Isole Tremiti, full immersion

Esplorando i fondali  delle perle dell’Adriatico

31 AGOSTO 
Ore 1.45, saliamo in macchina e partiamo da Rovigo alla volta delle isole Tremiti. Poco traffico, si viaggia tranquillamente: amo viaggiare di notte, quando gli altri dormono e non mi creano intoppi.

Qualche camion e qualche turista percorrono l’autostrada adriatica. Unico problema nelle vicinanze del casello di Fano, quando mi appresto ad effettuare un sorpasso, mi accorgo che l’autista dell’Audi A3 che mi precede non è del tutto lucido, accelera, frena, sfanala, viaggia a zig e zag, insomma il sorpasso è troppo pericoloso.

Altre macchine si accodano a me e hanno le stesse titubanze; solo gli ignari velocisti notturni sfrecciano e sorpassano, rischiando la collisione e soprattutto prendendo molta paura.

Alla fine decido di chiamare la polizia stradale, alla quale comunico il problema e i segni particolari del mezzo e del suo conducente. Nel frattempo due camionisti entrano in azione: uno supera la macchina e l’altro si mette in coda. Praticamente lo chiudono in una morsa cercando di impedirgli di arrecare danni.

Io, non senza paura, ho colto l’attimo per superare e lasciare il punto critico alle mie spalle. Dopo un paio di soste per riposare e fare il pieno di carburante, alle 7.00 giungiamo in banchina al porto di Termoli, con biglietti alla mano, pronti per imbarcarci con il traghetto veloce delle 8.40.

Giornata splendida, l’aria limpida, una brezza fresca. Il mare è un tantino agitato e si balla un po’. Giunti a Tremiti ci trasferiamo al Villaggio Internazionale Punta Diamante, dove ci aspetta una bella cameretta vista mare.

Dalla finestra si vede l’isola di Capraia, tra una cornice di pini marittimi dalla chioma verdissima. Alle 11.00 mi aspetta la prima immersione (Tremiti Diving Center) , la voglia è tanta, pertanto non perdo l’occasione. Caterina mi accompagna ma resta in barca, non se la sente di scendere e rinvia l’appuntamento al giorno seguente.

Dopo più di un ora esco dall’acqua rinfrancato e più riposato che da un lungo sonno tanto che decido di effettuare un’altra immersione nel pomeriggio. Anche questa volta Caterina rimane in barca: mi è molto utile, perché nelle fase preparatorie mi tiene la fotocamera per passarmela poco prima di lasciare la superficie.

La prima immersione è avvenuta in località Grotta del Sale sull’isola di San Domino, mentre la seconda a Punta secca di Capraia nel sito denominato secca delle Cernie. Acqua limpida, temperatura attorno ai 24 gradi sino ai 21 metri poi il termoclino, visibile ad occhio nudo (punto in cui l’acqua fredda più densa, si incontra con l’acqua calda), oltre il quale la temperatura scende attorno ai 18 gradi.

Nelle profondità incontriamo numerosi anthias, murene e scorfani di varie dimensioni; nudibranchi, tra cui i più diffusi sono qui le flabelline rosa e le vacchette di mare (discodoris atromaculata); numerose murene in tana con il loro classico atteggiamento apparentemente aggressivo; due bei cerniotti, dentici e altro pesce di passo.

Esco dalla seconda immersione un po’ stanco, la nostra giornata è finita. Riposta l’attrezzatura al diving ci apprestiamo a ritornare in albergo dove ci laviamo e ci precipitiamo a cena. Subito dopo ritorniamo in camera ed alle 20.30, dopo 36 ore senza chiudere occhio, ci tuffiamo a letto… in men che non si dica sprofondiamo in un sonno intenso sino alle 7.00 del giorno dopo.

1 SETTEMBRE 
Ci alziamo alle 7.00 ed alle otto siamo a colazione. Alle 8.45 siamo al diving per indossare la muta e scendere in banchina. Saliti in barca, montata l’attrezzatura e verificato il tutto, ci diamo l’ok e lasciamo il porto. Destinazione punta secca di Capraia, sito di immersione “Le ancore”. Io e Caterina scendiamo insieme, l’acqua è limpida come il giorno prima, all’andata abbiamo un po’ di corrente contraria, ma non ci crea grossi problemi. Numerose sono le specie di pesci che incontriamo: castagnole, dentici e scorfani. Tenendo la parete alla nostra sinistra scendiamo sino a quando incontriamo una piccola insenatura nella parete, dove al suo ingresso sulle rocce che ne costituiscono la volta, spesso si possono avvistare aragoste (non oggi).

Girando a destra, sotto di noi avvistiamo cinque grosse ancore, due delle quali incrociate tra loro. Procediamo nell’immersione aumentando la profondità sino a quando, attorno ai 40 metri, davanti a noi vediamo chiaramente una conformazione rocciosa, staccata dalla parete, a forma di panettone. Ci giriamo attorno, osservando bene ogni suo buco e poi ritorniamo verso la parete. Attraversiamo alcune spaccature, che appaiono come grotte, ma sono più simili a tunnel visto che hanno un ingresso ed una uscita. I loro soffitti sono ricoperti di margherite di mare, e in prossimità di una di queste scorgo un bellissimo quanto piccolo nudibranco.

Siamo sulla via del ritorno, seguiamo la parete tenendola alla nostra destra mentre la corrente, abbastanza forte, ci trasporta nella direzione voluta. Risparmiamo le forze sino a quando giungiamo nei pressi dell’ancora della barca. Qui sotto, tra le spaccature, si possono incontrare diversi polpi ed anche questa volta ne scorgiamo un paio. Riesco anche a fotografarli, sia fuori tana che dentro. Sono molto schivi e quando si sentono minacciati scappano lasciando dietro di sé una nuvola nera.

E’ più di un’ora che siamo sotto, i nostri compagni sono già usciti, quindi anche noi risaliamo lungo la cima e torniamo in barca. Ci riposiamo un po’, seduti al sole sul terrazzo del ristorante Marechiaro, il panorama è fantastico: davanti a noi c’è l’isola di San Nicola, con la lunga scalinata che porta al paese circondato dalle mura di fortificazione; in alto, in posizione dominante, l’antica abbazia benedettina; sulla sinistra si scorge invece l’isola di Capraia  (o Capperaia) totalmente disabitata; sempre sulla sinistra, più vicino a noi, l’isolotto del Cretaccio, poco più di uno scoglio.

Alle 15.00 ci prepariamo per tornare in mare, questa volta ci immergiamo a “Cala Caffè”. C’è un po’ di corrente e la barca beccheggia, acceleriamo nella preparazione e ci tuffiamo. Si scende lungo un ghiaione che, mano a mano che si approfonda, aumenta la sua inclinazione sino a diventare una parete verticale ricca di insenature, anfratti e grotticine. Teniamo la parete alla nostra destra, e scendiamo sino ad una profondità massima di 28 metri. Ci viene offerta la possibilità di ammirare numerose flabelline, una gigante Musdea, una prateria di vacchette di mare, un grosso polpo che gioca a nascondino con noi.

Giungiamo ad una grotta molto ampia, ci avventuriamo all’interno e la percorriamo tutta sino in fondo. Il soffitto è ricoperto di margherite di mare e di spugne di ogni tipo. Tornando indietro, un branco di boghe nuota in modo sincrono attorno a noi. Bellissima l’immagine che abbiamo davanti ai nostri occhi: l’uscita della grotta è un quadro blu intenso limitato da un arco nero di roccia frastagliata. All’uscita, tenendo la parete a sinistra ritorniamo verso la barca. C’è un po’ di corrente contraria ma non ci crea grossi problemi. E’ ora di risalire e di tornare in porto.

2 SETTEMBRE 
Sveglia alle 7.00, ore 8.00 colazione, ore 9.00 seduti sulla panchina in un bellissimo punto panoramico nei pressi del ristorante “Il Pirata” della famiglia Santoro. Il mare è calmo; si può ammirare il luccichio del sole che si riflette sulle onde appena accennate. Ci rilassiamo in attesa della nostra giornata subacquea che andrà ad iniziare da qui a poco.

Ammiriamo le barche a vela, giunte sull’isola, mentre gettano l’ancora davanti alla piccola e unica spiaggia di sabbia dell’isola. Un’altra delle mete preferite dai diportisti è Cala Matano, resa famosa dal cantautore Lucio Dalla con il disco ad essa dedicato “Luna Matana”. Su questa baia vi è la villa del cantante, in posizione strategica, rivolta verso est. Tutte le mattine da quella posizione è possibile scorgere l’alba, il sole sorge da dietro l’isola di San Nicola e illumina di rosso l’antico monastero.

Sono quasi le 11.00 ed è giunta l’ora di cambiarsi e di salire in barca. Siamo un bel gruppetto quest’oggi, conto ben undici persone. Destinazione “Scoglio delle Cernie”. Il mare in superficie è tranquillo, ma una certa corrente ci attende sul fondo. Dopo i soliti preparativi di rito, iniziamo la discesa. Un’immersione piuttosto semplice ma non priva di belle sorprese quali un polpo gigante, una grossa murena affacciata al balcone, le mie amiche flabelline ed alcuni dentici che ci seguono da lontano.

Anche quest’oggi ci inoltriamo in alcune grotticine, molto diffuse su queste coste. Il paesaggio è suggestivo soprattutto quando ci si rivolge all’indietro e si osserva l’uscita. La luce blu penetra all’interno attraverso la bocca della grotta, descrivendo un paesaggio unico, poetico; difficile descrivere l’emozione che provo. Circa un’ora è passata dalla nostra discesa ed è giunta il momento di risalire anche se ci costa sempre tanto riemergere, solo il caldo del sole ci conforta. Oggi ho deciso di passare la giornata in mare. Torniamo al porto, giusto per cambiare la bombola, e ripartiamo per una seconda immersione.

Questa volta la destinazione è a punta secca di Capraia, nel sito delle cernie, un’immersione fatta due giorni prima ma sempre bella, rifarla più volte non annoia di certo. C’è molta corrente che porta verso Pianosa ed i primi due subacquei che si tuffano in mare, senza seguire le indicazioni di Luca il barcaiolo, se la vedono brutta perché vengono presi dalla corrente e trasportati verso l’isola protetta integralmente. Ritardiamo la discesa per andarli a recuperare. Tornati in posizione e ri ancorata la barca, iniziamo a scendere. Caterina, data la corrente rinuncia ed il mio compagno di oggi è un ragazzo neofita.

Lascio perciò in superficie la macchina fotografica per concentrarmi sul di lui. L’immersione è resa un po’ più difficile dalla forte corrente, ma l’esperienza, la tecnica e l’acquaticità che posseggo mi hanno permesso di condurre un’immersione tranquilla e senza intoppi. Il mio compagno, dopo alcuni consigli e correzioni, si è comportato più che bene vista la sua breve esperienza subacquea. Ritornati all’ancora, aggrappandosi un po’ alle sporgenze offerte dal fondale roccioso per contrastare la forza invisibile che ci si oppone, risaliamo in barca e, raccontandoci l’un l’altro le emozioni provate, rientriamo  felici in porto.

Non è finita, cambio di nuovo la bombola e assieme a Caterina torno di nuovo in acqua per una terza immersione. Destinazione “Secca delle Vedove”. Un’immersione facile e tra le più belle delle Tremiti che offre sia percorsi in parete, sia in canyon, sia in grotta: a Caterina piace molto. Ricchissima di anfratti, la quantità di pesce di passo e di tana che si può vedere in questa immersione forse non ha eguali su questo arcipelago: dentici di grandi dimensioni, saraghi, spigole, ricciole, castagnole, murene, polpi e nudibranchi.

Il percorso è semplice: vi sono alcuni pinnacoli a forma di panettone attorno ai quali si gira, poi attraverso un’ampia spaccatura si entra in un canyon che da lì a poco si trasforma in grotta con numerose aperture attraverso le quali filtra la luce del sole. All’interno della grotta più ampia, uno bellissimo spirografo ci si mostra in tutto il suo splendore, incurante della nostra presenza. Subito sotto di me, verso l’uscita, una bellissima vacchetta di mare (discodoris atromaculata) che non posso fare a meno di fotografare.

A causa delle tre immersioni consecutive il mio computer comincia ad avvisarmi che sto uscendo dalla curva di sicurezza. I minuti iniziano a salire velocemente e quando me ne indica dodici, inizio a portarmi attorno ai sei sette metri per recuperare un po’. Il gruppo inizia la risalita ed io saluto tutti e rimango a gironzolare a cinque metri in compagnia di Caterina. Dopo circa 6 minuti lei mi comunica che ha un po’ freddo e io le dico che può pure risalire, continuerò la decompressione da solo.

Attendo che il mio computer mi indichi il 99 che significa che posso risalire, ma per sicurezza, come da manuale, mi fermo alla quota di tre metri per circa altri quattro minuti e poi riaffioro. Salito in barca lasciamo gli ormeggi e ci dirigiamo in porto. Anche questa giornata all’insegna delle profondità marine è conclusa. L’appetito è tanto e, dopo una bella doccia e la messa domenicale, ci aspetta una buona ed abbondante cena.

3 SETTEMBRE
Anche oggi la splendida giornata di sole l’abbiamo trascorsa prevalentemente sott’acqua! Con l’immersione alla Cala delle Vedove (Capraia) , caratteristica per la grotta ad L nella quale ci si è trovati immersi in nuvole rosse di microscopici gamberetti, e quella allo Scoglio Segato (S.Nicola), dove abbiamo avuto incontri ravvicinati con aragoste, gronchi, polpi, branchi di salpe e saraghi e le immancabili castagnole, abbiamo dato il nostro ultimo saluto alle profondità delle isole Tremiti.

Alla sera abbiamo deciso di cenare in un nuovo locale aperto di recente da un tremitese DOC ex socio di Toni del Tremiti Diving, nonché nostri amici. Questo ristorante si trova nel cortile di casa del proprietario. Di fronte all’ingresso vi sono dei gazebo con alcuni tavoli, per un totale di circa 20 coperti. Il menu è a base di pesce freschissimo pescato dal titolare e da alcuni pescatori delle isole.

Per iniziare viene servito un antipasto di pizzette fritte con sugo d’aragosta e carpaccio di palamito (famiglia dei tonni) con veri capperi tremitesi; a seguire, servita in fumanti ciotole di terracotta, una parmigiana ai frutti di mare rigorosamente di giornata. Dopo una breve attesa viene servito il primo: una grossa porzione di pasta con sugo d’aragosta guarnita con l’intero carapace dell’animale, ricco di polpe. Come secondo, spigola al forno in un letto di patate e pomodorini, quindi calamari ripieni al forno; il tutto abbondantemente annaffiato con un ottimo vinello bianco pugliese.

Viste le abbondanti porzioni la nostra cena si è conclusa  con dolce al limone e un bicchierino di liquore di casa a base di finocchietto. Il costo complessivo della cena non supera i 35 euro a persona. Se capitate da queste parti chiedete pure di Centopiedi. Tornati in camera, alquanto brilli, ci siamo subito addormentati.

4 SETTEMBRE
Con il traghetto delle 9.45 lasciamo le Isole Tremiti. Il mare è liscio come l’olio pugliese e dopo pochi minuti di navigazione abbiamo avuto il grande onore di poter ammirare alcuni delfini che nuotavano indisturbati nelle acque trasparenti di queste zone. Verso le 11, sbarcati al porto di Termoli, abbiamo ripreso la nostra auto e ci siamo diretti verso Alberobello, località famosa a livello mondiale per la particolarità delle sue abitazioni che prendono il nome di trulli e  costruiti con pietre poggiate una sull’altra a secco.

Dopo una breve ricerca abbiamo trovato un piccolo ma dignitoso hotel (Hotel Airone) dove ci siamo riposati (notte e colazione 55 € a camera matrimoniale). Alle 17.00 a piedi ci siamo inoltrati nelle piccole e caratteristiche vie del paese. Abbiamo visitato la chiesa dei Santi Cosimo e Damiano, Piazza del Popolo (1922), la zona monumentale, la chiesa-trullo di S.Antonio, piazza XXVII maggio, i giardini Belvedere, la casa d’ Amore (sede dell’Ufficio Turismo) ed il Trullo Sovrano.

Giunte le 19.00 ci siamo fermati in un bar di Piazza del Popolo, nei pressi del monumento ai caduti, dove abbiamo consumato un aperitivo leggermente alcolico. Dopo circa una mezz’ora siamo tornati nella zona monumentale per cenare in un ristorante tipico ricavato in un trullo. Scelto un tavolo nel terrazzo panoramico, abbiamo ordinato un antipasto di carpaccio di pesce spada e due primi tipicamente pugliesi: orecchiette alle cime di rapa ed orecchiette al trullo. Finito di cenare siamo tornati in albergo per il meritato riposo.

Da qui siamo scesi verso il sud Salento ma questa è tutta un’altra storia che presto vi racconterò.

(il racconto si riferisce ad un viaggio avvenuto nel 2006)

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