“Mi dissero che non avevo le capacità per essere un ciclista professionista” Jacopo Mosca

“Mi dissero che non avevo le capacità per essere un ciclista professionista” Jacopo Mosca

22 Luglio 2021 0 Di EUGENIO MALASPINA
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“The extraordinary ordinary Jacopo Mosca” titola un articolo pubblicato sul sito TREK dedicato alle competizioni.

(questo articolo è tratto dal sito TREK Rancing, il testo originale è in inglese – LEGGI QUI)

Jacopo Mosca è stato vittima di un bruttissimo incidente durante la prova a cronometro dei campionati italiani di Imola.

Lui, come tutti quelli che desiderano diventare un ciclista professionista, sa benissimo che le cadute sono parte del mestiere e che ci si può fare anche molto male.

“…Trasformarle in opportunità di crescita“, come dice l’articolo tradotto dall’inglese, “…è una qualità speciale che non tutti possono vantare. Queste persone sono definite resilienti“. Jacopo Mosca è uno di loro.

In un settore in discesa, a oltre 70 km/h, Jacopo è entrato in curva con una traiettoria non buona. Per non perdere il controllo e sbattere contro il muro, ha cercato di ridisegnare la sua traiettoria“. E’ lo stesso Jacopo Mosca a spiegare la dinamica dell’incidente di Imola:

“Ho capito subito l’errore e ho cercato di rimediare con una manovra innaturale. La ruota anteriore si è bloccata e sono volato in aria, cadendo a terra come un sacco».

Al seguito del campione piemontese c’erano  il DS Paolo Slongo e il General Manager Luca Guercilena. Hanno assistito in diretta all’incidente. “La loro preoccupazione era evidente – cita l’articolo : Jacopo era vigile e cosciente, ma aveva preso un colpo estremo. È stato subito trasportato al vicino ospedale, ma il suo trauma ha richiesto un centro specializzato a Cesena. Lì Jacopo si sottopose ad una serie di esami che, purtroppo, hanno avuto un esito impietoso.

Pneumotorace bilaterale, frattura della clavicola e della scapola destra, frattura di otto costole, trauma cranico, frattura dei processi spinali di tre vertebre e dei processi trasversi altri due. Per Jacopo fu l’inizio di un’altra lunga salita.

Le prime ventiquattr’ore sono state quelle che sono trascorse in fretta. Ero immobile a letto, dolore ovunque, ma c’era molto movimento intorno a me. Medici e infermieri, cure e test. Non potevo fare altro che assecondarlo», ricorda Jacopo.

Il bollettino medico è stato terribile“, ha detto il dottor Emilio Magni, medico Trek-Segafredo responsabile di Jacopo. “Ogni esame che faceva, emergeva un nuovo problema. Ma Jacopo era indifferente; si è concentrato solo sui tempi di recupero”.

Dice ancora Jacopo Mosca: “Il TT avrebbe segnato la fine della prima parte della mia stagione. Ho terminato il Giro d’Italia in buone condizioni e la Route d’Occitanie con due podi. Il piano era fare una pausa e poi mi aspettavano una serie di gare importanti. Avevo parlato anche con l’allenatore della nazionale italiana Cassani per l’Europeo. Ero molto contento della mia stagione, pensavo potesse essere la mia migliore da professionista. Quindi, anche se ero immobile a letto, non volevo rinunciare a quel pensiero. Poi, con il passare dei giorni, ho dovuto affrontare la cruda realtà. L’unica ambizione che potevo coltivare era quella di appuntare il numero almeno una volta entro la fine dell’anno. Altrimenti dovevo pensare alla prossima stagione“.

Il dottor Magni ha spiegato la situazione al mondo: “La questione più delicata é il pneumotorace, che é funzionale al recupero dell’apparato respiratorio. Le fratture della spalla sono state ridotte con un intervento chirurgico. Per costole e vertebre, l’unico trattamento è il tempo necessario per il consolidamento. Con questo quadro, il nostro obiettivo è di averlo al 100% delle sue prestazioni entro il 2022. Non escludo che possa riprendere a correre in questa stagione, ma dobbiamo essere realisti e considerarla solo come un’opportunità…”.

Alla notizia della possibili fine della stagione 2021, Jacopo ha commentato: “Sono tornato a casa portando con me tanti dolori e tanti pensieri. Per molte notti non sono riuscita a dormire. È stato un periodo molto difficile. Non è certamente il mio primo incidente in bicicletta. Nel 2017 mi sono rotto il gomito ma dopo due giorni pedalavo già sul mio trainer fisso. Questo è senza dubbio l’incidente più brutto subito finora”.

I primi giorni a casa ho guardato la bicicletta pensando a quando sarei tornato? Era un chiodo nel mio cuore e non posso negare che la prospettiva che stavo affrontando mi ha un po’ spaventato. Avevo alcune persone speciali intorno a me che mi hanno aiutato molto, ma dovevo anche trovare la forza per reagire dentro di me. Non so se è giusto dire che sono stato fortunato, ma non era la prima volta che dovevo rialzarmi“.

L’articolo by TREK racconta la carriera di Jacopo Mosca:

Jacopo ha avuto il suo primo approccio al ciclismo professionistico con Trek-Segafredo. “A causa di alcuni infortuni abbiamo dovuto aggiungere uno stagista e lui si è distinto con Viris Vigevano, una delle nostre squadre di riferimento per i giovani corridori” ha spiegato Luca Guercilena, “Ha mostrato grande attitudine come uomo squadra, ma per l’anno successivo il nostro roster era già al completo e così lo abbiamo aiutato a trovare una soluzione diversa con un altro team: la Wilier Triestina“.

Con la squadra italiana Pro-Continental Mosca ha corso le stagioni 2017 e 2018. Due anni fruttuosi, con tre vittorie al Tour of Hainan e al Tour of China. Ma alla fine di settembre 2018, la squadra lo ha sorprendentemente informato che non avrebbero rinnovato il suo contratto“. 

Dice Jacopo Mosca: “Quando ci ripenso, sono ancora perplesso. Mi è stato detto che non avevo le capacità per essere un pilota professionista”.

Rimasto senza squadra, non si è mai arreso, ha fatto un passo indietro, pur di correre ha militato in una Continental e poi?

Ad agosto arriva una telefonata inaspettata da Guercilena. “Irizar si era appena ritirato ed eravamo un po’ a corto di corridori per la Vuelta a Espana. Avevamo bisogno di uno solido e affidabile, abbiamo pensato subito a Jacopo. Gli abbiamo offerto un contratto di sei mesi con l’impegno di riservargli un posto per il 2020 se avesse fatto bene. E lo ha fatto”.

Commenta Jacopo: “Nel 2020 avevo ancora un anno di contratto e arriva la pandemia di Covid. Non certo la situazione ideale per dimostrare di meritare il rinnovo, ma dopo tanti anni in lotta per un posto non potevo lasciarmi scoraggiare. Mi metto a completa disposizione delle esigenze della squadra e dei dirigenti. Mi sono ritagliato il mio ruolo e sono stato in grado di dimostrare a me stesso e agli altri che meritavo di essere dove ero. Il regalo più grande è stata la fiducia che i miei compagni di squadra mi hanno dato nelle gare”.

Guercilena è più che soddisfatto del lavoro svolto sino ad oggi da Jacopo tanto da rinnovargli il contratto sino a tutto il 2023.

“Abbiamo deciso di aggiornare e prolungare il contratto fino al 2023 durante la Corsa Rosa, e ora lo abbiamo firmato. Lo abbiamo fatto non perché ce lo chiedesse, ma perché se lo merita. Ci sono solo pochi piloti affidabili e di valore come lui in giro, quindi lo teniamo stretto”.

Mosca: “E’ stata la migliore prova di fiducia che avrei potuto ricevere dalla squadra. Il rinnovo aggiuntivo fino al 2023 ha dissipato ogni insicurezza che avevo sull’essere unciclista professionista. Nel mio cuore, mi sono detto: ‘ Io valgo qualcosa! ‘

Come sta oggi Jacopo Mosca?

La priorità era il pneumotorace e siamo felici che, tra tutto, sia l’aspetto che fin dall’inizio ha dato i migliori risultati. Guardando gli esami è praticamente risolto

Dopo il consolidamento delle fratture vertebrali e costali, si guarderà alla fase fisioterapica, prima passiva e poi attiva, per ritrovare la funzionalità dell’articolazione scapolo-omerale. Quindi sarà in grado di pedalare su un trainer fisso. Servono sempre pazienza e prudenza, ma nel complesso va tutto bene“.

Incidenti come quello capitato a Jacopo raccontano molto di quanto siano duri i ciclisti”, ha continuato Magni. “Sono sempre concentrati sul recupero, senza mai lamentarsi. Nei tanti anni della mia carriera ho visto tantissimi casi, ma non do mai per scontato questo atteggiamento, né nel riconoscere persone speciali come Jacopo. La sua forza d’animo è incredibile; un’invidiabile capacità mentale e fisica di reagire”.

Nella durezza di questo momento, c’è ancora qualcosa di positivo“, ha aggiunto Jacopo. “Ogni esperienza è un tassello che aggiungo al mio bagaglio perché non dimentico mai che arrivare in cima è stata una spinta e restarci è una sfida quotidiana”.

Parole resilienti da un uomo resiliente.

Con queste parole termina il bellissimo racconto fatto in lingua inglese dal portavoce TREK-Segafredo.

Jacopo lo sostenni molto quando la Wilier Triestina di Citracca e Scinto lo lasciarono appiedato, aveva dato molto anche in quel team ed era inspiegabile per me quella situazione.

Vinse anche la classifica a punti della Tirreno Adriatico ma non bastò a convincere i manager.

Certamente oggi, nella TREK-SEGAFREDO è tutta un’altra storia.