E' un luogo di informazione sportiva, sociale, emozionale. Raccontare storie di persone, atleti, grandi imprese, trionfi e delusioni, è la nostra mission. Facciamo informazione, produciamo confronti ideologici.
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Riccardo Riccò

Riccardo Riccò, che carriera falsificata

Riccardo Riccò, recentemente sospeso a vita, ha un passato ciclistico segnato dall’uso di sostanze e tecniche dopanti.

Le cronache raccontano che è stato trovato alterato la prima volta, quando militava tra gli juniores.

Al campione italiano juniores di ciclocross nel 2001, ricecette la convocazione per il campionato del mondo, ma non lo corse perché venne fermato per ematocrito alto.

Nel 2004, tra gli under 23, dovette ancora rinunciare alla maglia azzurra sempre per ematocrito alto.

Fu sospeso per 45 giorni e fu fermato per lo stesso motivo anche nel 2005 per ben due volte, 90 giorni di stop (45+45) per lui.

Al tour de France 2008, dopo due vittorie di tappa, venne trovato positivo al CERA (Epo di 3° generazione). Venne cacciato a casa e la squadra per cui correva si ritirò dalla corsa.

Venne immediatamente licenziato assieme a Leonardo Piepoli, anche lui trovato positivo.

Incassò, Riccò, una squalifica di 2 anni.

Avendo collaborato con gli inquirenti ricevette uno sconto di pena, 20 anziché 24 mesi.

Tornato tra i professionisti nel 2010, dopo una lenta ripresa, il 6 gennaio 2011 lo ricoverano in gravi condizioni per un blocco renale.

Il medico confesserà che il corridore si era fatto una autotrasfusione di sangue che avrebbe tenuto per giorni in frigo.

Riccò negò ma venne licenziato dalla squadra assieme al suo massaggiatore personale.

L’8 giugno fu sospeso, sul territorio italiano, dalla Commissione Tutela della Salute della Federazione Ciclistica Italiana.

Due giorni dopo fu il Tribunale Nazionale del CONI a sospendere il corridore a livello internazionale.

Il 22 novembre Riccò venne condannato in appello a 2 mesi di carcere con la condizionale e al pagamento di un’ammenda di 3.000 euro.

Il 19 aprile 2012, il Tribunale nazionale Antidoping lo squalificò per ben 12 anni.

È di questi giorni, infine, la squalifica a vita.

Con una storia del genere, i successi non vanno nemmeno menzionati. Ero davanti alla tv ad emozionarmi quando vinse al tour.

Ero sconcertato e amareggiato e un bel po’ incavolato quando fu scoperto: delusione pura.

Marco Pantani non c’era più e tutti aspettavano il nuovo campionissimo che potesse farci soffrire meno

Possiamo parlare dell’uomo Riccò, merita tutta l’attenzione, ma come ciclista non andrebbe nemmeno menzionato.

Per me è uno che andava forte in bici come chi ci va con il motorino nascosto.

Non lo posso considerare un ciclista, non saprò mai sino a dove poteva arrivare lui e dove è arrivato il doping.

Un falso nemmeno d’autore

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