Vere novità o presunte tali?

Assistiamo periodicamente a lanci di nuovi prodotti, nuovi modelli, aggiornamenti rivoluzionari in tutti i settori, ma quando e quanti sono veramente novità?

Viene creata l’attesa, con informazioni più o meno reali, con campagne pubblicitarie studiate alla perfezione per incuriosire e stupire.

Dietro tutto questo cosa c’è?

Molte volte c’è un prodotto rivoluzionario, un qualcosa che solo l’immaginazione poteva contemplare, altre volte invece poco o nulla di nuovo, se non l’illusione della novità.

Gli smartphone furono una vera novità, prima ancora lo fu la nascita dei telefoni cellulari.

Lo Space Shuttle fu una rivoluzione nel mondo dei viaggi spaziali, per la prima volta si poteva tornare sulla terra su ruote, come un comunissimo aeroplano.

I navigatori satellitari hanno introdotto una rivoluzione sociale nel mondo dei viaggi e della vita di tutti i giorni.

Nelle due ruote lo fu l’utilizzo del carbonio per i telai, dell’elettronica nei cambi e dei freni a disco.

Ma quante altre novità, anche molto pompate, si sono rivelate poca cosa?

L’economia ha bisogno di vendere e per questo vengono introdotte un po’ alla volta cose che già si hanno e che si potrebbero proporre tutte insieme, così si guadagna di più.

Vi ricordate il grande saltatore con l’asta Bubka? Aveva nelle gambe molti centimetri ma progrediva di uno alla volta per fare sempre nuovi record.

L’altro lato della medaglia però è meno piacevole.

Ad un anno di distanza, anche meno, ciò che hai acquistato come novità a migliaia di euro, finisce fuori produzione, diventa OLD. E non tutto il vecchio diventa d’epoca e riacquista valore.

Uno stesso modello, con colorazione non più a catalogo, si deprezza e spesso diventa invendibile ad un costo accettabile.

Persino le Ferrari possono svalutarsi in maniera significative, per cellulari, biciclette e quant’altro è la normalità.

Tanto per ragionare e cogliere il concetto facciamo un esempio con conti a spanne ma neanche troppo.

Rimanendo nel campo del ciclismo, prendiamo una bici del valore di 10 mila euro a catalogo.

Una vota acquistata si perde subito il 22% di iva (2200 euro).

Chi venderebbe subito una bici nuova con una perdita di più di 2 mila euro?

La tieni un anno e da 7800 euro difficilmente riesci a rivederla a più di 6000 euro, se poi nel frattempo esce dal catalogo, arrivi a metà prezzo di acquisto, ovvero 5000 euro.

A 12 mesi di distanza ti trovi con una bici di fatto nuova, ma sul mercato vendibile come usato fuori produzione.

Se la tieni hai una splendida bici ma, in virtù delle martellanti pubblicità e promozioni del nuovo, ti convincerai che la tua è passato e sentirai la necessità di fare un passo nel futuro.

E’ naturale che più trascorrono gli anni più la bici si deprezza, ma finché resta a catalogo la svalutazione è limitata.

Uscire dalla produzione vuol dire novità per il produttore, perdita di valore per il bene del consumatore.

Si diceva, che si sente la necessità del nuovo, ma quanto questo sentimento è spontaneo? Quanto è indotto dal mondo circostante?

Ci vuole equilibrio, come in tutti gli ambiti. Equilibrio e sapersi fare i conti in tasca.

E poi, non sempre il nuovo è meglio, spesso si trovano difetti anche importanti in ciò che doveva essere rivoluzionario ed invece non lo è.

Se decido di cambiare di solito aspetto un po’, osservo come si comporta il tal prodotto.

Il tester lo lascio fare agli altri almeno che non mi chiedano di farlo e il mezzo me lo passino ad un prezzo più che vantaggioso.

Nuovo ma non troppo, questo potrebbe essere un suggerimento valido.

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