Il mio monte ventoso

Mont Ventoux (Francia)

Attraversata la frontiera Italia-Francia si giunge in Costa Azzurra.

La si attraversa tutta, pagando profumatamente i tratti di autostrada a pedaggio fisso, e si prosegue in direzione Marsiglia. Dopo circa 300 km dal confine si giunge ad Avignone, la famosa città della Provenza sede del Palazzo dei Papi.

Dormiamo qui presso l’hotel Bristol sito su una delle vie principali della città murata proprio all’interno del centro storico e ci prepariamo per affrontare, l’indomani, il mitico Mont Ventoux.

Partecipiamo alla santa messa in francese in una piccola Chiesa in centro e poi cerchiamo dove mangiare: anima e corpo sono a posto.

Alzati facciamo colazione ma, guardando fuori della finestra, ci accorgiamo che la giornata pur bellissima ci riserva una sorpresa non molto gradita ai ciclisti: vento fortissimo.

Gli alberi si piegano, le foglie volano, la polvere si alza dal terreno. Cerchiamo in internet le previsioni del tempo che ci confermano quanto vediamo: vento a 45 km/h con raffiche sino ad 85 km/h.

Usciti ci accorgiamo anche del tremendo calo di temperatura. La sera prima alle 21 c’erano ancora 18 gradi mentre ora, alle 10 del mattino se ne contano 10 di gradi.

Carichiamo il necessario, nonostante qualche perplessità, ci avviamo verso la meta di giornata.

Avignone dista circa 55 chilometri dalla cima del Mont Ventoux e a 33 km da Bedois dove ha inizio salita vera e propria.

Si attraversa parte della Provenza, tutta la strada è circondata da vigneti bassi e con foglie verdi. L’aria tersa e il paesaggio naturale allietano lo sguardo e il cuore.

Si lascia Avignone e si prosegue sino a superare Carpentras seguendo le numerose indicazioni per Mont Ventoux, difficile sbagliare strada anche perché il colosso è proprio davanti a noi e a mano a mano che ci si avvicina si distingue sempre più la sua cima e il suo magnifico profilo.

Giungiamo al paese alla base della salita e il vento imprime tutta la sua energia su ogni ostacolo che incontra.

L’auto sembra oscillare, gli alberi si piegano e sulla strada volano foglie e quant’altro e mi sento un po’ titubante. La temperatura è scesa a soli 6 gradi e siamo all’inizio della salita.

Devo almeno tentare, devo almeno provarci pertanto mi cambio nel retro dell’auto, scendo la bici e mi avvio verso la cima.

Le pietre miliari mi indicano la strada: i km che mi separano dalla cima e la pendenza che si attesta tra il 9 e il 10 %.

I primi km sono immersi nel bosco rigoglioso di primavera, gli alberi sono miei alleati, frenando la forza del vento mi rendono un po’ più facile avanzare.

Non ci sono tornanti per tre quarti dell’ascesa e pochissimi anche in prossimità della cima.

Si sale progressivamente con curve più o meno accentuate su un fondo stradale ottimale. A circa 7 km dalla cima il bosco lascia spazio ad una pietraia, ad un paesaggio lunare.

Non più una foglia, un albero, una qualche forma di vita vegetale o animale eccezione fatta per i visitatori; solo pietre, vento e freddo, infatti il termometro segna 1 grado.

Siamo nel tratto più affascinate e unico della montagna

Eolo soffia talmente forte da non lasciarmi pedalare sereno, la paura di cadere aumenta ad ogni secondo, inizio ad ad andare in qua e in la sospinto dal vento, nel tentativo di rimettermi nella giusta direzione rischio di saggiare l’asfalto ad ogni metro.

Ho sempre più freddo, siamo a -2 gradi, ma nulla sarebbero in assenza di questa forza invisibile che mi contrasta.

Scorgo altri due ciclisti procedere a piedi e battendo i denti, altri due fermi presso il monumento dedicato al ciclista morto durante il tour de france, Tom Simpson – 1937, che si chiedono: che facciamo?

Poco dopo deciso di mollare, scendo dalla bici e salgo in auto.

Raggiungiamo insieme la cima percorrendo gli ultimi quattro km al riparo.

Appena su, il tempo di scattare due foto e ripartiamo, il vento rende impossibile fare qualunque altra cosa.

Ci riproveremo certamente ma è stato bello tentare, è stato bello vedere quel monte ventoso, è stato bello esserci.

Il FATTO

Quello stesso anno, qualche mese più tardi, i corridori del Tour de France taglieranno il traguardo di tappa poco prima di dove mi sono fermato io e sempre a causa del vento.

L’organizzazione, viste le condizioni meteo proibitive, non ritenne opportuno terminare la gara in cima come previsto e anticipò l’arrivo a circa sei chilometri dalla vetta.

Era la dodicesima tappa, quella in cui la maglia gialla Froome cadde e ruppe la bici. L’ammiraglia non arrivava e lui si avviò a piedi verso il traguardo.

Vi furono polemiche a tonnellate anche per i distacchi azzerati che andarono a beneficio di Chris.

Il Video della tappa

La due ruote utilizzata

Ho utilizzato una Wilier Triestina modello Zero7. La bici è dotata di gruppo SHIMANO , cerchi Mavic, coperture Vittoria e sella Astute.

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