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La prima volta che corsi al Giro d’Italia

Era il nove giugno del 1985 quando corsi a vedere la cronometro individuale dal Lido di Camaiore a Lucca, 22° ed ultima tappa del Giro d’Italia edizione numero sessantotto.

Quel Giro iniziò il 16 maggio da Verona e terminò appunto a Lucca con la vittoria di Bernard Hinault (Yffiniac, 14 novembre 1954. Professionista su strada dal 1975 al 1986, soprannominato il Tasso, è stato uno dei più grandi campioni della storia del ciclismo).

Primo al traguardo fu Francesco Moser, Gis Gelati, che giunse sul secondo gradino del podio della generale, terzo arrivò Greg LeMond.

Fu una edizione memorabile proprio per la presenza di grandissimi nomi.

Avevo diciassette anni e correvo in bici con il V.C. Mantovani Esoform di Rovigo.

Con Stefano, un mio compagno di corse ed amico un po’ più grande di me, decidemmo di affrontare il viaggio per assistere a quell’ultima tappa.

Partimmo in treno da Rovigo poco dopo mezzanotte, erano i primi minuti di quel 9 giugno.

Cambiammo convoglio a Bologna, poi a Firenze ed infine giungemmo a Lucca alquanto stanchi.

Erano circa le sette del mattino quando ci affacciammo alla piazza sede del traguardo di giornata e di tutto il giro.

Soldi ne avevamo pochi in tasca, anche il mio compagno di viaggio seppur figlio di un tenente colonnello dei Carabinieri, aveva risorse limitate.

Andammo in un bar a fare colazione, per il resto della giornata ci arrangiammo con quanto avevamo posto nel nostro zainetto.

Non c’erano smartphone, non avevamo nemmeno una macchina fotografica, in casa ce n’era una per tutta la famiglia più la reflex Yashica Fx3 di mio fratello che non la dava certo a me.

In attesa dell’arrivo del primo corridore ne approfittammo per visitare un po’ la città anche se la notte senza dormire e la lunga giornata avanti a noi, non ci lasciavano molte forze.

Avvicinandosi l’orario della corsa andammo a sceglierci una posizione favorevole, una curva poco prima del traguardo da dove poter ammirare i campioni del pedale sfrecciarci innanzi.

Ricordo che vi era una porta antica attraverso la quale gli atleti entravano nel centro città. Li vedevamo sbucare da quell’arco di pietra carico di storia a cui si andava ad aggiungere anche questa.

A quel tempo i palchi per i giornalisti, per i cronometristi e per il pubblico privilegiato erano composti da tubi e raccordi, come quelli dei ponteggi usati in edilizia. Gli operai iniziavano a montare il tutto la mattina e terminavano poco prima dell’arrivo del primo corridore.

Dieci minuti dopo l’ultimo erano già all’opera per lo smontaggio. Anche oggi si fa così ma vengono usati bus, camper, camion attrezzati a dovere che in pochi minuti possono essere già in strada in direzione della tappa successiva.

Fu una lunga attesa trascorsa seduti su un marciapiede, a volte coricati con la testa sullo zaino. Ricordo che faceva molto caldo, le bibite andavano giù facilmente.

Minuto dopo minuto il pubblico si accalcava lungo il percorso, le tribune d’onore iniziavano a riempirsi e si vedevano i primi vip, ex del pedale, passarci accanto intervistati dai giornalisti di Tv, Radio e giornali.

In quella edizione correvano Greg LeMond, Franco Chioccioli (Castelfranco di Sopra, 25 agosto 1959, ex ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1982 al 1994, vinse il Giro d’Italia 1991) soprannominato Coppino per la sua somiglianza con il campione di Castellania.

Vi erano Francesco Moser e Robero Visentini e, quell’anno, Hinault non sembrava imbattibile. Il 31 maggio nella tappa del Gran Sasso d’Italia, la quattordicesima partita da Frosinone, vinse Franco Chioccioli e il campione francese arrivò cinquanta secondi dopo e a 30 secondi da Moser.

Hinault, leader della classifica generale, aveva già mostrato il suo valore a cronometro nella tappa di due giorni prima con arrivo a Maddaloni, 38 chilometri da percorrere in totale solitudine contro il tempo.

Precedette Francesco Moser di 53 secondi, non certo uomo debole in questa specialità, e Greg LeMond di 58 secondi.

Quel nove giugno, la gara contro il tempo era lunga 48 chilometri e fu vinta dal campione trentino Francesco Moser ma con soli 7 secondi di distacco si piazzo il transalpino, terzo per la cronaca, arrivò Tommy Prim.

Hinault era consapevole di non essere più giovanissimo e che tanti emergenti gli sarebbero passati avanti, ma lui era un campione e correva da campione e la spuntò, dopo le vittorie del 1980 e 1982 quello fu il terzo Giro d’Italia portato a casa.

Io e Stefano volevamo vedere principalmente i due rivali di quella edizione, Francesco Moser e soprattutto Bernard Hinault.

Come forse non tutti sanno, nelle cronometro si parte in ordine di classifica inverso. Il primo a lasciare i blocchi e l’ultimo in classifica generale e l’ultimo a confrontarsi con la strada è il primo in classifica.

Aspettammo sino alla fine della gara, sino a che Hinault non tagliò la linea del traguardo con il secondo miglior tempo.

Muovendoci in mezzo alla folla ci spostammo in direzione del podio per assistere alle premiazioni, rito piuttosto lungo dato che era l’ultima tappa del giro. Oltre al podio di giornata vi è la premiazione di tutti i leader delle classifiche e della generale.

Solo dopo le 17.30 decidemmo di avviarci verso la stazione in tutta fretta, avevamo un treno per Firenze in partenza poco dopo le 18.00. Arrivammo nel capoluogo toscano dopo le 19.00 e dovemmo aspettare un bel po’ per la coincidenza direzione nord.

Eravamo stanchi morti e affamati, lo zainetto era oramai vuoto e decidemmo di prenderci un trancio di pizza in un bar della stazione Santa Maria Novella. Lo mangiammo seduti sui gradini proprio al di fuori di quell’imponente edificio.

Arrivammo a casa a notte fonda, contammo esattamente ventiquattro ore di viaggio senza toccare letto, tutto per vedere i professionisti del pedale all’opera, gente che ha fatto la storia di questo sport.

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