Tra Chatillon e Sappada, un giovane talento

Marco Bozzolan ci racconta il suo cicloviaggio tra Chatillon e Sappada

Ecco il suo racconto!

Ebbene sì!

Dopo 63h e qualche minuto si è concluso il mio cicloviaggio in solitaria tra l’Ovest e l’Est del nord Italia cogliendo, l’occasione per scalare salite simbolo a me sconosciute (da Chatillon AO a S.Stefano di Cadore BL a 8km dal Friuli.

Non sono arrivato a Sappada come pensavo inizialmente, causa pioggia.

Tornare indietro, facendo 16 km inutilmente, aveva poco senso anche perché non c’era nessun record da fare da conquistare.

Sono qui a scrivere qualche riga per tentare di farvi comprendere/vivere quel che è stata quest’avventura: un frullato di emozioni, pensieri, paure, ricordi e una grande soddisfazione finale per aver fatto qualcosa per me inimmaginabile anche solo lo scorso anno.

Day 0

Trasferimento 🚴 + 4🚆 + 🚴

Al 4° cambio avevo talmente voglia di pedalare che ho mentito a me stesso leggendo la stazione Chatillon/Saint Vincent Mi sono convinto che ci sarebbe stata anche una stazione di Chatillon, pochi km più a monte, così sono sceso a Nus per pedalare un po’.

Day 1

Partito più tardi del previsto da Chatillon me la sono presa comoda ammirando zone che non conoscevo minimamente, tra discese e salite a gradoni, ho abbandonato la Val d’Aosta delle montagne con boschi e verde ovunque.

La Val d’Aosta dei castelli e delle rocche maestose ma soprattutto del vento forte.

Sono entrato in Piemonte tra Ivrea e Biella, salite a gradoni e pianura, non come la nostra però, in realtà lunghissimi rettilinei con su e giù di pochi metri.

Ho puntato dritto verso il primo vero obiettivo: il Muro Di Sormano!

In realtà alle 19,30 di sera, invece di fare il muro, ho fatto la classica Colma di Sormano.

Non soddisfatto, non era ciò che volevo, sono sceso dal muro e, con 19 kg di bici borse e zaino (perché prima della Colma per aumentare il coefficiente di difficoltà mi ero fermato a fare scorte di cibo per la sera e per domani), attacco il Muro dopo aver percorso 223 km e 2400 mt di dislivello.

Sapevo bene che avrei dovuto pedalare per almeno altri 50 km e che era solo il primo giorno.

Con enorme piacere mi sono sentito più somaro degli asini che, brucando a bordo strada, mi guardavano con fare beffardo.

Ripercorrere le strade della storia del ciclismo, con quella bici così pesante, senza mettere piede a terra, seppur in poco più di 21 minuti, mi ha reso davvero felice.

Un’autentica botta di vita arrivare lassù: 1.7 chilometri al 17% medio di pendenza, con punta massima al 25%. Un’assurdità! Domata!

Poi giù a mangiare una pizza veloce e via veloce. Sia il Garmin che Google Maps si perdono con me tra strade e stradoni e più di 2 ore se ne vanno per trovare la giusta strada, pazienza.

Trovata, mi aspetta l’ultima vera salita di giornata, Ballabio, e poi sono a Barzio per qualche ora di riposo.

Riparto verso le cime della storia: Mortirolo, Gavia, Tonale e chissà.

Ascesa al Mortirolo (Passo della Foppa)

Dopo 140 km arrivo a Mazzo di Valtellina per un Mortirolo alle ore 15 con 30° (non proprio salutare..).

Mi accompagnano un ragazzo junior del G.S Novara e la sua allenatrice.

I km scorrono veloci nonostante il fardello e il caldo, perché tra una chiacchierata e l’altra, la fatica è meno pesante.

Dopo i primi 8 km insieme la ragazza parte e guadagna prima 10 poi 20 poi 30 mt, tenta palesemente di staccarci.

Il ragazzo prova a accelerare ma è lì a pochi metri ok, penso, va bene che dopo mi aspetta un Gavia in notturna forse, e che non dormirò da nessuna, pedalerò anche di notte e dopo avrò altre salite e altre centinaia di km ma, un briciolo di orgoglio maschile nonostante i quasi 20 kg di bici devo mostrarlo no?

Così metto il 32 e con una frullata la raggiungo e la guardo 30″, lei accenna un’accelerazione solo pochi mt, io sempre a fianco, poi decido che basta, ALL OUT (a tutta fino in cima) per gli ultimi 1500 mt e parto alternando tra agilità e in piedi sui pedali conquistando una delle salite più importanti del ciclismo in quelle condizioni.

Mi fermo e mangio subito frutta crostata e un piccolo panino poi chiacchiero con un gruppo di ragazze/donne che mi vedono lì tutto “strano”, anche loro con mariti/compagni appassionati di ciclismo e si parla di strada, salite, allenamenti, davvero simpaticissime!

Dopo 4 min e 30″ arrivano i miei compagni di scalata del Novara, con un po’ di imbarazzo si girano versano tutti i presenti a raccontare cosa sto facendo e a complimentarsi per la frullata finale, poi mi fanno una foto davanti al monumento e mi chiedono se ho bisogno di qualsiasi cosa.

Ringrazio ma dico che sono ok (gentilissimi davvero!!) e devo scappare perché ho un Gavia ad attendermi.. un finale salita così l’avevo solo sognato qualche volta in qualche mio piccolo viaggio mentale.

Emozionante vedere che se credi a quello che sei e sai fare senza paura anche uno scarso come me può difendersi e gioire qualche volta ed è il bello del ciclismo, metafora di vita.

Beh.. ripartiamo in discesa verso Bormio.

Ho assolutamente bisogno di un bike point per gonfiare le gomme perché il 15 è ferragosto e mi dovrà bastare per 2gg.

Su internet vedo che chiudono alle 19 e io alle 18.56 arrivo al negozio (che cu..o!!!) dove gonfio velocemente poi provviste per la notte e l’indomani e, carico come un mulo, parto per il Gavia alle 20.

Passo Gavia

Chiamo il Rifugio Bonetta, 2642mt, per sapere se è possibile avere un piatto di pasta verso le 21.45/22, mi dicono ok.

Salgo il passo in notturna e giungo al rifugio alle 22.10. Busso e entro ma la pasta non c’è.

Mi dicono che la tizia in cucina è già andata, così un tipo lì presente si scusa, mi dice che posso stare lì un po’, mangio qualcosa di mio, mi vesto carico il Cell e provo a scendere.

Ci sono 0° e una nebbia fitta che dopo poco si trasforma in cristalli di ghiaccio, non si vede nulla nonostante un faro da Navy Seal, ma in qualche modo scendo, poi, via per il passo Tonale.

Passo Tonale

Lungo la discesa vengo colto da una forte sensazione di freddo, oh cavolo penso.. e adesso..? Alle 2 di notte ovviamente è tutto chiuso, non rimane che giocare il jolly per evitare una seria ipotermia.

Mi fermo e mangio qualcosa, bevo e mi infilo per terra nella mia termocoperta salvavita per riposare qualche decina di minuti e pensare a soluzioni che mi possano salvare le chiap..e.

L’idea di prenotare in un posto vicino per il mattino per farmi una doccia e riposare c’è ma l’offerta e i prezzi >190€ a notte per un pernottamento a ferragosto mi fanno pensare che non ne vale la pena.

Nonostante la termocoperta mi abbia salvato inizialmente poi però, facendo condensa mi sono svegliato bagnato ovunque. Pazienza, mi cambio al volo e alle 6 vado a fare colazione, mi scaldo un po’.

Il brutto momento è passato riparto con uno scopo preciso, vista la finestra di meteo positivo sino a giovedì sera, tento di fare non stop sino a Santo Stefano dove mi aspetta Beatrice e i miei.

Le battute finali

Senza dormire, con tanti km e dislivello sulle gambe, non sarà facile ma è arrivato il momento di tirare fuori quel qualcosa in più.

Mi pongo quindi l’obiettivo di chiudere il mio viaggio entro le 72h (ovvero le 7 del venerdì mattina).

In poco rivedo mentalmente il percorso, taglio cucio e alla fine esce la nuova tappa senza Giovo, Erbe e Furcia ma con Mendola, una parte del Palade e diverse altre meno note, per concludere con il Monte Croce.

L’idea di arrivare entro la mezzanotte prende corpo.

Dopo una generale stanchezza assillante, a Bolzano trovo una panchina, mi corico puntando la sveglia per un microsonno di 12min, dormo subito e quando mi sveglio tutto cambia, sembra impossibile.

Poco prima ero su una ciclabile in preda ai colpi di sonno a non più di 16 km/h e dopo il riposino, viaggiavo a 23 chilometri l’ora senza sonno. Miracoli dei microsonni!!

Beh.. dopo svariati errori di percorso perdo 1h ma non mi do per vinto, riprendo una ciclabile e via fino a Bressanone poi Brunico e San Candido.

Alle 20.30 chiamo casa rassicurando tutti nonostante abbiano il GPS per monitorarmi costantemente. Dico loro che dovrei arrivare verso le 23 nonostante la pioggia e un vento fortissimo da 40 km/h.

Circa un’ora dopo attacco l’ultimo passo con un vento assurdo, quasi sempre sui pedali, galvanizzato da quella “botta di vita” che senti dentro dopo esserti reso conto che hai centrato il tuo obiettivo, che se vuoi puoi, che arrendersi mai e poi mai, che il cicloviaggio è concluso e già ho nostalgia di quanto ho vissuto in questi 3 giorni.. INDIMENTICABILE!!

Per chi è curioso dei numeri totali del viaggio:

  1. 739km viaggio + 25km trasferimento in bici
  2. 12000mt (1500mt persi causa Garmin)
  3. 18500kcal
  4. 63h totali con le soste
  5. 39h pedalate
  6. 3h di sonno (2h + 48′ + 12′)
  7. 1000 emozioni
  8. 1 vera crisi di freddo giù dal Gavia poi gestita
  9. 1 piccolo sogno realizzato
  10. 1000 grazie a tutti voi!!

Cosa ho imparato?

  • puoi allenare quanto vuoi le gambe ma nell’endurance è la mente che fa la differenza, che ti sussurra “non mollare mai” anche quando la ruota davanti non vuole stare incollata all’asfalto causa pendenza folle, e poi quel feeling con la salita che pur essendo scarso non riguarda i tempi i watt i record ma semplicemente quel forte senso di completezza che quando pedalo in salita mi fa stare bene, mi fa sentire vivo;
  • se vuoi vivere davvero al 100% un’esperienza, lascia perdere musica o altre distrazioni. Ascolta i suoni della natura, guardati attorno, chiediti perché mai talvolta ci sentiamo legittimati a usare il pianeta a nostro uso e consumo senza pensare al domani.. che poi è già oggi.. oggi senza un solo secondo di musica o a guardare cardio o watt mi sono innamorato di quello che è la vera essenza del cicloturismo (non proprio soft visti i 276 km e 3317 mt);
  • il bello di tutto è che la settimana precedente al viaggio mi sono fatto 28h di straordinari.. riuscire a fare piccole avventure come questa nonostante una vita particolarmente intensa con poco margine di recupero fa capire che il “mi piacerebbe ma non ho tempo” oppure “vorrei ma con il lavoro..” non sono scuse sufficienti. Lavoriamo tutti e a quei pochi che potrebbero ma si fanno mille problemi dico: se lo faccio io grazie a una grande passione e una discreta ottimizzazione del tempo settimanale, che sono uno qualunque, con un minimo di allenamento e una base di attitudini mentali, lo può fare chiunque!

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