“Non poterti vedere e toccare per l’ultima volta perché te ne sei andato in modo così orribile, mi sta facendo a pezzi”. Davide Rebellin, le indagini, le telecamere

"Non poterti vedere e toccare per l’ultima volta perché te ne sei andato in modo così orribile, mi sta facendo a pezzi". Davide Rebellin, le indagini, le telecamere
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“Non poterti vedere e toccare per l’ultima volta perché te ne sei andato in modo così orribile“. Sono le parole più sconvolgenti della lunga e intensa lettera scritta e pubblicata da Françoise Antonini, conosciuta come Fanfan.

Parole che descrivono la gravità, l’atrocità di quanto accaduto sul corpo del campione e amico di tutti i ciclisti Davide Rebellin. L’autista si chiama Wolfgang Rieke, di 62 anni, con il suo tir ha travolto Davide e l’ha trascinato per alcuni metri, fino all’interno del parcheggio di un ristorante.

«Il mio Angelo, il mio grande Amore… Immaginare la mia vita senza di te mi strazia… l’orrore di ciò che hai passato mi strazia… Andare avanti sapendo che non ci toccheremo mai più, non ci parleremo mai più, non ci sveglieremo mai più l’uno nelle braccia dell’altro mi fa a pezzi…»

Strazianti parole che evidenziamo, senza ombra alcuna, l’amore che lega e legherà per sempre queste due persone. La vita ti dona tanto e ti può togliere tutto ma non l’amore e la forza d’amare che è più forte della morte.

«Non fare le barrette energetiche che ti piacevano tanto mi sta distruggendo… I nostri bei progetti di coppia, che stavano finalmente prendendo forma ora che la tua impegnativa carriera era finita, e che non si realizzeranno mai, mi sta facendo a pezzi… Non poterti vedere e toccare per l’ultima volta perché te ne sei andato in modo così orribile, mi sta facendo a pezzi… Mi mette al tappeto… Sto cercando di riprendere fiato, ma come posso respirare senza di te al mio fianco? Ti supplico, avvolgimi nella tua luce, così bella, così dolce, così gentile, così amorevole, così solare… Dammi la forza di rialzarmi, e soprattutto riposa in pace, questa pace che meriti così tanto. Ti terrò sempre nel mio cuore e in tutto il mio essere, per l’eternità».

Davide Rebellin è stato travolto ed ucciso da un camion il 30 novembre scorso. Una data che sarà indimenticabile tanto quanto quella del 22 aprile 2017, che si portò via Michele Scarponi sempre per incidente stradale.

Davide è stato agganciato e trascinato via dal mezzo pesante in una rotatoria poco distante dall’uscita autostradale di Montebello in provincia di Vicenza. La sua bici è irriconoscibile. È stato il fratello Carlo a vedere Davide a terra.

L’autista tedesco è stato rintracciato: resosi conto di quanto fatto, è salito in camion e se n’è andato a scaricare la sua merce all’interporto di Verona e poi ha fatto rotta verso la Germania. Ben consapevole che in quella nazione non esiste il reato di omicidio stradale e che, non sarebbe stato arrestato almeno per il momento.

Da quanto è emerso dalle indagini, il soggetto è recidivo.

Le indagini

La Procura di Vicenza sta avviando una superperizia per capire nei dettagli quanto è accaduto quel mercoledì 30 novembre a Davide Rebellin.

Wolfgang Rieke è l’autista di 62 anni che con il suo tir ha travolto il ciclista, trascinandolo per alcuni metri, fino all’interno del parcheggio del vicino ristorante.

I medici legali stanno eseguendo l’autopsia sul cadavere di Davide per capire la causa della morte, tutti elementi che serviranno per definire il capo di imputazione.

Si indaga infatti per i reati di omicidio stradale e omissione di soccorso. L’uomo si trova in Germania.

Con le prove raccolte potrà essere processato in Italia in contumacia. Se vi sarà una condanna definitiva, ce lo auguriamo, potrà essere chiesta l’estradizione.

Secondo l’agenzia Ansa, potrebbe essere chiesta una misura cautelare soprattutto per essere fuggito dopo l’omicidio.

Il camionista Wolfgang Rieke risulta essere un dipendente della ditta di trasporti del fratello.

Sembra essere già calendarizzato un interrogatorio, probabilmente in videoconferenza. Dovrà difendersi dall’accusa di omicidio stradale e di omissione di soccorso. L’unica possibilità che ha è quella di dimostrare che non si è accorto di quanto accaduto.

Eventualità assai difficile in quanto, le telecamere di sorveglianza sembrano evidenziare chiaramente che l’autista sia sceso dal mezzo, si sia avvicinato a Davide Rebellin, sia tornato alla guida e se ne sia andato .

L’uomo è stato riconosciuto sia grazie alle foto di alcuni testimoni, sia dalla copia della carta d’identità acquisita dalla ditta veronese da cui si è recato il camionista.

Fotografie, testimonianze, riprese video, ricostruzioni dei fatti, sembrano essere prove al quanto pesanti e sufficienti per condannare Rieke.

Davide Rebellin, 51 anni, aveva smesso da circa un mese di correre.

Una lunga carriera da professionista iniziata nel 1992 proprio lo stesso giorno in cui debuttò nella massima categoria anche Marco Pantani.

La sua ultima corsa d’addio alla carriera è stata a metà ottobre, la Veneto Classic, con arrivo a Bassano del Grappa.

Quel giorno, in molte interviste, dichiarò ufficialmente chiusa la sua attività da professionista ma non quella di ciclista.

Non pochi lo criticavano perché nonostante l’età continuava a voler correre con i big.

Lui non puntava più alle vittorie o alle grandi vittorie poiché sapeva bene che c’erano giovani molto più forti, lui correva perché amava talmente tanto quella professione questo sport, che non poteva farne a meno.

Le strade sono sempre più pericolose, mortali per chi si muove in bici.

Un ciclista come pochi, un professionista unico. Lui correva perché correre era la sua vita.

Ci manchi!

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