Rovigo – L’Aquila 2015

Nel 2015 ho voluto collegare ancora una volta due città unite dalla tragedia del terremoto dell’Aquila.

Due località che si sono battute molte volte sui campi da rugby, e da sempre amiche.

All’indomani della scossa delle 3.32 del 6 aprile 2009, i volontari della provincia di Rovigo misero in piedi e gestirono un campo di accoglienza presso Roio Piano, a pochissimi chilometri dal centro della città.

Quel viaggio l’avevo pianificato da tempo e, nonostante il meteo non dei migliori, decisi di partire per percorrere in bici in tre giorni i circa 450 km che separano il capoluogo del Polesine da L’Aquila.

Quella mattina era tutto pronto, mi alzai all’ora prefissata e mi accomodai per fare colazione.

Il viaggio, prima tappa

Fuori il cielo era grigio, le nuvole abbondavano e minacciavano pioggia.

Mentre mangiavo saliva l’ansia e la tentazione di abbandonare l’idea.

L’ammiraglia era pronta e il mio staff ancor di più, allora mi vestii e partii.

Mi spostai piano in piazza XX settembre a Rovigo da dove diedi il via ufficiale alla mia piccola impresa.

Lasciai la città veneta per attraversare il Po in località Polesella per poi proseguire verso Ferrara.

Il temporale era dietro di me, da Nord si spingeva verso Sud quasi ad inseguirmi.

Dovetti cambiare il percorso stabilito per evitare la pioggia battente.

Spingevo sui pedali e con lo sguardo osservavo il cielo e così decisi di voltare verso Sud Est sino a raggiungere Comacchio e l’omonima valle.

Li aveva piovuto tanto, le strade erano allagate ma dal cielo l’acqua cadeva oramai lentamente e qualche raggio di sole spuntava tra le grigie nubi.

Prosegui sino ad arrivare a Sant’Alberto dove utilizzai il piccolo traghetto per attraversare il fiume.

In quel frangente mi raggiunse l’ammiraglia con il mio staff e poco dopo mi fermai a cambiarmi.

Ero bagnato fradicio, le scarpe erano come due acquari.

Una volta indossati abiti puliti ed asciutti risalii in bici in direzione Ravenna, Cervia e Cesenatico dove facemmo tappa, come pianificato, per riposare qualche minuto e soprattutto mangiare.

La destinazione di giornata non era molto distante, ma neanche vicinissima, dovevamo raggiungere Senigallia dove avevamo prenotato una camera in albergo.

Era tornato il sereno già da diversi chilometri, il cielo era limpido e il sole vivo mentre pedalavo lungo la costa adriatica.

Attraversai tutta la riviera romagnola sino a Cattolica e Gabicce per poi scollinare e raggiungere Pesaro e proseguire sino a Fano.

Sempre costeggiando il mare raggiungemmo Senigallia e l’hotel Nuovo Diana, erano le 19.00 circa.

Il viaggio, seconda tappa

L’indomani ci alzammo non troppo presto.

Dopo abbondante colazione e qualche minuto a respirare il mare ed a scrutare l’orizzonte dal terrazzo panoramico, mi preparai per affrontare la seconda tappa che doveva concludersi a Giulianova.

Lasciai l’albergo attorno alle 10.30 e mi avviai in direzione Sud, verso Ancona.

Il mare in questa stagione è fantastico.

Raggiunsi Ancona e l’atteaversai sino a Sirolo, sul monte Conero, per poi scendere al mare a Numana.

Posti prettamente turistici e super affollati in estate ma che in primavera mostrano tutta la loro stupenda bellezza.

Prosegui la mia marcia con il mare a sinistra e le colline a destra.

Là in alto vidi Loreto con il suo santuario che molte volte ho visitato.

Raggiunsi prima Porto Recanati, poi Porto Potenza Picena e subito dopo Civitanova Marche.

Qui avvenne il primo rendez vou con la mia ammiraglia. Vi fu un breve confronto e la ripartenza.

Raggiunsi Giulianova nel primo pomeriggio e, dopo aver sistemato i bagagli in hotel e messo al sicuro la bici, andammo a passeggiare e a cenare.

Il viaggio, terza e ultima tappa

Il giorno seguente partii per l’ultima tappa, con arrivo all’Aquila superando il passo delle Capannelle.

Fu tappa di salita, lievi pendenze ma per tanti chilometri.

Dopo aver lasciato Giulianova, con il mare alle spalle mi diressi verso Teramo.

Attraversai tutta la città e proseguii sino a Montorio al Vomano, in costante salita.

Raggiunsi e superai la svolta per il lago di Campotosto e feci sosta proprio sotto il cartello indicante Passo Capannelle.

In questa tappa l’ammiraglia mi seguì o precedette a breve distanza anche per scattarmi qualche foto.

L’opera era quasi compiuta, circa 14 km di discesa mi separavano dalla meta.

Indossai l’antivento e ripartii.

In meno di mezz’ora ero in piazza all’Aquila.

Poco dopo fui ospitato, per ristorarmi e lavarmi, da un amico ex rugbista e ciclista di Roio Piano.

Mi propose di fare un giro insieme la mattina successiva e, seppure stanchetto, accettai con gioia.

Considerazioni

E’ stato bello raggiungere gli amici di quella città tanto provata che cerca ogni giorno  la normalità.

Il centro storico ancora oggi è segnato dalla distruzione di quelle ore, edifici danneggiati o rasi al suolo e assenza quasi totale di attività commerciali saltano subito all’occhio.

Come sono altrettanto evidenti le tante persone che passeggiano e i giovani che vitalizzano le piazze e camminano lungo il corso principale, tra le impalcature e gli edifici abbandonati, come se fossero tutti aperti.

In quei giorni di inizio maggio del 2015 la città si stava preparando ad un grande evento, l’adunata nazionale degli alpini che si tenne il 14,15,16 maggio.

All’arrivo sono stato accolto da alcuni amici che ho conosciuto all’epoca dei fatti e incontrato altri che avevano conosciuto i vari volontari che si sono avvicendati nei tanti mesi di attività.

A 10 anni di distanza da quel catastrofico evento, racconto questo viaggio del 2015 per salutare tutti gli Aquilani e, in particolar modo, quelli che ho conosciuto di persona.

Dal 2009 ho imparato a conoscere i luoghi e le persone di quello che si è rivelato per me uno splendido territorio, tra i miei preferiti.

Da allora amo questa terra, i suoi borghi, le sue montagne e gli arrosticini.

Aquilani vi abbracciamo forte.

La città, la rinascita

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