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La morte non ha colore come la giustizia

Cronaca di questi giorni è l’omicidio a freddo di un afro americano ad opera di un poliziotto bianco.

Un ginocchio sopra il collo con la volontà di premere, immobilizzare, schiacciare il volto a terra sino al soffocamento.

L’assassino in divisa non sentiva l’uomo urlare? Non sentiva le sue parole I don’t breath? Non respiro.

Forse non sentiva parole ma mugugni, strani versi.

Forse quell’uomo in divisa era convinto di non avere sotto il ginocchio un altro uomo tale e quale a lui, ma una piattola, uno scarafaggio, un ragno velenoso.

Probabilmente era convinto di dover eliminare quel verme.

Cieco, stolto, stupido ma soprattutto ignorante in divisa da poliziotto, forse assassino con distintivo.

“I can’t breathe!”
Non riesco a respirare.

George Floyd, 46 anni, nero, afroamericano, questo era l’uomo ucciso, uomo non scarafaggio, uomo, figlio di Dio.

Il fatto è accaduto a Minneapolis (Minnesota).

L’uomo urlava “Non uccidetemi”.

Quando arriva la barella e viene caricato sull’ambulanza, George non si muove più, è già troppo tardi.

Quale il motivo? Una banconota da 20 dollari falsa.

 Emerge una notizia non trascurabile: George Floyd e il poliziotto che lo bloccava a terra tenendogli un ginocchio sul capo si conoscevano da anni.

Secondo quanto riferito dal vicepresidente del consiglio comunale di MInneapolis, Andrea Jenkins, i due avevano infatti lavorato insieme anni fa come buttafuori in un night club, l’El Nuevo Rodeo.

Facciamo ora un volo in aereo dal Minnesota al Polesine, precisamente a Porto Tolle.

C’è chi ama l’illegalità

LAVORO

“Al lavoro in nero e senza mascherina nei campi: maxi multa” titola La Voce di Rovigo del 29 maggio.

In una campagna vengono trovati 16 lavoratori in nero, uno clandestino su 32 controllati.

Scatta la maxi multa così come alcuni commenti sul social che evidenziano il pensiero di illegalità e razzismo esistente.

Si legge che multare è ingiusto, che così si affossa l’economia.

È ingiusto? Ciò che è ingiusto e l’ignorare i diritti altrui, è il non considerare i doveri oltre che i diritti propri.

Perché non si comprende che il proprio bene deriva da bene della comunità?

Spesso a lavorare in nero, senza diritti e per pochi spiccioli sono le persone di origine africana.

La provincia di Foggia è Rosarno, in Calabria, sono una realtà per assurdo certificata per questo genere di sfruttamento

Avviene annualmente e senza nessuno che se ne curi.

Per qualcuno costoro, i neri, non sono persone, sono animali. Cosa fai un contratto ad un animale?

Chi giustifica l’illegalità ragiona secondo le mafie.

Questi sono persone tali e quali a noi, con altra cultura.

Delinquono? Gli arresti. Lavorano? Li paghi come tutti.

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