Itinerario 30 Triora e le streghe

2019 04 28 TRIORA 065
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La Liguria affascina sia in riva al mare che nell’entroterra, sono molti infatti i paesaggi naturali e i borghi da visitare, sia lungo la via Aurelia che inerpicandosi sui vicini monti.

Uno di questi è proprio Triora, la nostra meta di oggi, piccolo Comune della provincia di Imperia con poco più di 350 abitanti.

Partiamo da Santo Stefano a Mare, dove lasciamo l’auto e ci prepariamo riempendo anche i polmoni di iodio.

Ci immettiamo subito sulla splendida ciclabile che collega San Lorenzo a Mare con Ospedaletti e vi pedaliamo sino ad Arma di Taggia. Lasciamo la ciclabile e ci immettiamo in via Bartumelin sino a raggiungere la sponda sinistra del fiume Argentina (Fora di Taggia).

Risaliamo il fiume per via Argine sinistro sino a Taggia, dove è possibile ammirare un antico e bellissimo ponte in pietra.

Passiamo ora il ponte e proseguiamo lungo la sponda destra sulla SP 548.

Si segue il corso del fiume Argentina e si attraversa parte dell’omonima valle.

Via Argentina (SP 548) inizia abbastanza larga e, a mano a mano che si risale la valle, si stringe sempre più.

Sono circa 32 i chilometri da percorrere di cui buona parte in salita molto facile (circa 700 metri d’ascesa).

La strada si inerpica in una valle verde, poco edificata costeggiando sempre il fiume a carattere torrentizio.

Il canto dell’acqua, che scorre verso valle e che cade dalle pareti disegnando piccole cascate, ci accompagna lungo il viaggio.

Sulla destra incontriamo il ristorante Ca’ Mea, molto rinomato, la cui specialità sono i piatti a base di funghi.

Poco dopo si raggiunge il comune di Badalucco e lo si oltrepassa.

Dopo 2 chilometri si giunge ai piedi di Montalto Ligure, che possiamo visitare con una deviazione di un chilometro.

Un cartello lo definisce Paese Romantico.

Si prosegue in mezzo al verde, quasi in totale solitudine, lungo la strada principale sino a raggiungere il piccolo borgo di Molini di Triora.

Da qui dopo pochi chilometri di ascesa si raggiunge la meta: Triora. Visitiamo il paese e poi ritorniamo al punto di partenza per la stessa via. E’ praticamente tutta discesa sino al mare.

Collocato a 780 metri sul livello del mare, gode di un clima montano mai troppo freddo. Probabilmente di epoca romana, nel XII secolo divenne possedimento del Conte di Badalucco.

Nel 1267 diventa nuovo feudo della repubblica genovese, gli venne concessa anche la “libera pena capitale”.

Nel 1625 l’esercito piemontese tentò di conquistare Triora ma non vi riuscì. Entrò a far parte del regno di Sardegna nel 1814 e poi del Regno d’Italia.

Furono i tedeschi, durante la seconda guerra mondiale, a saccheggiare il Comune e a incendiarlo.

Tra il 1587 e il 1589 vi ebbero luogo numerosi processi di stregoneria. Alcune donne locali vennero accusate delle sventure del paese, anche di cannibalismo verso bambini in fasce. Presso l’Archivio di Stato di Genova sono conservati gli atti processuali.

A quell’epoca bastava poco per essere definita strega, solo pensare e agire diversamente dalla maggioranza poteva costare la vita. Il nome Triora deriva da Tria-Ora (tre bocche) ovvero, i tre principali prodotti del luogo: grano, vite, castagno. Tutt’oggi il pane di Triora è molto famoso in Liguria e non solo.

Come sempre vi rammento di fare sempre massima attenzione, di rispettare scrupolosamente quanto previsto dal codice della strada, di indossare il casco, occhiali protettivi e utilizzare le luci anteriore e posteriore. In discesa non lasciatevi prendere la mano, se si lascia correre la bici è facile superare i sessanta chilometri orari. La strada è di tutti pertanto attenzione ai pericoli.

E’ facile trovare una giornata grigia lassù, spesso le nuvole avvolgono questi luoghi.

Ps. il percorso è puramente indicativo ed è descritto in base all’esperienza personale e ai dati rilevati dagli strumenti cartografici prodotti da terzi (Ciclocomputer, mappe Google, Garmin Connect).

Itinerario n. 30 pubblicato su La Voce di Rovigo del 15 ottobre 2021

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