Una nuova FCI, amatori a sostegno dei Pro del futuro

Una nuova FCI, amatori a sostegno dei Pro del futuro

30 Dicembre 2020 Off Di EUGENIO MALASPINA
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Siamo per il cambiamento, sono per una svolta innovativa, per un cambio di passo necessario anche all’interno della Federazione Ciclistica Italiana (FCI).

Nel mio caso non si tratta di amicizie, di appoggiare l’amico o il conoscente di turno per aver benefici personali come è uso in Italia. E’ per il bene del movimento ciclistico nazionale che appoggerò la candidatura di Silvio Martinello a Presidente della FCI.

L’attuale Presidente Renato Di Rocco è al timone dal 2005 dopo un passato intero in federazione. E’ oramai opportuno guardare il mondo ciclistico con occhi nuovi, orizzonti nuovi.

Tra i punti del suo programma ve n’è uno che coinvolge il ciclismo amatoriale, dice Martinello: “In primo luogo, mi rendo conto che ci sono delle discrepanze enormi per ciò che riguarda i costi da sostenere per chi organizza Granfondo sotto l’egida della FCI e tra chi le organizza sotto gli altri enti di promozione sportiva. Il ruolo della FCI dovrà essere quello di assottigliare queste differenze e offrire dei servizi agli organizzatori, lavorando al massimo per la sicurezza dei partecipanti. Siamo in un periodo difficile e benvengano i ciclisti che pedalano per divertimento, ma perché non organizzare anche delle gare Juniores o Under 23 nello stesso giorno di una Granfondo? In questo la FCI dovrà lavorare molto, perché il settore amatoriale deve essere una risorsa per permettere ai nuovi talenti di crescere

In questa sua affermazione emergono due punti fondamentali, la differenza di costi da appianare e il sostegno al ciclismo giovanile.

Concretizzando, si darebbe un valore aggiunto alle granfondo: non più solo avvenimento sportivo/ricreativo amatoriale ma sostegno verso i professionisti del futuro.

Dietro le gran fondo girano molti soldi, troviamo più che opportuno che una parte venga reinvestita in gare per le categorie giovanili.

Il ciclismo deve crescere e lo può fare fornendo nuova linfa alle categorie giovanili sino agli under 23: è da li che possono nascere i Van Aert italiani. Abbiamo bisogno di un ciclismo pulito, libero da condizionamenti e vizi del passato.