Breathless, senza respiro

Respiro
Share News
83 / 100

La prima cosa che fa l’uomo alla nascita è iniziare a respirare.

Per tutto il tempo il respiro è alla base della vita. La respirazione è possibile gestirla volontariamente, è possibile respirare o trattenere il respiro, aumentare o diminuire la frequenza inspiratoria ed espiratoria.

Perché allora molti provano a trattenere il respiro e a affrontano esperienze e momenti di vita in apnea?

Numerosi sono gli atleti che si spingono a profondità impensabili per l’uomo sino a pochi anni fa (record attuale in assetto variabile no limits, 214 metri), che trattengono il respiro a riposo per più di dieci minuti, che dosano l’aria in entrata ed in uscita a proprio piacimento. Cosa o chi mai li spinge a fare tanto, ad opporsi in qualche modo a quella che è una esigenza indispensabile per sopravvivere?

Trattenere il respiro ha come primo effetto quello di far conoscere l’importanza del respiro stesso, fa cioè meditare su ciò che vuol dire respirare, ed è il primo passo per iniziare a farlo consapevolmente e correttamente.

Dalla qualità e dalla quantità d’aria che incameriamo e da come lo facciamo dipendono le nostre energie, il nostro stato psicologico e il nostro comportamento. Gli orientali danno molta più importanza al respiro di noi occidentali: respirare correttamente è fondamentale per rilassarsi e per raggiungere un equilibrio psico fisico decente; è altresì fondamentale per combattere situazioni di stress, di ansia e di panico che possono degenerare in atti sconsiderati e spesso controproducenti.

Conoscere i propri organi e usarli al meglio cambiando le proprie abitudini, quasi sempre sbagliate, permette di assumere un diverso atteggiamento verso se stessi e verso l’universo che ci circonda. Conoscere il proprio diaframma e saperlo usare correttamente può cambiare il modo di vivere delle persone, può essere un modo economico e insostituibile per gestire situazioni particolarmente difficili della nostra vita. Da sempre e per un cospicuo numero di persone, l’apnea è un modo naturale per fondersi in un tutt’uno con il mare, per tornare alle origini.

Immergersi nel blu, in posizione verticale a capo rivolto verso gli abissi, a polmoni pieni, senza pensare al traguardo ma al percorso, concentrandosi sulle sensazioni percepite, sull’acqua che scorre lungo il corpo, sul fresco, il colore che cambia e sui pesci che ci ruotano attorno, ci permette di raggiungere profondità impensabili, di percepire sensazioni nuove e di provare stati d’animo piacevoli quanto indescrivibili.

Come diceva Mayol, “non ci si deve immergere come il corallo, che nell’acqua resta tale e quale, ma come il latte di cocco, che si fonde con il mare“. Ci si deve immergere come i delfini (nostri antenati, come alcuni dicono) trattenendo il respiro più a lungo possibile, senza ausili per la respirazione per poter cogliere emozioni, stati d’animo e sensazioni uniche.

Immergersi con le bombole permette di vedere il mondo affascinante del blu profondo, immergersi in apnea rivela a te stesso il profondo e splendido abisso racchiuso nel tuo corpo.

Siamo fatti per circa il 70 per cento di acqua e i liquidi nel nostro corpo sono una soluzione salina. Possiamo considerarci mare ed è forse per questo che moltissimi di noi ne sentono il richiamo, il desiderio di incontrare, di toccare e di far parte di questo bellissimo, importantissimo, quanto maltrattato mondo acquatico.

Il mare è musa ispiratrice per molti e da esso nascono poesie come questa che ho scritto alcuni anni fa:

Immergersi (by Eugenio Malaspina)

Ogni volta è un nuovo mistero

Ogni volta è un immenso piacere

Ogni volta un gran desiderio

Una dimensione nuova

Una nuova vita

Dove ogni respiro ha più senso

Dove ad ogni respiro penso

Dove ad ogni respiro vivo

Articoli correlati

Clicca qui

83 / 100