Raccontare storie di luoghi e persone, viaggi in solitaria e di gruppo, speranze, sogni, attese soddisfazioni e delusioni.
Tanto tempo fa

Tanto tempo fa

Tanto tempo fa, erano gli anni ‘70 quando andavamo al mare ai Casoni, una località di Rosolina mare posta nelle vicinanze della foce dell’Adige.

Credo si chiamasse così perché vi era una casa in legno proprio sulla spiaggia, anche a quel tempo libera come oggi.

Ci si accampava con ombrelloni e sdrai, i lettini ancora non si usavano. Ci si portava il cibo da casa in un grande frigo da viaggio.

Avevamo una Lancia Fulvia 2c, una bella macchina acquistata usata con almeno dieci anni di vita.

Le auto i miei le acquistavano sempre di seconda o terza mano e con un bel po’ di anni sulla strada.

Quella la comprammo tramite un benzinaio di Rovigo, aveva l’attività all’angolo tra via Benvenuto Tisi da Garafolo e Viale Porta Adige, proprio difronte all’Hotel Cristallo.

Era un’auto che funzionava discretamente anche se bastava una pozzanghera per farla fermare.

Un giorno andando al mare, eravamo in auto io e mio papà perché gli altri erano già la, in una delle rotatorie presenti sulla strada che porta verso i Bagni dal Moro vi era un bel po’ d’acqua a causa del recente temporale. Quando vi passammo l’auto iniziò a tossire e si spense.

Non dico che eravamo abituati, di certo non ci sembrò un fatto straordinario né potemmo dire che non ci era mai successo.

Con quell’auto blu, una domenica ai Casoni, ricordo che una ruota affondò nella sabbia e non riuscivamo più a tirarla fuori. Il primo tentativo fu dandoci dentro di acceleratore, il secondo acceleratore e spinta, il terzo, con l’aiuto di alcuni presenti, diede il risultato sperato.

Con un badile si spostò della sabbia da attorno alla ruota, vi inserirono delle tavole di legno trovate li in zona, e poi un po’ accelerando e un po’ spingendo la ruota si spostò di pochi centimetri, quanto bastava per aderire alla superficie dura e ruvida della tavola e tornare a girare sino ad arrivare sulla strada.

La prima auto di famiglia che ricordo era italiana, un modello utilizzato dalle forze di Polizia e Carabinieri di allora: Alfa Romeo Giulia 1600cc. (1971).

La nostra era rigorosamente di seconda mano e di colore bianco. Ho ancora oggi dei flashbach a riguardo: mi vedo seduto al posto del passeggero davanti, non vi erano né leggi che lo vietassero né cinture a quell’epoca. Tornavamo dalla casa dei nonni di Crespino, quello era il viaggio settimanale che si faceva di solito il sabato.

Un giorno ero seduto davanti al posto del passeggero in braccio ad uno zio, ero piccolissimo e dovevamo fare un breve spostamento, meno di un chilometro.

Con una brusca frenata saggiai il cruscotto con la fronte. Cinture e poggia testa non erano installati, figuriamoci gli airbag.

Altre auto che ricordo sono una Audi 80 1300cc (B2 prodotta dal 1978 al 1986) color carota, anch’essa con circa dieci anni di vita con la quale ho preso la patente ed ho fatto il mio primo viaggio di settecento chilometri da autista.

Ricordo anche una Opel Ascona 1600cc, azzurra con tetto nero; un Fiat 238 con tetto rialzato – simile ad un Wafer.

Le altre sono storia recente.

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