Clandestini in Assisi, bicicletta, libro, film e museo

Clandestini in Assisi, bicicletta, libro, film e museo
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Sto leggendo per l’ennesima volta un libro per me fantastico #assisiclandestina.

Il titolo originale è Assisi Underground, prima edizione 1978, autore Alexander Ramati.

Racconta la nostra storia, la potenza di Cristo e degli uomini che in nome di Dio e per Suo conto salvarono migliaia di anime.

Nel 1985 diventa anche film e viene trasmesso dalla RAI. Oggi purtroppo di quel documento video non vi è più traccia sui canali ufficiali.

Padre Rufino Niccacci, frate francescano di Deruta, padre superiore di San Damiano, viene incaricato dal vescovo di Assisi Giuseppe Placido Nicolini di mettere al sicuro numerosi rifugiati ebrei.

La Chiesa Cattolica ha realizzato una rete di sostegno e di fuga in tutta Italia. Vi era un accordo tra il Vescovo Nicolini e il Cardinale di Firenze Elia Angelo dalla Costa, per mettere al riparo gli ebrei in fuga e per portarli oltre la linee nemiche.

Gli alleati erano già in Abruzzo quando Padre Rufino e Padre Aldo Brunacci si davano da fare per ospitare i perseguitati in tutti i conventi della città di San Francesco.

San Damiano, Santa Maria degli Angeli, la Basilica di San Francesco, l’Eremo delle Carceri, sono solo alcuni.

L’inventiva di Niccacci portò Assisi ad essere la capitale della contraffazione di documenti di identità. Coinvolse Luigi e Trento Brizi, padre e figlio, che avevano un negozio e una stamperia in piazza Santa Chiara. Iniziarono a produrre documenti per i clandestini di Assisi per poi farne anche per quelli di Firenze, Perugia e altri luoghi.

Il quartier generale dell’organizzazione di Nicacci fu il convento di clausura di San Quirico, in via Sant’Apollinare, nelle adiacenze del vescovado.

In tutta questa rete di salvataggio vi era un corriere d’eccezione, amico del Cardinale di Firenze, che macinava chilometri e chilometri in bicicletta con fotografie e/o documenti falsificati nascosti nel canotto della sella e nel manubrio.

Il suo nome è riconducibile alla gloriosa storia del ciclismo italiano, era soprannominato Ginetaccio, per via del suo nasone, ha vinto ben 2 Tour de France ed ha ancora un record imbattuto: è l’unico ciclista al mondo ad aver vinto la corsa francese a distanza di 10 anni da una edizione e l’altra (1938-1948).

Avete capito di chi sto parlando? Del grande uomo e atleta Gino Bartali, nato a Ponte a Ema (Firenze) il 18 luglio del 1914, morto a Firenze il 5 maggio del 2000.

Partiva da Firenze, ufficialmente per allenarsi, e passando per Arezzo, Terontola, Perugia raggiungeva Assisi. Si spingeva ben oltre, andava sino a Pescocostanzo e sul fiume Sangro, che faceva confine tra la difesa tedesca e l’avanzata delle truppe alleate.

Assisi divenne un ospedale militare sotto la direzione del Colonnello Muller, medico cattolico tedesco. Poco prima della ritirata, la città venne minata ma, grazie ad un inganno ad opera di alcuni componenti dell’organizzazione clandestina, venne dichiarata “Città aperta“. Ciò permise di salvarla dalla distruzione.

Nel bosco circostante l’Eremo delle carceri agiva un gruppo di partigiani ben noti a Niccacci e agli altri.

Nel 2018, in occasione della tappa Assisi – Osimo del Giro d’Italia, è stato inaugurato un museo, presso il vescovado, che racconta proprio del periodo storico oggetto del libro di Ramati.

Il museo dedicato a Bartali e alla protezione degli Ebrei.

Mauro Vegni e Gioia Bartali all’inaugurazione del Museo

Padre Rufino fu uno dei primi italiani nel 1974 a ricevere l’alta onorificenza di Giusto tra le Nazioni, conferitagli dallo Stato di Israele. Nel 2013 anche Bartali venne riconosciuto come Giusto.

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