatta accarezzare.

Due belle aragoste in tana, una delle quali, tirandola dolcemente dalle antenne, è uscita ed è rimasta fuori per il tempo necessario a fotografarla.

Un’altra grotta da esplorare l’abbiamo incontrata verso la fine della nostra immersione.

Molto ampia e ricca di vita, ma abbastanza pericolosa per il semplice fatto che è possibile accedervi anche in barca e numerosi erano i natanti che passavano sopra le nostre teste.

Usciti dalla grotta, sempre tenendo la destra, un bellissimo passaggio nella roccia: un enorme buco a forma di ovale, attraverso il quale siamo passati.

Appena al di là, abbiamo effettuato i tre minuti di sosta di sicurezza e siamo riemersi con ben 70 minuti di immersione.

9 SETTEMBRE 2006

Il programma della giornata prevede un’immersione con il Marea Diving di Santa Cesarea alle 10.30.

C’è il tempo per recarsi nella vicina pescheria e procurarsi quello che sarà il nostro pranzo: una freschissima pepata di cozze.

Dopo aver pulito i mitili si parte alla volta del porto di Miggiano, arriviamo qualche minuto in ritardo a causa dei preparativi per la festa della Madonna che avrà luogo nel centro di Santa Cesarea lunedì 11.

Scaricata l’attrezzatura e parcheggiata l’auto saliamo a bordo del gommone dove le guide e gli altri subacquei stanno assemblando il loro gruppo ARA.

Velocemente prepariamo il nostro e ci sistemiamo all’interno dell’imbarcazione. Sciogliamo gli ormeggi e lasciamo il porto, navigando lentamente verso nord in direzione di Capo d’Otranto.

Giunti nei pressi della frazione Fraula di S.Cesarea, ci fermiamo vicino ad un piccolo faraglione da cui iniziamo la nostra immersione, che terminerà con l’esplorazione della grotta detta “dei cervi”, o “delle rose”, da non confondersi con l’omonima grotta dei cervi di Porto Badisco, non visitabile per preservare integri gli affreschi preistorici in essa contenuti.

La visibilità non è eccellente; scendiamo attorno ai 5 metri e superiamo la sella che unisce il faraglione alla parete costiera e ci tuffiamo fino a 40 metri, tra anfratti rocciosi e tane che si innalzano da un fondale sabbioso dove abbiamo incontrato una piccola flabellina, castagnole rosse, alcuni scorfani rossi ed una grossa “galea” (una lumaca marina con guscio di notevoli dimensioni).

Ci portiamo verso la parete tenendola alla nostra destra in direzione sud, riducendo la profondità.

Con le nostre torce perlustriamo ogni possibile tana non tralasciando di volgere lo sguardo di tanto in tanto verso il blu, ove è possibile vedere pesce di passo.

Giungiamo nei pressi della grotta ed al suo ingresso notiamo cinque flabelline di ragguardevoli dimensioni, mi soffermo per scattare loro diverse foto.

Torcia alla mano, entriamo nella grotta che s’inoltra nella roccia per circa 150 metri.

A mano a mano che avanziamo la cavità si restringe sempre più sino a terminare nei pressi di una sorgente d’acqua dolce molto fredda.

La differenza di temperatura con l’acqua di mare crea un suggestivo effetto ottico. Lentamente emergiamo con la testa e ci togliamo l’erogatore per ammirare la volta della grotta, ricca di stalattiti e stalagmiti.

Mantenendoci in superficie avanziamo nuotando nel buio, attraverso uno stretto tunnel dalle pareti color cioccolato, quando inaspettatamente sotto di noi l’acqua cambia colore e diventa turchese: è la luce del sole che filtra dall’esterno dando all’acqua un effetto magico e creando uno spettacolo indimenticabile.

Giungiamo quindi all’esterno dove ci rimmergiamo ad una profondità non superiore ai 10 metri, per andare a vedere un’altra sorgente di acqua dolce ed una volta rocciosa ricoperta di delicatissime trine di mare, simili a rose, da cui deriva uno dei nomi con cui è nota la grotta.

Qualche istante prima di riemergere un branco di piccole ricciole ci nuota attorno.

Giunti in barca e salpata l’ancora, ci spostiamo in una piccola baia dall’acqua smeraldina, per un bagno rinfrescante ed un piccolo spuntino, durante il quale per la prima volta degustiamo il salame spalmabile, prodotto a Minervino (Lecce).

Rientrati al diving e sciacquata l’attrezzatura, torniamo a casa ad Uggiano dove ci aspettano le cozze da cucinare.

Mangiamo e ci laviamo rapidamente e, poco prima delle cinque, ci dirigiamo verso la vicina Otranto per assistere ad una esibizione delle Frecce Tricolore, pattuglia acrobatica dell’areonautica militare, orgoglio nazionale.

Lo spettacolo è molto suggestivo!

10 SETTEMBRE 2006
Mattina riposo, pomeriggio in spiaggia all’Alimini Bagno Lucia.

11 SETTEMBRE 2006
Immersione a Santa Cesarea in grotta ore 10.00, ed alle ore 21.00 immersione notturna a Porto Badisco.

12 SETTEMBRE 2006
Immersione a Santa Cesarea ore 10.00.

Siamo usciti in barca con Cesare e Gianfranco del Marea Diving.

Oltre a me e Caterina altri due clienti: un’avvocatessa di Ancona e un Carabiniere di Bari.

L’immersione è bellissima come quelle effettuate nei giorni scorsi in questo splendido tratto di mare.

Spaccature, rocce spioventi, insenature, sorgenti d’acqua dolce sommerse, grotte piccole e grandi canaloni e canyon.

Pesci, nudibranchi e…. un’inspiegabile fantastica sensazione che non posso descrivere.

Alle ore 20.00 cena a casa D’Alba.

La signora Iose e la figlia Valentina hanno preparato e cucinato un’ottima pasta fatta in casa (orecchiette e minchiarelli) condita con il ragù rosso.

Per secondo una cotoletta impanata e cotta al forno ed insalata verde.

Io e Caterina abbiamo preparato un’ottima pepata di cozze tarantine (al posto del pepe abbiamo messo il peperoncino piccante fresco molto più buono e digeribile).

Come dolce, le zie hanno preparato una buonissima crostata con la marmellata di prugne fatta in casa e Valentina, dei buonissimi pasticcini al cioccolato ed alla marmellata.

Per concludere frutta e “mengole” (mandorle).

Il tutto innaffiato da un ottimo vino pugliese fatto da Stefano (il capo famiglia) con le sue uve.

Questo signore, non più giovanotto, ogni mattina si alza attorno alle 5.00 per andare in campagna a curare i suoi prodotti, esclusivamente per le esigenze familiari; verso le 7.30 rientra a casa, si fa una doccia, si cambia e va a lavorare: è bidello alle scuole elementari di Uggiano la Chiesa (Lecce).

Al rientro da scuola, pranza e si riposa , prima di tornare qualche ora in campagna.

Stefano ha circa sessant’anni, ben portati, dall’aspetto di un ragazzino minuto ma agile ed atletico.

Ha lavorato in Germania e Svizzera una trentina di anni fa e, con i proventi del suo lavoro, si è fatto casa e comprato un po’ di terra al suo paese natale, dove è rientrato dopo alcuni anni.

Si è sposato e ha cresciuto tre figli: Vincenzo, Salvatore e Valentina.

Il primo ora frequenta l’ultimo anno di architettura a Roma, il secondo è musicista e a Maglie (Lecce) gestisce un negozio per la vendita e la riparazione di strumenti musicali.

E’ un ottimo accordatore. Tra le altre cose è membro e direttore di due gruppi musicali: uno di musica popolare (Aranèe) e l’altro di musica Rock.

Valentina, la più piccola, frequenta il terzo anno di Lettere presso l’Università di Lecce.

Mora, capelli ricci e lunghi, viso dolce e dalle maniere aggraziate. Ha frequentato per diversi anni la scuola di danza del paese e della vicina Otranto.

Nelle serate in cui si esibisce il gruppo Aranèe, lei ed un’amica ballano la Pizzica, la famosa danza popolare pugliese.

13 SETTEMBRE 2006

Fatti i bagagli, caricata l’auto e salutate le Zie Eugenia (Gina) ed Addolorata (Ada), lasciamo Uggiano la Chiesa per dirigerci verso la costiera amalfitana.

Prima, però, facciamo la strada costiera che porta a Badisco e poi ad Otranto per salutare il nostro grande amico, il nostro consolatore, la nostra vita: il mare.

Ci avviamo verso Lecce, dove cerchiamo le indicazioni per Taranto ma, visto che in Italia la segnaletica è alquanto incompleta ed imprecisa, perdiamo circa mezz’ora tra le vie cittadine prima di trovare la direzione giusta.

Attraversiamo numerosi paesini, dalle strade a dir poco dissestate. Mi angoscio per la mia automobile e la velocità è forzatamente alquanto ridotta.

Dopo un paio d’ore giungiamo a Taranto, dove mi emoziono e mi rattristo un pochino.

Diciassette anni fa qui vi ho svolto i miei primi due mesi del servizio militare presso l’aeroporto Bologna ed in quell’occasione ho conosciuto delle persone fantastiche, tarantini DOC, di cui ricordo in particolare Rita Baccaro e la sua famiglia.

Persone squisite, a cui ho voluto e voglio tuttora molto bene, anche se dal 1999 ho perso i contatti.

Rita si è sposata e vive a Bari e, dopo un’attesa dolorosa, ha avuto un bimbo.

Lasciamo Taranto in direzione Reggio Calabria e dopo Metaponto, ci dirigiamo nell’entroterra in direzione di Potenza.

Il paesaggio cambia radicalmente, si passa dalla pianura ricca di ulivi e vigneti della puglia alle aspre colline dell’irpinia, resa famosa ai più per il fortissimo sisma avvenuto nel 1980.

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