Il Giro è Amore e businnes, passione e lavoro

Il Giro d’Italia è un brand, è un prodotto che costa e fa guadagnare. Non capisco chi dice che si va di qua e di la solo per soldi.

Ragazzi! queste gare sono aziende che hanno dei costi e devono produrre utili. Sono vetrine per le aziende di biciclette, abbigliamento, integratori, auto, moto, computer e chi più ne ha più ne metta.

Gli amatori non si comprano le bici dei campioni spendendo migliaia di euro?

Non acquistano l’abbigliamento più famoso e marchiato con le insegne dei Team?

Ragionate anche su questo punto: paghiamo per fare pubblicità a multinazionali e aziende miliardarie. Non dovrebbero invece essere loro a pagarci per la pubblicità? Chi ha qualche anno si ricorderà che 20/30 anni fa non vi erano tutte queste divise da acquistare, non cambiavano colori e marchi ogni anno. Le cose sono cambiate perché hanno visto che la gente voleva vestire come campioni . Così è nato un ottimo affare: pubblicità pagata dalla gente.

Pubblicità non a costo zero ma con solo ed esclusivamente utili. La stessa cosa accade per tutti gli sport, non è certo una prerogativa del ciclismo. Guardatevi le divise ai tempi di Bartali ma anche quelle degli anni 80, erano ben diverse come sponsorizzazioni, oltre che come materiali. Una scritta sul petto e una sul dorso, a volte stampata su una pezza e cucita sul capo di lana.

Gli amatori non pagano anche 100 euro per partecipare ad una Gran Fondo?

Una delle più quotate incassa circa 60 mila euro l’anno solo per sorteggiare i possibili partecipanti.

La passione c’è, gli atti eroici pure ma il businnes è centrale.

Perché per le donne tutto è ridotto? Perché è meno seguito il movimento e pertanto gli sponsor non hanno grande interesse ad investire.

Ragazzi, il Giro è fantastico e da lavoro direttamente e indirettamente a migliaia di persone: cosa c’è di male?

E’ un lavoro fantastico qualunque occupazione che coniuga passione e stipendio, amore e impegno. Questi sono i fondamenti del miglio lavoro al mondo: quello che ti piace e per il quale sei disposto a fare sacrifici supplementari.

Ai tempi di Bartali e Coppi vi era chi correva per non finire in fabbrica 14 ore al giorno e per pochi spiccioli. Il ciclismo e lo sport in generale, davano la possibilità di guadagnare bene e di mantenere la famiglia: era questo il più grande stimolo per gli uomini e ciclisti di allora.

Oggi non è cambiato moltissimo anche se ve ne sono molti che cercano fama e successo prima che la ricchezza, che arriva di conseguenza.

Tra il vincere e il perdere

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