Bisogna seguire la traccia dei soldi, diceva Giovanni Falcone, e nello sport ce ne sono tanti

Bisogna seguire la traccia dei soldi, diceva Giovanni Falcone, e nello sport ce ne sono tanti

11 Maggio 2021 Off Di EUGENIO MALASPINA
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Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992), il magistrato antimafia che tutti conosciamo, diceva che “per combattere la mafia e contrastarne il potere, bisogna seguire la traccia dei soldi“. Questo perché? Perché la criminalità organizzata si nutre e vive di quelli.

Un articolo di Panorama del 2012 dal titolo “Sul doping la mano della malavita“, ci riporta alle Olimpiadi di Pechino del 2008 e agli 80 casi di positività (leggi l’articolo Panorama) di cui 2 riguardanti atleti italiani: diuretico per Stefano Baldini (fiorettista) e Epo per Marta Bastianelli (ciclista).

Tra le tante riflessioni, in quell’articolo del 2021, si dice anche che il giro d’affari italiano era pari a 800 milioni di euro e coinvolgeva mezzo milione di clienti con una percentuale di crescita del 25% annuo.

Un altro dato importante è che anche il mondo del calcio è interessato grazie al fatto che “i controlli restano sporadici e facilmente eludibili“.

Potrebbero secondo voi, le associazioni a delinquere di stampo mafioso (camorristico, ‘ndraghetista, ecc.) disinteressarsi di un ambiente in cui girano cosi tanti soldi?

Nel 2013 scoppia uno scandalo in Australia, (leggi l’Articolo Diritto di critica), Diritto di critica scrive: … il ministro della Giustizia australiano Jason Clare ha spiegato che “gli atleti di un certo numero di club, nelle principali discipline sportive, sono sospettati di utilizzare attualmente o aver ingerito peptidi, e che ciò potrebbe configurarsi come violazione delle normative anti-doping”.

Anche in quella occasione, ricorda il giornalista Alessandro Proietti, “l’aggravante, poi, sta nella stretta collaborazione e connivenza con la criminalità organizzata. Agli atleti vengono somministrate anche sostanze non ancora approvate per uso umano. Le reti criminali, nello specifico, sono coinvolte nel distribuire le droghe degli atleti e al personale di supporto, inclusi medici, scienziati e allenatori“.

A fine agosto del 2019 viene presentato un libro molto interessante dal titolo “C’è del marcio nello sport“. E’ una ricerca dell’Eurispes (Istituto di Ricerca degli italiani) curata da Giovanni Tartaglia Polcini, magistrato e consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri, noto per il suo impegno nella lotta alla corruzione sul piano trasnazionale. In questo testo si parla di un giro d’affari mondiale di 145 miliardi di dollari e dell’enorme ingerenza delle associazioni criminali nelle attività illecite nel mondo sportivo.

In un importante documento (scarica il testo) di Alessandro Donati, Associazione Libera, a pagina 18 troviamo scritto: “In Italia, già nell’ottobre 1997, l’allora comandante nazionale dei carabinieri del Nas …, ebbe a lanciare un allarme simile a quello formulato a Praga dalla US DEA (Agenzia Federale Antidroga statunitense): “le dimensioni del traffico clandestino di sostanze doping sono in grande aumento e il traffico segue gli stessi canali utilizzati per le sostanze stupefacenti“.

Quali sono questi canali? A pagina 17 si dice: “non si spiega se non con il coinvolgimento della criminalità organizzata l’incredibile diffusione che l’Epo poi avrà negli anni successivi fino ad occupare i primi posti delle classifiche di vendita dei diversi farmaci e che condurrà a stimare una incredibile sovrapproduzione mondiale di Epo rispetto alle reali esigenze dei malati. Tale sovrapproduzione sarà valutata pari a 5-6 volte i reali fabbisogni terapeutici“.

Si ricorda poi un “gigantesco furto di fiale realizzato nel 1999 a Nicosia, nell’isola di Cipro“. Vennero trafugate da un magazzino farmaceutico, circa 4.650.000 fiale di Epo. La polizia di Cipro disse poi che il furto “avvenne su commissione di un’efficiente organizzazione criminale…esperta in materia e l’enorme quantitativo di fiale è stato destinato al mercato nero dello sport“.

A pagina 31 poi, troviamo un ampia descrizione dell’interesse della mafia italo-americana per le sostanze doping. Le famiglie mafiose utilizzarono anche i film, con i grandi eroi super muscolosi, per promuovere una nuova immagine a cui tendere. Diedero vita altresì a palestre frequentate da body builder tutto per vendere queste sostanze a livello mondiale. Anche il cinema del porno utilizzava attori gonfiati, ricordate “Gola profonda”? “...interpretato da Linda Lovelace … investì poche decine di migliaia di dollari e ne incassò 600 milioni. Dopo questo film, i Colombo ne produssero molti altri con attrici e attori-body builders“.

Negli anni novanta entrano in azione le organizzazioni criminali russe che, vendendo queste sostanze a prezzi più bassi, faranno perdere affari agli italo-americani. Oggi il mercato dell’Europa dell’Est è molto florido.

E’ sufficiente tutto ciò per farvi capire che il doping non è solo un fatto personale? E’ abbastanza per comprendere che la criminalità organizzata è coinvolta in fatti riguardanti il doping sportivo?

Spero di si.