Francesco d’Assisi, genio religioso e santo

Francesco d’Assisi, genio religioso e santo

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Ho letto un bel libro scritto dal , oggi, Cardinale Raniero Cantalamessa, noto francescano e teologo, dal titolo Francesco d’Assisi edito da Ancora e pubblicato nel 2018.

E’ indubbia l’eccellente capacità narrativa di Cantalamessa che, con questo volume, non vuole aggiungere un altro testo alla rigogliosa bibliografia su Francesco, ma mettere il fuoco su colui che ha “riempito la sua vita e di cui egli – Francesco – è stato una icona vivente, Gesù Cristo“.

Ho preso alcuni spunti da questa catechesi su Francesco e Gesù e ora cerco di far riflettere anche voi come ho fatto io.

L’immagine di San Francesco presente in copertina del libro, è la riproduzione di uno degli affreschi che decorano il Santuario del Sacro Speco di Subbiaco. “Rappresenta più antico ritratto esistente di San Francesco d’Assisi, pellegrino d’eccezione che raggiunse Subiaco nel 1223 al seguito del Cardinale Ugolino, futuro papa Gregorio IX“.

Riflessioni

Non si devono confutare le opinioni degli altri, né si deve scrivere contro una opinione o una religione che sembra non buona. Si deve scrivere solo a favore della verità, e non contro gli altri“.

Sono parole attribuite a Dionigi L’Areopagita del VI secolo, uno pseudonimo usato da un anonimo teologo e filosofo (Pseudo Dionigi l’Areopagita, Lettere, VI, PG 3,1077)

Francesco d’Assisi, pur non conoscendo questo scritto, fu il vero interprete di quel pensiero. Cercando e ricercando nei suoi scritti, nelle testimonianze del tempo, non si trova una sola parola contro gli ebrei, l’Islam, il clero cattolico.

E da quelle parole può nascere un ottimo narratore, un vero giornalista utile all’umanità. “Si deve scrivere solo a favore della verità“, nessun’altra parola ha veramente valore.

Francesco lo faceva, volle portare la Verità in terra islamica, fu il primo a voler convertire il sultano al Malik al Kamil non con le armi, come era consuetudine, ma con il dialogo in un incontro pacifico.

L’Essere e il non Essere

Essere un individuo particolare significa essere quello che si è e non tutto il resto, significa essere come un piccolissimo istmo di terraferma circondata da tutte le parti dal grande mare del mio non-essere” (Francesco d’Assisi – il genio religioso e il santo, Raniero Cantalamessa, Ancora 2018, pagina 22).

Solo creando ponti che uniscono le piccole isole che noi siamo potremo conquistare la terra ferma. Ponti fatti di relazioni umane ispirate dal divino fatto uomo.

Piacere e Dolore

Il piacere e il dolore nel ritmo della vita possono essere descritti utilizzando un fenomeno naturale ed affascinante, il moto ondoso di “sor’acqua“.

Le onde che in sequenza si innalzano e poi si esauriscono a riva, infatti, rappresentano in maniera forte quanto in noi accade. Come la cresta dell’onda sale, così noi andiamo in estasi provando piacere, soddisfazione, pienezza. L’onda lascia però dietro a se il cavo, il risucchio, una sorta di vuoto. Lucrezio, poeta pagano, disse che “un non so che di amaro sorge dall’intimo stesso del piacere e ci angoscia nel bel mezzo delle nostre delizie” (Lucrezio, De rerum natura, IV, 1133).

Nessuno meglio di noi, che viviamo in un epoca devota al consumismo (indotto per volontà della classe dirigente e funzionale al tipo di economia scelta), può cogliere questo aspetto.

Compriamo, godiamo del nostro oggetto qualche giorno e poi ci stufiamo, non ci da più alcuna emozione: l’onda del piacere che sale più ci avviciniamo all’acquisto e precipita poco dopo che ne siamo entrati in possesso.

Qualunque tipo di droga produce lo stesso effetto: ti ubriachi e diventi euforico, da li a poco si trasforma in torpore, sonno, mal di testa, tristezza e dolore.

La soddisfazione dei desideri è una insoddisfazione camuffata, se non è retta da una finalità più profonda che solo un amore oblativo (amore incondizionato, Amare in modo oblativo significa voler bene senza aspettarsi nulla in cambio) può dare“, ad affermarlo è un francescano, oggi Cardinale, Raniero Cantalamessa (Francesco d’Assisi – il genio religioso e il santo, Raniero Cantalamessa, Ancora 2018, pagina 27).

Il punto di riferimento

La persona, donna e uomo, ha necessità di confrontarsi con qualche cosa, qualcuno di grande, di giusto, con la Verità. Se il suo sguardo è rivolto solo a se stesso, alle altre persone, alla società, rischia di non conoscersi. Francesco lo sapeva benissimo: “Chi se’ Tu, dolcissimo Iddio mio? Che sono io, verme vilissimo e disutile servo Tuo?” (Fonti Francescane, 1916).

Il confronto è naturale, l’osservare e il misurarsi con qualcuno è nell’ordine delle cose, ciò produce sempre una relazione, una relatività e un condizionamento.

E’ difficile, per non dire impossibile, conoscere noi stessi dal confronto con l’altro che è tutto ciò che noi non siamo, è altro. Il confronto può indurci a vedere una immagine di noi frutto delle relazioni e non il noi che in realtà siamo.

Una bella canzone di Anastasio, cantata a Sanremo 2020, ha un ritornello in netto contrasto con questa verità. Lui canta “…se vuoi essere quello che vuoi, devi dimenticarti di quello che sei…”. Quello che sei è più importante di quello che vorresti essere e che non potrai mai essere perché sei quello che sei.

Umiltà

Una delle qualità di Francesco era l’umiltà, non quella fasulla, quella che spesso mostriamo noi per farci vedere in un determinato modo, ma quella frutto delle reale convinzione di essere nulla di fronte a Dio, di essere a conoscenza della Verità, della nostra piccolezza.

La Pace tra le religioni

Perché già Papa Giovanni Paolo II, dal 27 ottobre del 1986, ed ora Papa Francesco si incontrano ad Assisi con i leader delle grandi religioni mondiali per dialogare e pregare per la pace?

Una risposta ce la da proprio Cantalamessa in questo libro: “sarebbe triste – afferma – se si dovesse dire qualche cosa del genere delle religioni: le Religioni, attraverso tutte le loro lotte e divisioni, chiedono agli stati di vivere in pace tra di loro“.

Popoli in guerra possono chiedere ad altri popoli di vivere in pace ed essere credibili?

La volontà dei Papi scaturisce dai Vangeli, attraverso il dialogo si deve trovare la pace e l’unità tra gli uomini: basta attriti, basta conflitti, basta guerre in nome di Dio.

Perché ad Assisi? Perché Francesco, più di 800 anni fa, fu colui che scelse il dialogo alle armi per interagire con l’Islam. Nel 1219, infatti, a Damietta si fece arrestare per poter incontrare e parlare al sultano al-Kamil.

Cosa ci insegnao i Santi?

Una cosa è certa, ci insegnano che per essere cristiani bisogna leggere il Vangelo e viverlo.

E’ quello che ha fatto Francesco e che hanno fatto altri dopo di lui, vedi Madre Teresa di Calcutta ad esempio, Chiara Lubick, Filippo Neri. Hanno impugnato quel testo e non se ne sono mai più separati. Lo hanno usato come manuale di vita in ogni circostanza.

Perché è difficile vivere secondo il Vangelo? Filippo Neri rispose: “perché è semplice“.

Se osserviamo attentamente ogni affare che sembra difficile e iniziamo a spogliarlo, vediamo che in realtà è semplice. Chi ha la grande qualità di vedere la semplicità, che non significa affatto banalità, può vedere l’essenza della vita e goderla appieno. Può gustare Dio.

” Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.” Gv 14, 27