Indagine su Pantani, mettiamo in fila eventi e nomi

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Iniziamo una raccolta di articoli, di affermazioni, di parole dette e confermate in varie sedi dalle persone coinvolte a vario titolo nella vicenda Marco Pantani. Da quel 5 giugno 1999 ad oggi, metteremo in fila nomi e cognomi e fatti.

13 febbraio 2019Gazzetta.it: Pantani, un caso ancora aperto. Quanti dubbi 15 anni dopo

Uno studente universitario che lavorava in un altro albergo non distante dalle Rose disse: “Non è vero che il giorno prima dormiva lì (al residence, ndr). Era qui con altre persone, a parlare sul divano. E ho registrato il suo nome nella scheda dell’albergo”.

Fabio Carlino, assolto in Cassazione: “Bisogna scavare, scavare. Pantani non aveva manie suicide. E so che quando Miradossa andò in carcere a Napoli, fu avvicinato da soggetti della malavita che gli dissero: “Tu patteggi e non parlare”.

L’avvocato De Rensis dice: “La realtà ufficiale si discosta completamente dal racconto di molti testimoni, che nemmeno si conoscono tra loro. Porteremo il filmato alla Procura di Rimini e chiederemo nuovamente la riapertura dell’indagine”.

A Rimini, intanto, è cambiato il procuratore capo: Elisabetta Melotti al posto di Giovagnoli.

26 settembre 2019Repubblica.it: Pantani, procuratore Rimini: “Nessun elemento nuovo, la morte di Marco non è un giallo”

Elisabetta Melotti, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rimini in audizione alla Commissione parlamentare antimafia ha detto: “Sulla causa di morte di Marco Pantani, rispetto a ciò che ha già valutato il giudice, non ci sono elementi nuovi di nessun genere: gli elementi sono stati già tutti esaminati dal giudice“… “alterazione della scena crimine: non è una accusa da poco“… “non si sa bene da chi né quando, né come. Sotto questo aspetto c’è una prospettazione illogica“.

Tutte le considerazioni che riguardano le analisi del ’99 su un ipotetico intervento della criminalità organizzata sono circostanze che attengono altri uffici giudiziari e sono influenti rispetto al procedimento di Rimini e quindi all’ipotesi di omicidio – ha detto il magistrato – Ma erano decorsi 5 anni e non è prospettato quale interesse potesse esserci essendo Pantani stato eliminato dal Giro d’Italia già dal ’99“.

Nella relazione del generale non ho alcun visto di collegamento tra il 1999 e il 2004 mentre secondo lui c’è un collegamento che non è evidente, Pantani era fuori da 5 anni. Non c’è un movente, non c’è nulla. Sono stati valutati tutti gli elementi ora riproposti dal generale Rapetto, si può essere d’accordo o no ma è così. Non ci sono elementi nuovi, neppure rispetto all’ipotesi che ci fossero altre persone in camera al momento della morte di Pantani. Si chiede una rivisitazione degli stessi elementi. A distanza di 15 anni è oggettivamente difficile avere elementi originali”

13 gennaio 2020 – Il Fatto Quotidiano.it: Quindici anni di indagini e dubbi 

Fabio Miradossa, il pusher napoletano da cui si riforniva Pantani e che ha patteggiato una condanna per spaccio nella vicenda legata al Pirata, ha detto: “Non si è suicidato, è stato ucciso. Doveva darmi 20mila euro, lì aveva con sé. Ma quei soldi io non li ho ricevuti e non sono mai stati trovati”.

Marzo 2016: il pm Sergio Sottani della procura di Forlì sostiene che “un clan camorristico minacciò un medico per costringerlo ad alterare i test e far risultare Pantani fuori norma”. Tutto parte da una intercettazione ambientale di un affiliato a un clan che per cinque volte ripete la parola “”, alla domanda se il test fosse stato alterato.

Il bandito Renato Vallanzasca invece racconta che “un membro di un clan camorristico in carcere mi consigliò fin dalle prime tappe di puntare tutti i soldi che avevo sulla vittoria dei rivali di Pantani: “Non so come, ma il pelatino non arriva a Milano. Fidati”.

29 giugno 2020 – Biomedicalcue.it: Com’è morto Marco Pantani: Le Iene, la cocaina e il suicidio

Giugno 1999, Andrea Agostini, portavoce della Mercatone Uno riferì che Pantani effettuò due controlli antidoping, uno  il giorno prima e l’altro nel pomeriggio del 5 giugno, quest’ultimo presso un centro specializzato di Imola: entrambi diedero come risultato ematocrito 48 e non 52. Il 2% sotto la soglia consentita.

Augusto La Torre, boss di Mondragone, confermerebbe il coinvolgimento della malavita nel caso Pantani, accusando l’alleanza di Secondigliano.

L‘autista di Wim Jeremiasse, responsabile del controllo anti-doping a Madonna di Campiglio, conferma la presenza dell’ispettore nella mattinata del 5 giugno 1999. La testimonianza però non coinciderebbe con quella resa al processo di Trento dai medici che effettuarono il prelievo ematico a Pantani che non menzionano o probabilmente volontariamente omettono la presenza di Jeremiasse. La Procura della Repubblica di Forlì, che indagava sul caso, concluse che “un clan camorristico minacciò un medico per costringerlo ad alterare il test e far risultare Pantani fuori norma“, ma dovette richiedere l’archiviazione delle indagini a causa dell’intervenuta prescrizione dei reati.

I coinvolti a vario titolo

Elenco in costruzione

  • Elisabetta Melotti, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rimini;
  • Umberto Rapetto, generale della Guardia di Finanza in congedo, Consulente famiglia Pantani;
  • Fabio Miradossa, il pusher napoletano da cui si riforniva Pantani;
  • Sergio Sottani, PM della Procura di Forlì;
  • Renato Vallanzasca, criminale autore di numerosi sequestri;
  • Ciro Veneruso, colui che avrebbe consegnato a Pantani la dose mortale;
  • Antonio De Rensis, avvocato della famiglia Pantani;
  • Elena, una ragazza che lo conosceva;
  • Studente impiegato all’hotel vicino Le Rose;
  • Fabio Carlino, pusher di Pantani, assolto;
  • Andrea Agostini, portavoce Mercatone Uno 1999;
  • Augusto La Torre, boss di Mondragone;
  • Wim Jeremiasse, responsabile del controllo anti-doping a Madonna di Campiglio, commissario UCI morto in un incidente stradale in Austria;
  • Roberto Manzo, legale famiglia Pantani;
  • Anselmo Torri, infermiere del 118;

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