Lampedusa in Liguria, itinerario impegnativo quanto affascinante. Itinerario 49

Lampedusa in Liguria, itinerario impegnativo quanto affascinante. Itinerario 49
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L’altro ieri ho fatto un bel giro lungo 104 km, da Santo Stefano a Mare sino a Montecarlo passando per Sanremo, Bordighera, Ventimiglia e Menton rigorosamente lungo mare di cui ho poco da dire se non di aver fatto i primi 100 di fila di questo 2023.

Menton è bellissima, Montecarlo lo sarebbe ma troppo caos, cantieri e zone transennate. Bordighera e Ventimiglia hanno dei bellissimi camminamenti in riva ala mare con spiagge pietrose e acqua turchina.

Ieri, invece, giornata di riposo per quanto riguarda la bici. L’ho toccata, 5 km in scioltezza.

Abbiamo fatto una lunga passeggiata a 4 sul lungo mare di Bordighera. Siamo partiti dalla chiesetta di San Ampelio sino a Vallecrosia e poi? Un bel bagno, una breve ma emozionante nuotata nel Mar Ligure di gennaio.

Abbiamo inaugurato anche la muta con le prime bracciate all’aria aperta a pochi minuti dal “sunset“.

Oggi, vigilia dell’Epifania, abbiamo ancora una bellissima giornata di sole e caldo.

EPIFANIA: «Forse i Magi non erano tre e non erano Re ma sapienti che, come ha detto Benedetto XVI, “scrutavano il cielo” per trovare Dio. Una leggenda li associa a una vecchina riluttante che poi divenne la Befana che porta i doni ai più piccoli. Nella liturgia cristiana è la festa in cui Dio, nel Bambino Gesù, si manifesta a tutti i popoli. Il dono della mirra allude alla Passione, quello dell’oro alla regalità e l’incenso alla divinità di Cristo». (Famiglia Cristiana). Si suggerisce di leggere il Vangelo secondo Matteo Mt 2,1-12

Ho pianificato un tragitto di 60 chilometri con delle belle salite e paesaggi incantevoli, sempre vista mare ma lontano dal traffico dell’Aurelia.

Partiamo!

Parto dall’albergo di Santo Stefano a Mare e mi avvio lungo la ciclabile direzione Sanremo. Lascio ciclopista in corrispondenza dell’attacco della salita del Poggio, dalla parte da cui scendono i corridori durante la Milano-Sanremo.

Il mare e il sole sono sempre presenti.

Scendo dal Poggio dal lato di Bussana e torno sulla statale Aurelia e mi dirigo verso Arma di Taggia.

Risalendo il fiume Argentina sul lato destro e poi sul lato sinistro, vado verso Taggia percorrendo la ciclabile che termina ai piedi del ponte romanico.

«Ponte Romano Di Taggia. L’eccezionale ponte a 15 arcate ha seguito lo spostamento dell’alveo del torrente. Le strutture più antiche sono databili entro la prima metà del XIII secolo. Successivamente sono state aggiunte tutte le altre, con uno sforzo continuo della Comunità, particolarmente attivo fra XVII e XVIII secolo». (FAI)

Scatto un po’ di foto, ci salgo sopra con bici in spalla facendo uno dopo l’altro i gradini di pietra. Scendo poco più avanti e mi dirigo verso il Santuario della Madonna Lampedusa.

Purtroppo qui il navigatore inizia a fare le bizze e mi propone ben due percorsi in salita arcigna e su strade che poi si rivelano senza sbocco.

Il primo è un lungo rettilineo che finisce sotto l’autostrada e su tratto di cemento che accede ad una proprietà privata.

È sempre difficile tornare sui propri passi ma a volte è inevitabile.

La seconda strada ascende praticamente in verticale per una strada definita da un residente, mulattiera.

Per fortuna incontro un signore in scooter a cui chiedo informazioni, mi dice: scendi per circa 500 metri e svolta a sinistra, li trovi una stradina asfaltata che ti porta sulla SP51 per Castellaro.

Lampedusa in Liguria, itinerario impegnativo quanto affascinante. Itinerario 49

Scendo e lo trovo proprio fermo al bivio che mi attende per indicarmi la svolta. Lo ringrazio, lo saluto e faccio come ha detto: scorgo solo ora un cartello nascosto che indica il paese di Castellaro.

La speranza si fa più forte.

La strada è asfaltata e piuttosto dura sino a quando mi rimetto sulla SP 51.

Qui le pendenze calano vistosamente sino al centro del paese, il.pensiero va alla strada corretta: quanta fatica in meno avrei fatto?

Prevale però l’anima del ciclista, scrittore, amante della salita e di ciò che regala, e che a cima conquistata sa solo gioire e dimenticare lo sforzo espresso.

E non è ancora finita: poco dopo un cartello indica un chilometro e mezzo al santuario.

Già! 1100 metri su 1500 sono molto impegnativi. Il primo pezzo è duro, poco dopo ancor di più e lo faccio a piedi. La strada è molto stretta, nonostante questo arrivo in un sito fantastico.

Poi vi racconterò qualcosa del Santuario e perché si chiama così, intanto vi dico che sulla facciata, sul lato sinistro guardando l’ingresso, vi è una meridiana, un orologio a sole. Sul lato destro, troviamo un sottoportico che conduce in un parcheggio e verso un sentiero sterrato da cui ho visto arrivare un ragazzo in mountain bike.

IL SANTUARIO: «La nascita del santuario è legata ad una storia popolare e in particolare nella figura di un abitante dell’allora borgo di Castellaro. Si narra infatti che il paesano Andrea Anfosso – soprannominato “Gagliardo” – fu, secondo una versione, nel 1561 fatto prigioniero dai pirati turchi che in quella data assaltarono il paese; un’altra versione vede invece il protagonista cadere in mano dei saraceni mentre dà loro la caccia in mare. Fatto schiavo dai pirati e caricato su una nave turca fece quindi scalo nell’isola di Lampedusa e, per approvvigionare di legname la nave, il castellarese Andrea Anfosso venne mandato nei boschi dell’isola ed è lì che, in mezzo ad un’abbagliante luce, ritrovò in una nicchia una tela ritraente la Vergine Maria. Prospettando la fuga dalla prigionia, ricavò da un tronco una rudimentale imbarcazione e dalla tela mariana una vela per affrontare il mare aperto e fare ritorno nella terra natia; la leggenda asserisce che l’Anfosso giunse sulle coste liguri – nei pressi di Arma, frazione odierna di Taggia – e quindi a Castellaro nel 1602. Qui il paesano fece voto di erigere un santuario, per ringraziare la Madonna del pericoloso viaggio, nella località denominata Costaventosa». (Wikipedia)

Proseguiamo il nostro itinerario ripercorrendo il chilometro e mezzo che c’è tra il Santuario della Madonna di Lampedusa a Castellaro e svoltando a sinistra verso Pompeiana che raggiungo dopo pochi chilometri con tratti alternati di salita e discesa.

Da Pompeiana, svolto a sinistra, faccio un breve strappo con il rapporto più agile che ho e proseguo in direzione Terzorio. Da Castellaro a Pompeiana la sede stradale non è molto bella, ma praticabile e affascinante. Bisogna fare molta attenzione.

Da Terzorio scendo in picchiata a Santo Stefano a Mare dove si aggiunge, per l’ultima salita di giornata, mia moglie con una bella bici elettrica. L’ho convinta a provare l’emozione di scalare la Cipressa insieme. Partiamo lungo la ciclabile in direzione San Lorenzo a Mare. Giunti alla vecchia stazione, lasciamo la ciclabile e svoltiamo a destra per iniziare la salita.

Lei non va mai in bici per vari motivi e, grazie alla e-bike si è divertita tantissimo. Io davanti e lei dietro l’abbiamo scalata alla media di 18 km/h, e ci siamo divertiti moltissimo. Non potevamo saltare le caratteristiche foto davanti al murales. E poi, giù in discesa verso Marina di Aregai e rientro in Hotel.

Anche questo itinerario è stato completato e domani, 6 gennaio, si torna nella nebbia.

In fondo il ciclismo non è altro che una pedalata dopo l’altra, una sequenza di giri di pedale che ti portano ovunque.

E, come diceva Eddy Merckx «QUANDO LA STRADA SALE, NON TI PUOI NASCONDERE».

Nota tecnica

A volte bisogna avere il coraggio di cambiare e di provare altre cose. L’ho fatto acquistando una Bianchi Impulso Pro.

Dopo circa 500 km su terreni di vario tipo, devo dire che con l’Impulso pro mi trovo perfettamente a mio agio. É la mia personale opinione, ma rispetto alla Jena Wilier Triestina siamo su un livello ben più elevato.

Forse qualcuno potrebbe obiettare: hai una Bianchi Gravel Race e la confronti con Jena? Dovresti confrontarla con la RAVE SLR. Si! forse avete ragione, ma la seconda, ottima bici, ha un costo doppio rispetto alla Impulso Pro, quindi il confronto non regge e comunque potrebbe perderlo lo stesso.

La Bianchi Impulso Pro è una bicicletta da corsa con le ruote larghe e il movimento centrale più alto.

Mi sento perfetto sia in salita che in discesa.

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