Dischi o tradizionali?

Sono ancora molti i team ad utilizzare i freni tradizionali (rim brake), sia nel ciclismo professionistico maschile sia in quello femminile.

Il sistema a dischi, oramai irrinunciabile nel mondo Mtb e Gravel, sembra non dare tanti vantaggi al punto da soppiantare il sistema a pattini.

In effetti, secondo noi, non è solo una questione di peso o di complessità maggiore per assistenza e cambio ruota, vi è anche altro.

Per lo smontaggio e montaggio le case produttrici hanno introdotto il perno passante svitabile con chiave manuale o, come fanno in corsa, con svitatore/avvitatore elettrico.

Le prime volte ci sembrava di assistere al cambio ruote di una Formula 1 e non di una bicicletta.

Quanto complesso è il sistema?

A fronte di due pattini in gomma speciale, due morsetti e un cavo d’acciaio del freno abituale, ci troviamo a dover manutenzionare un sistema ben più complesso e articolato.

Leve (pompanti), condotti per l’olio, pistoncini, pastiglie, rotori (comunemente chiamati dischi), vanno a comporre il sistema frenante a dischi.

Anche l’aspetto economico non va tralasciato, non lo fanno nemmeno i team pro. E, certamente, quelli a disco sono più onerosi e necessitano di manutenzione frequente.

Anche le ruote vanno costruite appositamente per l’uso con dischi, e non solo per l’apposizione di questi ultimi, ma per il fatto che il momento torcente che si applica sul mozzo è molto alto.

Discorso simile va fatto pure per i telai, che inevitabilmente, devono essere costruiti con specifici accorgimenti.

La ricerca del peso minore ha avuto una frenata, visto che i telai per freni a disco, hanno necessità tali da farli pesare di più di un rim brake.

Certo è che se si interpella casa Shimano, che sta spingendo molto sul sistema frenante a dischi, questa sembra essere la sola strada percorribile da oggi in avanti.

Anche gli sponsorizzati Shimano sostengono questo, come potrebbero fare diversamente? Hanno un contratto da rispettare.

Anche SRAM e Campagnolo hanno realizzato e stanno distribuendo i loro sistemi a dischi.

Tanti atleti di fama mondiale, però, preferiscono correre ancora con il freno classico, ed ecco che la nuovissima squadra francese Total Direct Energie, alla vigilia di una gara come la Parigi-Rubaix sfoggia bici Wilier Triestina senza dischi.

Anche il nostro campione di casa Vincenzo Nibali, e tutta la Bahrein Merida, opta per i freni rim brake.

La TREK, sia per le donne che per gli uomini, utilizza bici con freni a disco, mentre la UAE freni tradizionali.

La mia prova

Per la mia breve esperienza personale sull’uso di freni a disco su bici da strada, devo dire che l’usura delle pastiglie è abbastanza rapida se si percorrono molte discese impegnative e veloci.

Sul bagnato sembrano frenare in maniera precisa ma quando l’acqua è tanta le cose cambiano.

Ho avuto un problema sulla leva del freno posteriore.

Stringendola lentamente arrivava sino a fine corsa tanto che la leva del cambio, posta dietro quella del freno, andava ad incastrarsi sulla curva del manubrio.

In tale circostanza, non solo non si riesce a cambiare ma nemmeno a frenare.

Non è servito spurgare il condotto dell’olio, né la sostituzione delle pastiglie usurate ma non esaurite.

Ho dovuto procedere con lo smontaggio completo del sistema e la successiva spedizione alla casa madre.

Conclusioni

Il freno a disco, secondo me, da delle garanzie sulla qualità della frenata in particolari circostanze quali strade bagnate, polverose e dissestate.

La frenata è precisa e pronta anche in discesa su strade asciutte ma, in questo caso, il divario tra i due sistemi è minore.

Osservando le discese di Vincenzo Nibali si potrebbe dire che i dischi non servono per vincere ma lui è unico.

In contrapposizione abbiamo un costo iniziale maggiore, più pezzi usurabili e quindi da sostituire (altri costi), telai più pesanti e ruote apposite.

Case produttrici che spingono in quella direzione, ma loro devono fare cassa e lo capiamo.

Personalmente rimango in ascolto con la mia Wilier Triestina Zero7 con freni classici e voi?

Condividi