Gino e Fausto

Sotto l’albero di Natale ho trovato un nuovo libro dal titolo “Gino e Fausto – una storia italiana” scritto da Franco Quercioli – ediciclo editore.

Me l’ha regalato una persona che mi conosce da quando ho visto per la prima volta la luce, mio fratello maggiore.

Appena terminata la lettura di “In fuga” di Davide De Zan, mi sono tuffato a capofitto in questa opera scritta da un insegnante elementare nato a Firenze nel 1940, Franco Quercioli.

L’autore, tra le altre cose, ha collaborato con “L’Unità”, con il “Corriere di Firenze” e “Controradio”.

Grande appassionato di storia del ciclismo, organizzatore di mostre su Gino Bartali e Alfredo Martini, si è cimentato nella stesura di questo “romanzo” – la prima edizione risale a maggio 2014.

Un capitolo dopo l’altro si alternano i racconti di episodi fondamentali delle vite dei due campioni “globali”, Gino e Fausto.

Si inizia con il campione toscano raccontando le sue origini, la famiglia ed episodi di gioventù.

Nel capitolo successivo si fa identica cosa per il Fausto di Castellania.

Come in un passo a due vi sono momenti in cui i protagonisti ballano singolarmente ed altri a diretto contatto, anche in questo romanzo l’autore li fa incontrare nei capitoli in cui narra le grandi imprese sportive.

Si racconta di Gino e delle estati sull’Ema, della sua umile famiglia, di quando va garzone dal Casamonti sino alle sue prime avventure su una bici.

E poi si narra di Fausto, degli inverni nebbiosi, della caccia ai passerotti e di quando va garzone a Novi dal Merlano, macellaio e salumiere.

Il racconto va danzando da Gino a Fausto, da Fausto a Gino che nel frattempo crescono e si affermano nel mondo del ciclismo professionistico.

Gino è già un campione a livello mondiale quando Fausto fa il suo primo esordio tra i big.

L’autore ci racconta di quando Cavanna chiama Fausto alla sua “corte”, e della sua prima gara vinta.

Ci racconta di Gino che conquista il suo primo Giro d’Italia, di Gino al Tour e di quando viene fermato e fatto ritirare dal governo fascista.

Ci narra il Fausto in maglia rosa che sulle Alpi vuole mollare e di quando Gino lo incita per farlo proseguire.

Nella narrazione di questi momenti storici, Franco Quercioli usa molte espressioni dialettali sia toscane, sia piemontesi (Fausto è nato a Castellania in provincia di Alessandria mentre Gino a Ponte a Ema, Firenze), che ci aiutano ad entrare ancor più nell’epoca e nel contesto socio culturale di quei giorni.

La narrazione è sciolta, appassionante, ricca di storia e di sport.

Forse mai come in quegli anni lo sport ha subito influenze dal mondo della politica.

Non è certo il primo libro che leggo sui due campionissimi ma ogni volta trovo irritante e insopportabile che un governo possa decidere quando un atleta debba correre o non correre.

In modi diversi, certo, ma entrambe le carriere di questi personaggi, unici nella storia del ciclismo, sono state condizionate dai politicanti della loro epoca.

Fu Gino ad avere la peggio anche solo per l’età anagrafica (Fausto, 15 settembre 1919 – Gino 18 luglio 1914).

Nel periodo di maggior splendore e di maturità psico fisica, la seconda guerra mondiale gli impedì di correre per quasi 5 anni.

Fausto, più giovane, seppur provato dalla guerra combattuta in terra d’Africa, ebbe tutto il tempo di rifarsi sino al tragico evento – 2 gennaio 1960 – in cui morì per una febbre malarica non diagnosticata.

L’autore ci racconta come sia Gino che Fausto hanno trascorso gli anni della guerra: Gino in Italia a trasportare documenti falsi per salvare ebrei e rifugiati; Fausto in Algeria a combattere e da prigioniero degli Inglesi.

Quercioli ci riporta anche alcune lettere che Fausto scriveva al fratello Serse, alcune delle quali mai arrivate al destinatario poiché stoppate dalla censura fascista.

Ci racconta del piccolo Bartali nato morto, partorito in casa dalla moglie senza alcuna assistenza medica e di quando, Gino trasportò al cimitero di Ponte a Ema la piccola cassa con il corpicino e la depose accanto alla tomba del fratello.

Sia Bartali che Coppi persero un fratello. Sia Giulio che Serse (fu professionista e gregario di Fausto) erano ciclisti molto promettenti e morirono entrambi per incidenti di gara.

Le storie si alternano sino a quando le due vite diventano sempre più connesse grazie alle gare affrontate insieme. Gli ultimi capitoli parlano di entrambi in un tutt’uno di emozioni, gare, vittorie e sconfitte, fiori e cadute.

Il libro è ben strutturato, facile da leggere. E’ certamente una buon testo, necessario in una buona biblioteca di ciclismo e di sport in generale.

Gino Bartali e Fausto Coppi

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