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800 anni Francesco – Il Testamento

Francesco
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800 anni Francesco – Il Testamento

Nell’autunno del 1226, ormai stanco, malato e quasi cieco, Francesco d’Assisi sente approssimarsi “Sorella Morte”. Tuttavia, il suo ultimo pensiero non è per se stesso, ma per i suoi frati e per quella “Forma di Vita” che aveva ricevuto in dono da Dio.

Detta così il Testamento, un documento di una potenza straordinaria che non va confuso con una nuova Regola, ma che rappresenta l’eredità spirituale più autentica del Poverello.

È uno dei pochi documenti tramandati dettati (o scritti) da Francesco.

Il Testamento non è un freddo elenco di disposizioni giuridiche, ma un’autobiografia spirituale compressa in poche, densissime righe. In esso, Francesco ripercorre i momenti chiave della sua conversione, partendo dall’incontro con i lebbrosi:

“Ciò che mi sembrava amaro, mi fu convertito in dolcezza d’animo e di corpo.”

Attraverso questo scritto, Francesco tenta di proteggere il “cuore” del suo messaggio — la povertà assoluta, il lavoro manuale e l’obbedienza alla Chiesa — in un momento in cui l’Ordine stava crescendo vertiginosamente e aveva già smarrito la purezza delle origini: stava di fatto allontanandosi dalla via segnata dal santo di Assisi.

Leggere oggi il Testamento significa entrare in contatto diretto con la volontà nuda e cruda di un uomo che ha cambiato la storia. È un richiamo alla coerenza, un invito a non dimenticare il punto di partenza e, soprattutto, una testimonianza di amore totale verso il Vangelo.

Già ai suoi tempi, con l’aumentare dei fratelli cambiarono molte cose, tanto che Francesco un giorno, nel Capitolo delle Stuoie, si fa ufficialmente da parte e nomina fratello Elia Vicario dell’ordine. In realtà già un anno prima, al suo ritorno dalla terra santa, aveva incaricato Pietro Cattanei che morì poco dopo.

Da quel momento, Francesco rimase la guida spirituale (“il padre”), ma fu Elia a gestire concretamente l’Ordine e i rapporti con la Chiesa, data la salute sempre più precaria del Santo.

Il vero motivo fu il cambiamento, ovvero, il movimento stava diventando un “ordine religioso” come tanti altri e lui questo non l’ha mai voluto.

L’hanno seguito, volevano camminare con lui e come lui, e poi hanno deciso di cambiare strada e hanno tentato di farla cambiare anche a “poverello” senza riuscirci mai. L’ordine francescano di oggi è lontano anni luce dal suo fondatore.

Nelle righe che seguono, riporto il testo integrale, lasciando che la voce di Francesco parli ancora oggi, con la stessa urgenza di otto secoli fa.

Il Testamento di San Francesco – InGiroNews
INGIRONEWS.IT PRESENTA

Il Testamento

L’ultima volontà di frate Francesco

Assisi, 1226

L’inizio della Penitenza

“Ciò che mi sembrava amaro, mi fu convertito in dolcezza d’animo e di corpo.”

Francesco ricorda come il Signore lo condusse tra i lebbrosi, trasformando la sua visione del mondo e portandolo a “uscire dal mondo” inteso come logica di potere e possesso.

La Forma di Vita

Fede

Una fede profonda nelle chiese, nei sacerdoti e nel mistero eucaristico come centro della vita fraterna.

Lavoro

L’insistenza sul lavoro manuale come strumento di onestà, esempio e rimedio contro l’ozio.

Povertà

Vivere come forestieri e pellegrini, senza accettare nulla che sia contrario alla “Sorella Povertà”.

TESTAMENTO DI SAN FRANCESCO

Trascrizione fedele del testo originale

[1] Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo. E dopo poco tempo, uscii dal mondo.
[2] E il Signore mi dette tale fede nelle chiese, che io così semplicemente pregavo e dicevo: «Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo».
[3] Poi il Signore mi dette e mi dà tanta fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa Romana, a motivo del loro ordine, che anche se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere a loro. E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e incontrassi sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie dove dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà. E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori.
[4] E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io discerno il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri.
[5] E voglio che questi santissimi misteri sopra tutte le altre cose siano onorati, venerati e collocati in luoghi preziosi. E i santissimi nomi e le parole di lui scritte, ovunque le troverò in luoghi indecorosi, voglio raccoglierle e prego che siano raccolte e collocate in luogo onoroso.
[6] E tutti i teologi e quelli che amministrano le santissime parole divine, dobbiamo onorarli e venerarli come coloro che ci amministrano lo spirito e la vita.
[7] E dopo che il Signore mi diede dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io la feci scrivere con poche parole e semplicità, e il signor Papa me la confermò.
[8] E quelli che venivano per intraprendere questa vita, distribuivano ai poveri tutto quello che potevano avere, ed erano contenti di una sola tonaca, rappezzata dentro e fuori, con la cinghia e i calzoni. E non volevamo avere di più.
[9] Noi chierici dicevamo l’ufficio, conforme agli altri chierici; i laici dicevano i «Pater noster»; e assai volentieri rimanevamo nelle chiese. Ed eravamo semplici e sottomessi a tutti.
[10] Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro che si conviene all’onestà. Quelli che non sanno, imparino, non per cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l’esempio e tener lontano l’ozio.
[11] Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del Signore, chiedendo l’elemosina di porta in porta.
[12] Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: «Il Signore ti dia la pace!».
[13] Si guardino bene i frati di non accettare assolutamente chiese, povere abitazioni e tutto quanto viene costruito per loro, se non fossero come si addice alla santa povertà, che abbiamo promesso nella Regola, sempre dimorandovi da ospiti come forestieri e pellegrini.
[14] Comando fermamente per obbedienza a tutti i frati che, dovunque siano, non osino chiedere lettera alcuna nella curia romana, né per mezzo di persone interposte, né per una chiesa né per altro luogo, né sotto pretesto di predicazione, né per la persecuzione dei loro corpi; ma, dovunque non saranno ricevuti, fuggano in altra terra a fare penitenza con la benedizione di Dio.
[15] E fermamente voglio obbedire al ministro generale di questa fraternità e a quel guardiano che gli piacerà di assegnarmi. E così voglio essere prigioniero nelle sue mani, che io non possa andare o fare oltre l’obbedienza e la sua volontà, perché egli è mio signore.
[16] E sebbene io sia semplice e infermo, tuttavia voglio sempre avere un chierico, che mi reciti l’ufficio, così come è prescritto nella Regola. E tutti gli altri frati siano tenuti ad obbedire così ai loro guardiani e a dire l’ufficio secondo la Regola.
[17] E non dicano i frati: «Questa è un’altra Regola», perché questa è un ricordo, un’ammonizione, un’esortazione e il mio testamento, che io, frate Francesco piccolino, faccio a voi, fratelli miei benedetti, perché osserviamo più cattolicamente la Regola che abbiamo promesso al Signore.
Benedizione Finale: E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo della benedizione dell’altissimo Padre, e in terra sia ricolmo della benedizione del suo Figlio diletto con il santissimo Spirito Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi. Ed io, frate Francesco piccolino, vostro servo, per quel poco che posso, confermo a voi, dentro e fuori, questa santissima benedizione. Amen.
Documento a cura di ingironews.it

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