Triora e le streghe

La Liguria affascina in riva al mare e nell’entroterra.

Sono molti, infatti, i paesaggi naturali e i borghi da visitare, sia lungo la via Aurelia che inerpicandosi sui vicini monti.

Uno di questi è proprio Triora, piccolo Comune della provincia di Imperia con poco più di 350 abitanti.

Collocato a 780 metri sul livello del mare, gode di un clima montano mai troppo freddo.

Probabilmente di epoca romana, nel XII secolo divenne possedimento del Conte di Badalucco.

Nel 1267 diventa nuovo feudo della repubblica genovese e gli venne concessa anche la “libera pena capitale”.

Nel 1625 l’esercito piemontese tentò di conquistare Triora ma non vi riuscì.

Entrò a far parte del regno di Sardegna nel 1814 e poi del Regno d’Italia.

Furono i tedeschi, durante la seconda guerra mondiale, a saccheggiare il Comune e a incendiario.

Stregoneria

Tra il 1587 e il 1589 ebbero luogo numerosi processi di stregoneria.

Alcune donne locali vennero accusate delle sventure del paese, anche di cannibalismo verso bambini in fasce.

Presso l’Archivio di Stato di Genova sono conservati gli atti processuali.

A quell’epoca bastava poco per essere definita strega, solo pensare e agire diversamente dalla maggioranza poteva costare la vita.

Il nome

Triora deriva da Tria-Ora (tre bocche) ovvero, i tre principali prodotti del luogo: grano, vite, castagno.

Come raggiungere Triora

Si lascia l’Aurelia ad Arma di Taggia e si svolta a destra (provenendo da Imperia) verso Taggia.

Si segue il corso del fiume Argentina e si attraversa parte dell’omonima valle.

Si percorre Via Argentina, prima strada larga poi, a mano a mano che si risale la valle, sempre più stretta.

Sono circa trenta i chilometri da percorrere di cui buona parte in salita.

Raggiunta Taggia, sulla destra è possibile ammirare un antico e bellissimo ponte in pietra.

La strada si inerpica in una valle verde, poco edificata costeggiando sempre il fiume a carattere torrentizio.

Il canto dell’acqua che scorre verso valle, e di quella che cade dalle pareti disegnando piccole cascate, ci accompagna lungo il viaggio.

Sulla destra incontriamo il ristorante Ca’ Mea, molto rinomato, la cui specialità sono i piatti a base di funghi.

Poco dopo si raggiunge il comune di Badalucco e lo si attraversa.

Ancora due chilometri e si passa ai piedi di Montalto Ligure, che possiamo visitare con una deviazione di un chilometro.

Un cartello lo definisce Paese Romantico.

Si prosegue in mezzo al verde, quasi in totale solitudine, lungo la strada principale sino a raggiungere il piccolo borgo di Molini di Triora.

Da qui dopo pochi chilometri di ascesa si raggiunge la meta.

Ancora un viaggio su due ruote affascinante, introspettivo da ripetere più volte.

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