Quello che gli altri non dicono!
foto di Gianna Jessen

Gianna Jessen, sopravvissuta all’aborto salino tardivo

“Gianna Jessen, sopravvissuta all’aborto salino tardivo” è tratto dal libro “Storie d’Amore che non interessano a nessuno”.

Relativamente all’aborto vorrei raccontarvi una storia, vorrei parlarvi di Gianna Jessen sopravvissuta all’aborto salino tardivo richiesto dai genitori biologici diciassettenni, nel 1977 a Los Angeles.

L’aborto salino consisteva nell’iniettare una soluzione salina nel grembo materno con lo scopo di bruciare dentro e fuori il bambino, che sarebbe poi stato partorito morto entro le ventiquattro ore.

Sino al 2002, nel caso in cui il bambino fosse nato ancora vivo, il medico abortista lo finiva con le proprie mani per strangolamento, soffocamento o lasciandolo morire.

Gianna nacque viva dopo diciotto ore.

Per puro caso vide la luce quando il medico non era ancora in servizio. Avrebbe dovuto riportare gravi lesioni, ustioni e bruciature, avrebbe dovuto essere cieca, sorda, invece niente di tutto questo.

Il medico abortista dovette firmare il suo atto di nascita su cui c’era scritto: “nata per aborto salino”.

Grazie a questo documento ha potuto sapere le generalità di colui che la stava uccidendo e che costui possedeva la più grande catena di cliniche negli Stati Uniti.

In un’intervista di TCI (Televisione Cristiana in Italia – canale Youtube) disse:

«Ho abortito più di un milione di bambini, la considero la mia passione».

Ora Gianna gira il mondo per portare la sua testimonianza, per ringraziare Cristo per il miracolo vivente che è lei e per stimolare le coscienze, per far capire che siamo difronte ad una guerra, una guerra tra la vita e la morte e la sua domanda alle assemblee (nel 2008 al Parlamento Australiano) è: «Tu da che parte stai?».

Ella afferma: «Sono stata odiata sin dal concepimento da così tanti ma amata da molti di più», ed è ciò che lei vuole ora, vuole essere odiata così come è stato odiato Gesù, da cui si sente amata e di cui si definisce: «la Sua bambina e la Sua bambina non si tocca.

Sulla mia fronte c’è scritto trattatemi bene perché mio padre è il padrone del mondo».

Nei primi mesi ha lottato contro una paresi cerebrale per ipossia e, in conseguenza della violenza subita, si rivolge alle donne affermando che l’aborto esiste per difendere i loro diritti, ma lei si chiede: «Chi ha difeso i miei diritti quel giorno? La mia vita veniva soppressa nel nome dei diritti delle donne».

Si indigna, ed io con lei, quando in nome del bene si chiede di sopprimere i bambini a rischio di disabilità e fa notare, a tale proposito, che «Ci sono cose che si possono imparare solo dai più deboli» e che è un atto di profonda arroganza decidere della vita e della morte degli altri.

A tre anni, aiutata, ha iniziato a camminare e poi a parlare e ora, seppur fisicamente più debole di altri, è in grado di smuovere le coscienze e donare speranza.

Alcuni anni fa, durante un convegno, si fece viva la madre biologica. Lei la perdonò da buona Cristiana, anche perché si sentiva figlia di Dio.

Esorta uomini e donne a prendere in mano il loro destino e a non seguire falsi idoli, a non scappare davanti alle difficoltà o alle dure decisioni e conclude dicendo che il suo unico scopo è quello di far sorridere Dio e non le interessa essere considerata una sciocca.

È una testimonianza forte, che non lascia indifferenti comunque la si pensi, è uno stimolo a vedere l’aborto anche dalla parte delle vittime, è un’esortazione all’impegno e a non considerare i deboli come persone inutili e prive di valore, ma come persone in grado di cambiare la società.

È un monito ai politici ai quali dice: «Siete fatti per la grandezza… siete fatti per difendere il bene e la giustizia… vuoi essere un uomo preoccupato solo per la tua gloria?…».

Sono queste le persone che hanno una marcia in più, le persone che hanno la forza e la volontà di raccontare la verità, che non si piegano davanti alle pressioni e alla violenza inaudita di coloro che si fanno paladini della legalità, che si dichiarano potenti.

Sono loro le donne e gli uomini di Chiesa a cui ispirarsi, persone laiche come noi ma che hanno incontrato e visto veramente in faccia il Cristo, il figlio di Dio.

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