Wilier Triestina, il trionfo parte da Rovigo

Uno dei più grandi trionfi sportivi del marchio Wilier Triestina è avvenuto al termine di una storica tappa del giro d’Italia del 1946, la 14°, partita proprio da Rovigo.

Era il Giro della rinascita, la 29° edizione, il primo dell’era post bellica. L’intero paese mostrava le ferite causate dalla guerra, nelle strade, nelle pietre e nei cuori.

Prima Italiani contro Inglesi, Francesi e Americani e poi contro nazisti, fascisti e partigiani.

La guerra era finita ma le tensioni rimasero alte a lungo e in quella tappa, con arrivo a Trieste, si toccarono con mano.

Come spesso accade, lo sport non è solo sport ma gli si attribuiscono fini politici, sia per dimostrare la supremazia sugli altri, sia per distrarre le menti dai dolori della guerra.

Con quel Giro d’Italia si voleva lasciare alle spalle dolori e tensioni e perdersi nelle gesta dei campioni ritrovati.

Alle 6,25 del 30 giugno 1946 i 48 ciclisti rimasti in gara (79 i partenti da Milano), infilavano i piedi nelle pedivelle per far roteare le gomme sulla strada. Il sole già scaldava il percorso, ben 228 chilometri da percorrere tutti di pianura.

In maglia rosa c’era un giovane Vito Ortelli, secondo Gino Bartali (Legnano) e a distanza Fausto Coppi (Bianchi).

Il sole scaldava per bene gli esili e forti corpi dei rivali a pedali lungo quel tragitto pianeggiante tra Veneto e Friuli Venzia Giulia. Correvano gli uomini celesti della Bianchi e quelli verdi della Legnano ma, quel giorno, il colore dominate era il rosso delle divise Wilier Triestina.

Erano di lana con ricamato sul petto la scritta Wilier e sul dorso l’alabarda.

Dovevano rimanere tutti insieme sino alle porte di Trieste dove, Giordano Cottur capitano del team, sarebbe dovuto scattare per andare a vincere. Triestino puro sangue, conosceva bene la sua terra e avrebbe staccato tutti certamente.

A circa 40 chilometri dal traguardo, località Pieris accadde l’impensabile, molti manifestanti slavi si misero a lanciare sassi e altro contro i ciclisti in corsa. I corridori, infatti, rappresentavano l’Italia, Il Giro era sinonimo di Italia.

Ebbe la peggio Egidio Marangoni che riportò una forte ferita lacero contusa al sopracciglio. La corsa venne fermata ed intervennero i militari. Gli scontri tra uomini in divisa e slavi raggiunse attimi a dir poco preoccupanti, nel frattempo, la carovana cercava riparo dietro le auto, nei fossati, tra le case.

Gli organizzatori decisero di dichiarare conclusa la tappa a Pieris ma gli uomini Wilier in primis spingevano per arrivare sino a Trieste. Coppi e Bartali volevano tornare in albergo, alla fine si giunse ad un compromesso.

Il tempo veniva calcolato uguale per tutti a Pieris e chi voleva poteva raggiungere Trieste scortato dagli americani per andarsi a conquistare il premio di giornata.

Cottur e i suoi compagni, salirono in furgone alla volta di Trieste per andare a correre gli ultimi metri.

Non lo fecero per soldi, ma per missione. Portavano sulla maglia il simbolo di quella città, e il nome W l’Italia Libera e Redenta doveva trionfare in quella terra di confine tanto contesa.

I team

  • Legnano, color verde;
  • Bianchi, color celeste;
  • Viscontea;
  • Benotto;
  • Olmo;
  • Welter;
  • Milan Gazzetta;
  • Velo Club Bustese;
  • Fronte della Gioventù;
  • ENAL Campari;
  • Azzini Freni universal;
  • Centro Sportivo Italiano

Giordano Cottur

Nato a Trieste il 24 maggio 1914, deceduto sempre a Trieste l’8 marzo del 2006.

Portacolori Wilier Triestina dal 1945 al 1951.

5 vittorie al Giro, uomo da fughe.

Foto autori vari

Condividi