E' un luogo di informazione sportiva, sociale, emozionale. Raccontare storie di persone, atleti, grandi imprese, trionfi e delusioni, è la nostra mission. Facciamo informazione, produciamo confronti ideologici.
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doping

C’è poi chi giustifica tutto a fronte del divertimento DOPING

Leggo sui social commenti sconcertanti, forse anche veri, riguardo il doping alla luce della sospensione a vita di Riccardo Riccò.

Atto arrivato circa 12 anni dopo la fine della carriera del promettente ragazzo.

C’è Pasquale che scrive “Il Cobra, motore esagerato, unico” e immediatamente mi viene da chiedermi: ma se ha un motore così potente perché ha fatto ripetutamente uso di sostanze e tecniche dopanti?

E c’è Paride che scrive “…tu pensi che i corridori vanno a pane e acqua? Perché se pensi questo sei un po’ ingenuo. Lui è stato un corridore fortissimo … il suo sbaglio è che non si è fatto voler bene“.

Sono molti coloro che danno per scontato che siano solo eccezioni coloro che non assumono sostanze dopanti. Viene descritta come una cosa normale, perché vi stupite ancora? Chiedono.

Massimo ci dice, infatti, “… il motore truccato lo usano tutti, i numeri poi sono altra cosa…”.

E c’è poi chi ci ricorda il detto “che un somaro non diventerà mai un cavallo da corsa …”

Stando a decine di messaggi di questo tipo, si potrebbe dire che la gente è convinta che tutti, salvo pochi casi, utilizzino quel qualcosa in più e che non lo fanno per essere più forti ma per correre alla pari.

Guardandoci alle spalle è vero che sono tanti, sono tantissimi i campioni che hanno utilizzato sostanze e metodi proibiti prima ancora che lo fossero. Quando Francesco Moser faceva le trasfusioni di sangue non erano ancora vietate.

La corsa a chi arriva prima dei divieti c’è sempre stata: tu vieti quel farmaco? Noi ne cerchiamo un altro. Questo sembrano aver detto e fatto medici e preparatori senza scrupoli.

Conconi, Ferrari, Fuentes li conosciamo tutti oramai. Se questa categoria ha proposto certi metodi, mi riesce difficile immaginare che li abbiano pure imposti con la forza agli atleti. Se c’è un’offerta c’è pure chi deliberatamente, l’accetta.

La lista è molto lunga sia tra i professionisti che tra gli amatori.

Personalmente penso che chi bara cerca soldi prima ancora che il successo. Ricordiamoci che per loro è lavoro, stipendio.

La differenza tra non vincere e vincere può avere 4,5,6 e più zeri dopo l’1. Vincendo un solo grande Giro ti puoi sistemare bene per tutta la vita.

C’è poi chi giustifica tutto a fronte del divertimento, delle grandi gesta, delle imprese epiche: ma se quelle azioni memorabili fossero state fatte con il motore elettrico nel telaio, vanno bene lo stesso?

Se è così che la pensate, la lotta al doping sarà per sempre una guerra persa! A perdere però è il genere umano.

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