E' un luogo di informazione sportiva, sociale, emozionale. Raccontare storie di persone, atleti, grandi imprese, trionfi e delusioni, è la nostra mission. Facciamo informazione, produciamo confronti ideologici.
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Paolo Palumbo Sanremo

Anche noi stiamo con Paolo

Mentre ha luogo il festival della canzone italiana, uno dei più noti social per la condivisione di video, Youtube, mi notifica un brano che non ho potuto non guardare e condividere, non ascoltare, non lasciarmi coinvolgere a 360°.

Parlo del canto del rapper con la sla, Paolo Palumbo, “Io sto con Paolo” che lui stesso definisce “Un inno alla vita”.

Assistito dal fratello e dagli organizzatori, disteso, ha portato sul palco dell’Ariston un testo ed una testimonianza esemplare.

Paolo ha 22 anni ed è ammalato da 4 anni. Sognava di fare lo chef: «Dovevo diventare chef, stavo per iscrivermi alla scuola di alta cucina di Gualtiero Marchesi, invece la Sla ha modificato tutti i miei piani».

Tra i suoi sogni vi era anche quello di cantare a Sanremo e lo ha realizzato.

“Se vi dicono che i sogni non si realizzano sappiate che i limiti sono solo dentro di sé”, afferma nel suo discorso fatto grazie al movimento degli occhi e a quell’applicazione che li traduce in testo e voce.

Questa è la storia di un ragazzo che non si è arreso. Quando vi dicono che i vostri sogni non si possono realizzare, pensate che i limiti sono solo dentro di noi. Date al mondo il lato migliore di voi. Non buttate via la vostra vita“.

Ma c’è molto di più nel messaggio che ha voluto lanciare e che è stato accolto con lacrime di gioia sul volto, leggete anche voi:

«Chiudete gli occhi: provate a immaginare che la vostra quotidianità, anche nei gesti più piccoli, venga improvvisamente stravolta. Immaginate che il corpo che per anni vi ha sostenuti non risponda più ai vostri comandi, e che non possiate più provare il piacere di dissetarvi con un sorso d’acqua, di canticchiare la vostra canzone preferita, o di fare un bel respiro profondo.

In Italia, siamo oltre 6000 ad aver provato queste sensazioni e ad aver fatto degli accertamenti che ci hanno catapultato in un mondo ignoto. Sapete chi è la persona che mi sta vicino? Si chiama Rosario, e non è solo mio fratello. È anche il vero eroe di questa storia. Pensate che al momento della diagnosi lui ha lasciato tutto per prendersi cura di me, diventando le mie gambe e le mie braccia. Grazie a lui le mie incertezze sono scomparse.

Certo, ogni tanto mi fa arrabbiare e lo rimprovero, ma mi basta la dolcezza con cui lui mi parla a far tornare tutto come prima. Rosario e la mia splendida famiglia mi hanno insegnato cosa significa la parola sacrificio, dedicandomi la loro vita senza chiedermi nulla in cambio, se non di rimanere qui con loro.

Grazie al loro amore ho scoperto una forza interiore che non sapevo di avere e che vorrei trasmettervi, perché sono convinto che ce l’abbiamo tutti, anche se non ce ne rendiamo conto. È stato grazie a questa forza che la SLA non è riuscita a impedirmi di diventare uno chef e di realizzare tutto quello che avevo in mente.

Perciò, la mia non è la storia di un ragazzo sfortunato, ma quella di un ragazzo che non si è arreso davanti alle difficoltà e ha imparato a farne un punto d’appoggio su cui costruire qualcosa di nuovo. Quando vi dicono che i vostri sogni non si possono realizzare, continuate dritti per la vostra strada e seguendo il cuore, perché i limiti sono solo dentro di noi. La vita non è una passeggiata e dovremmo fronteggiare le sfide che ci mette davanti con tutto l’entusiasmo possibile.

Poco più di un mese fa ho affrontato un momento difficile, una crisi respiratoria. Se non fosse stato per la bravura dei medici e il sostegno di tutti quelli che sono accanto a me, oggi non ci sarei. Quando mi sono risvegliato dalla rianimazione ho riflettuto sulla fortuna di essere vivi.

Vi faccio una domanda: avete usato il vostro tempo nel migliore dei modi? Avete detto tutti i “Ti voglio bene” che volevate? Avete cercato di fare il lavoro che sognavate di fare per svegliarvi col sorriso?

In questi ultimi anni ho imparato che il tempo che abbiamo a disposizione è poco e prezioso e dovremmo viverlo intensamente, riempiendolo di amore e di altruismo. Date al mondo il lato migliore di voi e vedrete che le cose andranno meglio, perché se abbiamo bisogno di un cambiamento è soprattutto nella mente, dove stagnano le disabilità più pericolose come la mancanza di empatia e tolleranza.

Malattie come la mia ci rendono uguali, colpiscono senza giudicare le nostre storie, la nostra bontà, il nostro ceto sociale o i nostri progetti. Perciò, nel vostro piccolo, fate quanto più potete per aiutare il prossimo. Non buttate via la vostra vita, e quando di fronte a un problema crederete di non farcela, ascoltate e riascoltate la mia canzone, fatela sentire a chi amate e pensate a me e a tutti quei guerrieri che ogni minuto lottano per vivere. Grazie a tutti».

Nel mio piccolo, per vari motivi, ho la percezione continua che il tempo è poco, che il male è tanto, che la vita va vissuta ogni istante.

So che i secondi vanno amati e non ignorati. So che devo fare, devo agire, devo AMARE.

Questi sono i miei eroi, i figli di Dio, i mie fratelli in Cristo. Vittorio, che e asceso al Padre a 14 anni, Francesco e Marina che lottano contro quel male devastante e lo fanno amando Dio, Elena che soffre dall’età di 9 anni per il morbo di Crohn, Andrea figlio unico paraplegico e tutto gli altri… non sono sfigati, come molti dicono, sono tesori che ci arricchiscono.

«Se esiste una speranza ci voglio provare. Per volare mi bastano gli occhi, sono la montagna che va a Maometto, pur restando disteso sul letto… ».

«La fede è il mio volo principale, il dono più grande che ho coltivato al giungere della malattia e nel momento più difficile ha salvato la mia anima. Credo profondamente e prego tanto, tutti i giorni. Prego perché i miei sforzi abbiano un senso nell’umanità. Prego ovviamente per i miei cari. Quanto a me, pregare per chiedere la grazia della guarigione sarebbe egoistico: Dio ha un disegno per tutti noi, se sono in questa condizione c’è un motivo preciso e questa consapevolezza mi basta».

La canzone termina con queste parole: “Credo e recito il Rosario ed è proprio lui a tenere lontano il mio sicario”.

Dalla virtualità arrivano messaggi reali, arrivano testimonianze di amori carnali senza eguali. Ce sempre una relazione tra virtuale e reale, se per virtuale si intende un sistema di comunicazione digitale e per reale i concetti, i valori trasmessi.

Paolo a 19 anni

https://youtu.be/5h-Yl3guoe0

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