Lauro Bordin, il campione di Crespino imbattuto dal 1914

Mio padre Giovanni, Luigi, Artemio Malaspina era di Crespino.

Ho zii e cugini in quel piccolo comune italiano a ridosso del Po, il grande fiume

Non ne sapevo nulla. Imperdonabile!

Solo ora, grazie ai racconti di RaiSport Giro d’Italia, ho scoperto che a pochi km da casa mia e a pochi metri da casa di mio papà nacque un campione del ciclismo d’altri tempi.

Il suo nome è Lauro Bordin, nato il 7 luglio a Selva di Crespino in provincia di Rovigo (Veneto, Italia).

Una storia importante di un personaggio esaltante.

Nipote del compositore Stefano Gobatti (fratello di sua madre), allora attivo sui più grandi palcoscenici italiani, gli venne messo il nome Lauro in onore di Lauro Rossi, maestro del celebre zio al Conservatorio di Napoli.

Seguendo Gobatti, il piccolo Lauro venne presto in contatto con il mondo dello spettacolo.

Il giovane Lauro, per frequentare le scuole tecniche di Rovigo, presso il collegio Menegatti, doveva percorrere tra andata e ritorno, una ventina di chilometri.

A causa di questo involontario allenamento, si appassionò al ciclismo.

Partecipò alla sua prima gara a 17 anni: la Milano-Desio, andata e ritorno.

Bordin da professionista corse per le principali squadre dell’epoca: Legnano, Stucchi, GerbiMaino e Bianchi.

Era un buon velocista, si distinse nelle corse in linea.

Nel 1910 prese parte al suo primo Giro d’Italia.

Nell’edizione del 1911 vinse la sua prima tappa al Giro, furono tre quelle vinte in carriera.

Nel 1912, nell’unica edizione del Giro d’Italia con la vittoria assegnata alla squadra e non al singolo ciclista, si classificò terzo con la Gerbi (fu anche l’unico della sua squadra a vincere una tappa, la Firenze-Genova).

Nel 1913 vinse una tappa al Giro d’Italia, una massacrante gara di 419 km terminata nella sua Rovigo.

Nello stesso anno fu secondo ai Campionati Italiani di Ciclismo, dietro a un Costante Girardengo alla prima delle sue nove vittorie consecutive.

Nel 1914 si impose nel Giro di Lombardia.

Nel 1915 ottenne un terzo posto alla Milano-Torino.

Ottenne un secondo posto, nel 1918, e un terzo, nel 1920, alla Milano-Modena.

Nel 1924, anno in cui corse il suo ultimo Giro d’Italia, mise fine alla sua carriera agonistica.

Partecipò anche a due edizioni del Tour de France.

Smesso di correre, divenne fotoreporter (giornalista e fotografo).

Si occupò di sport (in primis di ciclismo, seguendo la carovana del Giro d’Italia e assistendo alle competizioni disputate al Velodromo Vigorelli) ma anche del suo primo amore, lo spettacolo.

Aveva aperto uno studio da fotografo a Milano, in corso Buenos Aires.

Fotografo fisso a fianco di Mike Bongiorno a Lascia o Raddoppia?, divenne un personaggio e venne anche chiamato dal concorrente Mario De Maria a partecipare attivamente al gioco quale esperto di ciclismo, acquistando di nuovo grande popolarità.

Si raccontò in un libro dal titolo “Carriera di un corridore artista – 50 anni di vita ciclistica – da pittore a corridore – da fotoreporter a….. Lascia o Raddoppia“.

Morì affetto da cecità in una casa di riposo milanese, mentre con una radiolina in mano stava ascoltando la radiocronaca della tappa di partenza del Giro d’Italia 1963.

Riposa al Cimitero Maggiore di Milano.

Il record imbattuto

Nel Giro del 1914 vi fu la tappa più lunga mai corsa: era il 28 maggio, la Lucca-Roma lungo 430,3 chilometri.

Le tappe allora erano una ogni due giorni, da Lucca si partì a mezzanotte e venti.

Le destinazioni di giornata erano: Altopascio, Empoli, Firenze, Valdarno, Arezzo, Perugia, Terni, Civita Castellana.

Il traguardo era fissato allo Stadio dei Marmi, a Roma

Lauro Boldrin in quella tappa, si rese protagonista della fuga più lunga della storia del Giro, 360 chilometri in solitaria, record tuttora imbattuto e lo rimarrà per sempre.

Partirono da Porta Elisa da una ventina di chilometri, e quando si trovò davanti il passaggio a livello chiuso Bordin scavalcò e andò dall’altra parte.

Gli altri, che provarono a fare come lui furono presi a bastonate dal casellante e dovettero fermarsi.

Bordin invece andò.

I fari dell’ammiraglia gli illuminavano la strada, il meccanico cantava per tenerlo sveglio, il suo vantaggio arrivò a trenta minuti ma una foratura e una crisi di fame in rapida successione lo fiaccarono.

Vide arrivare un gruppetto, con dentro il giovanissimo Costante Girardengo, e fu lì che si arrese. 

Dopo 360 chilometri di fuga solitaria destinati a tenerlo per sempre nella storia.

Curiosità

La vittoria di Lauro Bordin nella tappa Ascoli – Rovigo è rimasta nella storia del ciclismo epico.

Quella tappa era lunga ben 419 chilometri.

Bordin nel corso della Napoli – Bari si era preso una insolazione e, a causa di una forte emorragia, i medici avevano consigliato a Lauro Bordin di ritirarsi.

Ma come poteva scontentare i tanti amici polesani?

Il racconto

Da Ascoli il via avvenne all’una dopo mezzanotte.

Che vento e grandine ‘investirono’ i corridori verso Ancona, poi …sole e polvere a rendere asfissiante la traversata della Romagna.

Oriani, il suo capitano e primo in classifica davanti a Pavesi, cadde e …addio Giro d’Italia, pensava Bordin. 

Oriani poi si riprese e ‘la sua squadra’ dopo essere rientrata sui primi a Bologna, a 15 km dall’arrivo prese la testa e …non la mollò più.

Ha raccontato così lauro Bordin in un suo libro quel finale:

<< Malgrado l’emorragia al naso, quando imboccammo l’anello dell’Ippodromo (ndr, lo stadio di Via Tre Martiri ora dedicato a Gabrielli) .. le forze si moltiplicarono alle grida dei 30.000 spettatori che in coro mi incitavano a vincere…>>

A 400 metri dall’arrivo un urlo solo:<< Forza Lauro>> .

E Lauro raccontò poi che …gli parse di aver volato sin sul traguardo.

Aveva vinto lui.

Fu portato in trionfo, vittorioso tra i suoi polesani.

E la soprano Gargiulo gli offrì la palma della vittoria. 

Fonti

  • RaiSport
  • RaiGiro
  • Wikipedia
  • Museodelciclismo.it
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