Domenico Pozzovivo

Salute compromessa, un’altra vittima illustre della strada

Il fortissimo atleta in forze alla Bahrain Merida, punta fondamentale per Vincenzo Nibali, è stato travolto da un auto in provincia di Cosenza mentre si allenava.

In questi giorni stava perfezionando la preparazione in vista della prossima Vuelta a Espana.

L’incidente molto serio potrebbe addirittura mettere fine alla sua carriera ciclistica.

Il bolletino diffuso dal dr. Emilio Magni medico del Team Baharain-Merida è il seguente:

“Domenico si è procurato la frattura della clavicola, omero e ulna del braccio sinistro, quindi tibia e perone della gamba destra. Le fratture di omero, ulna e tibia sono esposte. Per quanto riguarda le costole non è stato ancora definito il quadro esatto perché le immagini non sono chiare, quindi non si capisce se ci sono fratture o infrazioni. C’è inoltre una contusione polmonare, ma quantomeno non problemi ventilatori. Non ha mai perso conoscenza, ed è tranquillo e consapevole”.

Domenico Pozzovivo, nato a Policoro il 30 novembre 1982, è professionista dal 2005. Scalatore da corse a tappe, nelle ultime due stagioni ha corso al fianco di Vincenzo Nibali con i colori della Bahrain-Merida.

Personaggio colto, umile, discreto, laureato e bravo al pianoforte ha sempre corso con intelligenza e tattica.

E’ un gregario di lusso per chiunque lo abbia in squadra e, quando ha vestito i panni di capitano, si è battuto con onore portando a casa ottimi risultati come il 5° posto al Giro d’Italia 2018.

Questo grave incidente alla soglia dei 37 anni, secondo alcuni, potrebbe mettere fine alla già gloriosa carriera del campione lucano.

Non è detto che dovrà appendere la bici al chiodo, questi uomini ci hanno abituato a sorprendenti recuperi anche a certe età. L’importante, prima di tutto, che l’uomo torni ad una vita normale, per tornare alle gare c’è tempo per pensarci.

Un abbraccio al lui e a tutta la famiglia.

L’opinione

C’e da rilevare che sulle strade ogni anno vengono travolte decine di persone.

C’e molto da fare per raggiungere un normale rapporto tra tutti coloro che utilizzano, la viabilità ordinaria.

C’e chi si batte ogni giorno come Marco Scarponi ma tutti lo dobbiamo fare.

Personalmente ho veramente paura.

Vado in bici da 40 anni, come agonista in passato e come amatore oggi, e negli ultimi tempi mi sono accorto che già mentre mi cambio per uscire, mi sale la tensione e sento forti strette alla bocca dello stomaco.

Più di qualche volta mi è venuto da pensare: chissà se torno a casa questa sera. E una volta l’ho fatto pure a voce alta con mia moglie.

Non c’è volta che qualcuno non ti sfiori, che ti tagli la traiettoria, che non ti consideri affatto.

La caduta è dietro l’angolo certo, ma esistiamo, ci siamo e siamo numerosi, perché non ci vedete? Perché molti ci disprezzano apertamente?

In più le strade hanno uno stato di conservazione pessimo, soprattutto il bordo dove pedaliamo.

La fretta uccide. L’odio uccide. Il poco rispetto uccide. La fatalità anche, ma a quest’ultima riconoscerei l’1% dei casi.

Facciamo attenzione

E vero che non tutti gli automobilisti si aspettano un ciclista che viaggia a 50/60 all’ora.

I professionisti in allenamento, come anche molti ex professionisti e amatori, sulla viabilità ordinaria, corrono, corrono tanto e non sono rari quelli che non si fermano allo stop o al semaforo.

Scendere da un passo ai 70,80 all’ora in queste giornate di enorme traffico, non è esente da rischi, non lo è mai.

Automobilisti fatte attenzione ma anche noi ciclisti dobbiamo essere più prudenti.

Le strade sono di tutti.

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