Era il 1994 – Marco Pantani, la mia prima volta

Era fine maggio del 1994 quando io e Caterina volavamo a nozze. Ci sposammo il 28 e il 29 partimmo per Creta dall’aeroporto Valerio Catullo di Verona.

Al nostro ritorno, una settimana dopo, ci venne a prendere un suo zio che abita a Villafranca; era in estasi per l’impresa del giorno prima di un semisconosciuto gregario di Chiappucci.

Ci parlava di Pantani, Marco Pantani che aveva battuto tutti il giorno prima ed era ancora all’attacco. Il suo entusiasmo mi contagiò così tanto che gli chiesi di accelerare per raggiungere casa per vedere l’arrivo di tappa. Lo zio correva già prima ancora che aprissi bocca.

Era il 5 giugno, si correva la Merano – Aprica e in maglia rosa vi era Evgenij Berzin (indossò la maglia nella 4° tappa, Montesilvano – Campitello Matese e la portò sino a Milano).

Il giorno prima, il 4 giugno, dal nulla spuntò fuori dal gruppo un gregario con la gloriosa divisa del team Carrera. Fece il primo dei numerosi scatti che né segnarono la splendida carriera.

Entrammo in casa pochi istanti prima del suo scatto sul Mortirolo, rimasi paralizzato al vedere quella scena. Il giorno prima aveva conquistato il traguardo di Merano nello stesso modo e Giorgio, lo zio acquisito da sempre sportivo accanito, era su di giri come non lo era mai stato.

Per me fu amore a prima vista, avevo 25 anni (seguo il ciclismo da sempre) e non avevo mai gustato una cosa simile.

Staccò tutti, sia la maglia rosa che tentò di seguirlo facendosi del male, sia Miguel Indurain. Saliva come nessuno aveva mai fatto, macinava metri su metri su pendenze assurde. Aveva pochi capelli, magro come i veri scalatori e le orecchie ben in evidenza.

Che impresa, che entusiasmo – dopo il traguardo salimmo in macchina per andare a casa nostra e l’emozione per ciò che avevo visto superò la gioia del viaggio di nozze appena concluso e della vita coniugale alle battute iniziali.

Marco Pantani concluse al 2° posto quel Giro d’Italia, davanti al colosso Indurain e appena alle spalle del russo Eugenio Berzin.

La mia carriera ciclistica agonistica era terminata così come le speranze di diventare professionista ma l’amore per questo sport è ancora più vivo che mai.

Ho corso 2 anni come esordiente, 2 come allievo, 2 come Juniores e solo debuttato come dilettante – problemi di salute mi hanno fatto subito capire che il mio sogno da proff non si sarebbe mai realizzato.

Marco, con le sue imprese in gara e con il ripartire dopo i tanti infortuni, mi ha dato la forza di rialzarmi in molte occasioni.

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