Autostrade da 4° mondo, perché andare in Liguria?

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Perché in Liguria?

Perché mai dovrei fare più di 500 km per andare e 500 km per tornare dalla Liguria, località Sanremo?

Perché dovrei partire un sabato mattina presto per arrivare nel pomeriggio tardi e poi lunedì mattina ritornare a casa?

500 km andare 500 a tornare per strade e autostrade ridicole per il 2024. Autostrade pagate caramente e che non meritano nemmeno l’appellativo di vie veloci.

Solo pochi chilometri non sono cantiere: corsia alternate, cavalcavia da paura, gallerie che solo un miracolo fa in modo che nulla ti caschi addosso, acqua che ti arriva sul parabrezza e non sai da dove.

Se solo l’auto va in panne per una qualunque boiata o cosa seria tutto si blocca tutto si ferma nulla va più avanti.

Su 500 km più della metà sono cantiere buona parte a corsia unica per senso di marcia, non si può né andare da una parte e dall’altra, nessun punto dove fermarsi senza essere di intralcio in caso di problemi. Non riesci a fare più di 90, 110, 120 all’ora e per brevi tratti.

Un incidente ha paralizzato l’autostrada a Piacenza e allora si va per La Spezia-Parma, un incubo.

Perché allora prendo e parto e spendo un bel po’ di euro?

Per il clima, per il tempo, per l’aria, per le colline, per il mare, sì per il mare.

Chi abita in quelle zone, in quella regione e in tutte le altre terre costiere, forse essendoci abituato,  non comprende più la ricchezza di addormentarsi con quella musica con le onde che si infrangono sugli scogli.

Svegliarsi il mattino con il sole che entra dalle finestre piano piano e con il suono delle onde ora calme ora agitate ora che si infrangono sugli scogli ora che si sciolgono lentamente sulla sabbia,  ora ad addolcire il risveglio.

Forse chi abita lì non coglie appieno la ricchezza di quanto ogni giorno quel luogo, quei luoghi stanno offrendo.

Che gioia fare colazione con la finestra spalancata, il suono del mare che entra il tepore del sole che riscalda e la parola di Dio in TV che ti spiega il valore della giornata.

Fare una colazione semplice e nutrirsi non solo di cibo ma della Parola, del tepore e delle onde del mare.

Scendere le scale, fare due passi, andare sulla spiaggia seppur in febbraio, togliersi le scarpe le calze fare su i pantaloni alla meglio e cominciare a camminare in acqua, passeggiare avanti e indietro, pensare, scaldarsi, pensare, riflettere e respirare profondamente abbassando il più possibile il diaframma.

E quanto è importante cambiarsi con calma, prendere la bicicletta e iniziare a pedalare, pedalare, pedalare respirando, ascoltando i suoni della natura, ascoltando le creature, guardando il mare anche quando si inizia a salire sulle colline come ho fatto questa volta.

Ho lasciato la riva del mare di Bussana e ho iniziato a pedalare verso il Poggio e poi ho proseguito, abbiamo proseguito perché eravamo in due io e mia moglie Caterina.

Abbiamo proseguito come dicevo, verso Cerrriana e poi e poi ancora più in alto sino a raggiungere Baiardo: silenzio, soffio del vento, gli uccelli che cantano, l’aria fresca, un grande tepore nonostante fosse febbraio e quasi a 900 metri di quota.

E poi giù in discesa lentamente, tornante dopo tornante, curva dopo curva: Baiardo, Apricale, Isolabona, Dolceacqua e di nuivo in riva al mare a Bordighera.

Dopo una breve sosta a Sant’Ampelio, ascoltando e odorando il mare siano rientrati a Riva Ligure.

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