E poi continua la salita

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Tornato a casa dall’ospedale ho voluto subito fare un giro di pedali.

Avevo un gran male quando ho preso la mia bici da corsa Wilier Triestina Zero7, ho smontato la ruota posteriore e l’ho fissata sul ciclomulino.

Subito dopo mi sono steso a terra perché non riuscivo a sopportare il peso delle mie braccia.

Ho aspettato che tornasse a casa Caterina per salire in sella con il collo bloccato dal collare ben stretto.

Aggrappato a lei invece che al manubrio, ho pedalato per un chilometro.

Un solo chilometro sui rulli, ne è valsa la pena.

Ben lontano da 100, 150, 200 chilometri che facevo con il vento in faccia sino al 23 maggio 2023.

Sapevo dell’intervento da tempo, erano quasi 5 anni che incombeva su di me.

Dal 1 gennaio al 23 maggio ho infranto tutti i miei record, a parte uno, la maggior distanza in giornata.

Sono stato ricoverato 5 giorni in una camera di ospedale con una gran vetrata sull’Adige in centro a Verona.

Avevo una piccolissima televisione che però mi ha permesso di vedere tutte le ultime tappe del Giro d’Italia.

Avrei dovuto essere in prima fila a Roma, in quei giorni ma il medico mi ha chiamato per l’intervento.

Ho potuto anche vedere la finale scudetto di Rugby tra Rovigo e Padova, una bellissima partita vinta dalla squadra della piccola cittadina in cui attualmente vivo.

Il 25 maggio mi hanno operato, il 27 maggio mi hanno aiutato a rialzarmi, il 29 pomeriggio mi hanno detto: vuoi andare a casa?

Gioia per aver superato una dura prova, debole per fare sforzi tanto che l’ansia mi ha fatto salire la pressione arteriosa come non mai.

Mi sono vestito, con l’aiuto di Caterina, e un po’ alla volta mi sono avviato verso l’uscita con grande fatica.

Devo ringraziare il personale medico, quello infermieristico e gli Oss del Borgo Trento per la loro cordialità, la loro gentilezza e la grandissima professionalità, molti di loro sono giovanissimi.

Un chilometro sui rulli sono diventati due, poi due e mezzo, poi uno più volte al giorno.

Tante ore di letto, poltrona, sedia, dolore intervallate da piccole pedalate sui rulli e passeggiate serali.

Finalmente ho trovato la forza di salire in bicicletta al vento. Ho usato la city bike di Caterina, era per me impossibile mantenere la posizione sulle mie super bike.

E poi la spesa, si! ho acquistato una bici “normale”, una Rubino della Bianchi con cui ho iniziato a fare giri un poco più lunghi: 5, 7, 10 chilometri. Il più lungo è tutt’ora di 35 chilometri.

Ho tenuto il collare rigido 25 giorni, quando ho iniziato a toglierlo, sono riuscito a fare qualche chilometro con la gravel e allungare i giri con la Rubino.

Caterina, Brigida e Lui sono sempre con me:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».(Matteo 11,28-30)

Dopo 51 giorni sono entrato in acqua e ho fatto le prime bracciate in mare.

Solo dopo 58 giorni mi sono vestito di tutto punto per fare il primo giro in bici da corsa, solo 20 chilometri, una vera impresa.

Ho tre punti fermi: non far passare un giorno senza una pedalata; cercare di aumentare il chilometraggio; se possibile, nuotare.

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