Sempre più in alto – Tre cime di Lavaredo

In Veneto, a 15 chilometri da Cortina d’Ampezzo e 24 da Auronzo di Cadore, si trova un sito di particolare importanza che prende il nome dal suo lago, Misurina. A 1756 metri sul livello del mare questa meta frequentatissima da ogni sorta di turisti da tutto il mondo, offre un microclima eccezionale tanto che in un antico rifugio in cui si riposava l’imperatrice d’Austria, nel 1896 iniziarono i lavori per la costruzione del Gand Hotel Misurina e la Regina Margherita di Savoia fu una delle prime clienti. Divenne poi residenza estiva dei Savoia, comando militare italiano durante la prima guerra mondiale e, nel 1949, fu acquistata dalla diocesi di Parma è intitolata a Pio XII.

Nel 1959 divenne Preventorio antitubercolare, dal 1970 è diventata Casa di Cura e dal 1996 “Centro di diagnosi, cura e riabilitazione dell’asma infantile“. Misurina è stata terra di conquista durante la prima guerra mondiale, lo testimoniano i numerosi reperti e le trincee del monte Piana ed ora, a poca distanza da lì, vi è il confine tra Veneto e Trentino Alto Adige. È sempre stata una meta ambita dai ciclisti road e off road italiani e, negli ultimi anni la zona è frequentata da centinaia di ciclisti amatori provenienti da tutta Europa e da oltre oceano. Vi sono anche molti professionisti che ne fanno terra di allenamento e vi si ritirano per lunghi periodi. Per giungere al lago di Misurina vi sono tre strade: la prima inizia dal centro di Auronzo di Cadore (24 km); la seconda dal centro abitato di Cortina d’Ampezzo superando il passo tre Croci (15 km); la terza dalla SS51 che collega Cortina d’Ampezzo con Dobbiaco (da Dobbiaco 26 km).

Giunti a Misurina i ciclisti non interrompono la loro ascesa perché non si può non proseguire verso il rifugio Auronzo posto a 2333 metri di altitudine ai piedi delle tre cime di Lavaredo, tra le più famose delle Dolomiti (patrimoniodell’umanità – UNESCO dal 2009). La salita, lunga circa 7 km, inizia dal piazzale ai piedi del monte Piana dove troviamo un’area camping “La Baita“, un bar locanda ed un ampio parcheggio a pagamento dove si può lasciare l’auto se si è saliti sino a qui motorizzati. Da qui partono anche le jeep che, previo pagamento di un pedaggio, accompagnano i turisti in cima al monte Piana lungo la strada chiusa al traffico. Lasciandoci a sinistra il ristorante bar Genzianella, affrontiamo il primo strappo, corto ma duro, che resta sulle gambe se fredde o troppo stanche (circa 800 metri con pendenza media dell’11% e massima del 18%).

Prima una rampa, poi un breve tratto curvilineo e poi tre brevi tornanti e si scollina nei pressi del lago Antorno, alla nostra destra, e dell’omonimo chalet alla nostra sinistra. Da qui si pedala per un breve tratto di falsopiano e poi in discesa sino ad oltrepassare la zona pedaggio, la strada da qui in poi e privata e l’accesso con le auto e le moto è a pagamento. Le bici e i pedoni hanno una corsia dedicata e tax free. Si prosegue ancora in discesa per circa 300 metri sino a giungere nei pressi della Malga Rin Bianco da dove, svoltando a destra, inizia la vera e propria salita. Rimangono da percorrere Circa 4 chilometri con una pendenza media vicina al 12% e con punte prossime al 19%. Non vi sono punti in piano, gli unici luoghi dove poter prendere fiato o, eventualmente, mettere il piede a terra per far calare il battito o ammirare il magnifico paesaggio, sono i tornanti. Non fate l’errore di sganciare il pedale sulle lunghe rampe poiché ripartire è quasi impossibile ed è facile cadere. Se posizionate l’altimetro ben visibile sul manubrio come ho fatto io, vedrete come ad ogni pedalata aumenta la quota.

La salita è impegnativa certamente, personalmente però, forse sostenuto dall’entusiasmo di salire sino lassù, forse per la bellezza dei paesaggi e dei colori regalati dai raggi di luce che si posano dolcemente sugli alberi e sulle rocce, sarà che solo pochi giorni prima avevo scalato il Mortirolo per ben due volte consecutive e sotto il temporale, più mi avvicinavo alla metà più mi aumentavano le energie e giungere davanti all’ingresso del rifugio Auronzo, a 2333 metri di altitudine, non mi è rimasto sulle gambe. Le ultime rampe sono al 14 e 15% con punte al 18 ma la strada è ampia e il fondo discreto e questo aiuta molto chi, stremato, decide di utilizzare la tecnica molto diffusa dello zig e zag per portare a termine l’impresa. Un po’ di foto e un bel video giunti sino a qui bisogna proprio farli e anche durante la discesa stando attenti però a non cadere ovviamente. Numerose sono le scritte sull’asfalto che ricordano l’arrivo di tappa del giro d’Italia del 2014 vinta da Vincenzo Nibali, sotto una tormenta di neve.

Il rientro avviene percorrendo la stessa strada fatta in salita, infatti, non vi sono altri percorsi praticabili con la bici da corsa. Fate molta attenzione perché è facilissimo prendere velocità e non tutti i tratti di strada sono attrezzati con barriere capaci di arrestare un eventuale caduta. Ora che l’impresa l’avete compiuta, assaporate l’aria profumata dalla vittoria e dalle numerose mucche che pascolano tutto attorno nella zona della malga Rin Bianco. Se avete fame lasciate pure le barrette in saccoccia e fermatevi alla malga a degustare prodotti del luogo, ve lo consiglio.

A Misurina si può anche alloggiare, io l’ho fatto più volte. Non sono molti gli Hotel e spesso poca è la disponibilità nei periodi di punta dato il numeroso afflusso di turisti. Si va dal Grand’Hotel Misurina, fuori dalla mia portata, all’hotel Lavaredo (tre stelle) molto confortevole e attrezzato. Vi sono anche la locanda al Lago Quinz che, oltre a servire ottimi piatti e pizze, affitta camere direttamente sul lago. Vi è l’hotel Miralago nei pressi del camping, l’hotel Sorapis e il B&B una stella Sport Hotel. Non fatevi ingannare dalla stella, le camere sono ben curate e in stile alpino e i gestori molto simpatici e disponibili. È la mia prima scelta quando vengo da queste parti. I prezzi di questi hotel, bar, ristoranti, probabilmente risentono della vicinanza di Cortina d’Ampezzo e della sua clientela e della bellezza del luogo, pertanto non sono bassi ma nemmeno spaventosamente alti soprattutto se in medio-bassa stagione. Quando nel tardo pomeriggio tutti se ne vanno e rimangono solo quelli che alloggiano nei pressi del lago la quiete scende e la location mostra un altro volto di se difficile da descrivere vista l’infinita bellezza.

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