La Velocità di fuga

La Velocità di fuga

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La Fuga è un film del 1947 diretto da Delmer Daves, tratto dal romanzo Giungla umana del 1946 di David Goodis.

Ve n’é anche uno del 1964, regia di Paolo Spinola, vi è una serie televisiva del 2012 e un altro film del 2016 di Stefano Calvagna.

La Fuga è il titolo di molti libri italiani e stranieri.

La Fuga di cui vogliamo parlare però, pur avendo qualche attinenza con i contenuti delle suddette opere intellettuali, è un altra.

Non è nemmeno quella che troviamo nel Dizionario della lingua italiana, ovvero “Improvviso, precipitoso o segreto abbandono di un luogo, imposto da gravi motivi, non sempre giustificabili moralmente“.

Non voglio parlare nemmeno della forma musicale polifonica che ha origini nel primo ‘600.

La Fuga di cui parlerò è quel sistema dinamico, quell’azione e reazione che l’evoluzione dei fatti evidenzia nel trascorrere del tempo.

Per capire questa Fuga rammento un principio della fisica detto Velocità di Fuga definita come “la velocità minima che un oggetto, senza alcuna successiva propulsione, deve avere in una certa posizione per potersi allontanare indefinitamente da un campo a cui è soggetto“.

Ok, ci siamo, parleremo della Fuga nelle corse ciclistiche, probabilmente l’avevate già intuito.

Se nella definizione di Velocità di fuga al posto di “oggetto” mettiamo ciclista e al posto di “campo” mettiamo gruppo, non siamo molto distanti dalla realtà di ciò che avviene in corsa.

Riformuliamo il principio fisico: “la velocità minima che un ciclista, senza alcuna successiva propulsione, deve avere in una certa posizione per potersi allontanare indefinitamente da un gruppo a cui è soggetto“.

Premettendo che negli anni le cose sono cambiate e di molto, che la Fuga cinquant’anni fa aveva origini e dinamiche diverse da oggi, possiamo evidenziare un fatto, il soggetto principale è il ciclista che se ne va o il gruppo che lascia andare?

All’epoca di Bartali e Coppi (anni ’30 e ’40), solo per citarne alcuni, potrei affermare senza pentirmi che il principale autore era il “fuggiasco“, che coincideva quasi sempre con un campionissimo.

Oggi no, oggi applicherei il principio della Velocità di Fuga così tradotto: è il gruppo che mantiene una velocità tale da permettere al ciclista di potersi allontanare ma non indefinitamente, anzi, in maniera totalmente controllata.

In Fuga quasi sempre vanno corridori lontani in classifica o atleti di secondo o terzo piano. Il termine è brutto, non è il massimo, ma lo si usa per indicare quei corridori che, in un confronto alla pari con i consueti vincitori, difficilmente la spunterebbero. Nulla di spregiativo, assolutamente.

Nel 99 per cento dei casi la Fuga viene annullata prima dell’arrivo. Solo in una piccolissima percentuale va in porto: uno, quando il gruppo sbaglia i calcoli, due quando non ha interesse a raggiungere i primi, tre quando ad andarsene è uno veramente forte e nessuno riesce a riprenderlo (accade soprattutto nelle gare con arrivo in salita).

Quest’ultimo caso è al limite, a volte nemmeno si può parlare di Fuga perché trattasi di selezione naturale. Provate a pensare alle numerose gare con arrivo in ascesa, quando i più forti entrano in azione il gruppo si assottiglia sempre più perdendo elementi da dietro.

Nessuno va in Fuga in questo caso, è che non riescono a tenere il passo di chi pedala in testa.

Lasciar andare la fuga è una tattica pianificata a tavolino con più risvolti positivi tra i quali: tenere controllata la corsa e accontentare gli sponsor facendo si che il proprio marchio venga visto e rivisto.

E’ il gruppo a decidere quanti minuti di vantaggio concedere, quando lasciarla andare, quando riprenderla, chi lasciar uscire.

I DS hanno continuamente sotto controllo l’anagrafica dei componenti le fughe e, tramite le radioline, informano i propri atleti sul da farsi.

Per molti corridori La Fuga è l’unica chance per mettersi in mostra, per farsi notare ma spesso non basta per avere una carriera ciclistica lunga.

Su questo tema desidero suggerirvi due libri! Il primo è il mio, dal titolo “Storie d’Amore che non interessano a nessuno” in cui vi è un paragrafo dedicato ad un corridore oggi i attività – L’uomo in fuga ma solo in bici.

Il secondo libro l’ha scritto Davide De Zan che tutti conoscete e si intitola In Fuga.

Buona lettura