Mortirolo da Monno

Alzati di buon ora siamo partiti un venerdì di novembre, una caldo e soleggiato venerdì autunnale.

Lasciata l’autostrada A4 a Brescia Ovest ci dirigiamo a Iseo, da lì percorreremo la SS42 che costeggia a est il lago omonimo sino ad imboccare la Val Camonica, ammirando il lago un po’ dall’alto e un po’ a livello acqua uscendo e entrando nelle numerose gallerie, raggiungiamo Edolo.

Parcheggiamo l’auto e ci cambiamo facendo attenzione alle condizioni ambientali e al percorso che affronteremo a breve.

Scesa la bici facciamo stretching, è molto importante non dimenticatelo mai, e lo è ancora di più a fine attività fisica. Affronteremo 17 chilometri di salita con pochi punti dove recuperare.

Questa è l’ascesa più facile per raggiungere il Passo della Foppa chiamato del Mortirolo, ma non per questo è da considerarsi una passeggiata perché non lo è.

Siamo in autunno e il bosco che stiamo per attraversare ci riserva emozioni uniche, frutto dei bellissimi colori e del silenzio musicale che la natura ci offre.

Facciamo un po’ di riscaldamento e iniziamo l’ascesa. Caterina mi precede in macchina e mi scatta qualche foto quando trova dove sostare e dove vede la cornice giusta e lo sfondo appropriato al suo quadro.

Sono solo un elemento in quello spazio dell’universo e sono felice di esserci visto che ogni elemento è indispensabile e unico.

Passiamo il centro di Monno, tornante dopo tornante, proseguiamo sulla SP81. Per un bel tratto la strada sale in mezzo al bosco ondulata è solo nei pressi del hotel Belvedere affrontiamo altri tornanti.

Saliamo ancora qualche chilometro e raggiungiamo la vetta dopo aver oltrepassato l’albergo Passo Mortirolo.

Qui c’è un bivio, a destra la strada corre sino ad Aprica, dritti si scende in Valtellina.

Le persone che incontro mi guardano tutte con ammirazione, mi salutano e mi incoraggiano.

Queste salite sono mitiche, sono considerate da eroi dopo le imprese di Marco Pantani al Giro d’Italia del 1994, quando sulle sue rampe lasciò tutti dietro. Da allora è considerata la Cima Pantani, Pantani le ha dato gloria e lei lo ha esaltato.

L’ascesa presenta un dislivello di circa 1300 metri e con pendenze regolari attorno al 6/7%, salvo qualche breve tratto dove la strada si impenna maggiormente. Intorno al sedicesimo chilometro si affronta uno strappo di 500 metri al 10%.

Giunto al passo trovo il cartello che mi conferma che ho portato a termine la mia piccola impresa.

Caterina e Maya stanno passeggiando sull’ampio prato colorato, la temperatura è più primaverile che autunnale, siamo a 1852 metri di altitudine e ci sono 12 gradi centigradi.

Decido di scendere verso la Valtellina per alcuni chilometri, mi giro e spingo in salita anche da questo versante sognando le eroiche gesta del «Pirata».

Torno all’auto, mi cambio, carico tutto ordinatamente faccio stretching, mangio qualche cosa.

Dopo aver fatto due passi con la mia ciurma è respirato l’ottima aria che avvolge questa vetta, saliamo in auto e scendiamo in direzione Mazzo di Valtellina, destinazione Bellagio, lago di Como.

E’ solo un arrivederci, infatti tornerò su queste vette in occasione della Gran Fondo la Campionissimo nel 2016.

GF la Campionissimo 2016

Nell’edizione 2016 non si fece il Gavia per una frana sul percorso, in alternativa si scalò 2 volte il Mortirolo: una da Monno, l’altra da Mazzo di Valtellina.

A valle vi era un caldo asfissiante, in cima temporale, con pioggia, vento e freddo. Si partiva ed arrivava ad Aprica come ogni anno. Dal Mortirolo sino all’arrivo ad Aprica, pioggia e freddo renderono molto difficoltosa la prova.

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