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Pantani lasciato solo – La Procura di Trento chiede l’archiviazione anche per i fatti del 1999
A distanza di ventidue anni da quel tragico 14 febbraio a Rimini, e a ventisette dai fatti di Madonna di Campiglio che cambiarono per sempre la storia del ciclismo, sul caso di Marco Pantani si sta per abbassare l’ultimo sipario giudiziario. Ma non si tratta di una sconfitta totale. Se le aule di tribunale devono arrendersi al tempo e alla prescrizione, le motivazioni della Procura di Trento regalano una verità umana e morale che nessuno potrà più cancellare o “archiviare”.
La pm della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Trento, Patrizia Foiera, ha infatti depositato una corposa richiesta di archiviazione di oltre 150 pagine per l’ultima inchiesta aperta sul caso, quella legata alle presunte pressioni e infiltrazioni della malavita organizzata dietro i controlli ematici del Giro d’Italia del 1999.
L’Atto
Nelle carte si legge testualmente che Pantani fu:
“Tecnicamente e oggettivamente lasciato solo, una solitudine che ne ha determinato la vulnerabilità, portandolo rapidamente a isolarsi dal mondo, a interrompere gli allenamenti e ad allontanarsi irreversibilmente dal ciclismo”.
La pm Foiera punta il dito in modo durissimo contro l’“inadeguatezza e la mancanza di professionalità di chi aveva il dovere di proteggere e tutelare quel campione”. Nonostante mesi di indagini meticolose, l’ascolto di decine di testimoni e l’acquisizione di montagne di documenti da altre procure, il tempo trascorso (troppo) e la morte di alcuni testimoni chiave dell’epoca hanno reso impossibile raccogliere elementi sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio. Il reato ipotizzato di associazione a delinquere è ormai spento dal muro invalicabile della prescrizione.
Per anni Mamma Tonina ha lottato come una leonessa per chiedere una verità rifiutando le scorciatoie e le verità di comodo. Di fronte a questa richiesta di archiviazione, la famiglia Pantani ha preso una decisione storica e dolorosa: non si opporrà.
I legali dei genitori, gli avvocati Fiorenzo e Alberto Alessi, hanno spiegato chiaramente il perché di questa scelta. Le carte della Procura di Trento non sono un colpo di spugna, ma una certificazione ufficiale del dramma di Marco. Nelle parole dei legali emerge lo specchio esatto di ciò che su Ingironews abbiamo sempre sostenuto:
Il tradimento degli affetti: Marco è stato tradito e abbandonato proprio dalle persone di cui si fidava ciecamente.
Il cinismo dell’ambiente: Sentimenti vitali per l’uomo Marco, come la riconoscenza e l’amicizia sincera, si rivelarono merce rarissima in quell’ambiente cinico che prima lo ha osannato e poi, alla prima difficoltà, lo ha lasciato cadere nel vuoto.
Gli amici
Gli Amici di Marco Pantani non hanno dubbi, non abbiamo dubbi, sull’impegno profuso da Tonina e Paolo, sulle ombre e le nebbie che avvolgono il mondo circostante questo nostro splendido, impegnativo e pericoloso sport.
Gli incidenti e le cadute, anche mortali, spesso sono nulla rispetto la sporcizia prodotta dalla “politica” alias “affari industriali” che gestisce il sistema.
Non di rado gli atleti diventano agnelli sacrificali.













La cronologia del “Giallo Pantani” (1999 – 2026) (con Gemini)
- 5 giugno 1999 – Il giorno della condanna (Madonna di Campiglio): Marco Pantani è saldamente in Maglia Rosa al Giro d’Italia, a un passo dal trionfo. Alle ore 7:15, i medici dell’UCI effettuano un controllo a sorpresa: l’ematocrito del Pirata è al 51,8% (il limite consentito è 50%). Viene escluso dal Giro. Pantani grida al complotto: “Mi sono rialzato dopo tanti infortuni, stavolta non mi rialzerò più”. È l’inizio del suo declino umano e professionale.
- 14 febbraio 2004 – La tragedia di Rimini: Il corpo senza vita di Marco Pantani viene trovato all’interno della stanza D5 del residence “Le Rose” di Rimini. La prima inchiesta si chiude rapidamente parlando di morte per arresto cardiaco causato da un’overdose di cocaina e farmaci antidepressivi.
- 2014 – L’ombra della Camorra e la pista Vallanzasca: Il caso si riapre su due fronti. A Forlì si indaga sulle rivelazioni del boss della mala milanese Renato Vallanzasca, il quale dichiarò che in carcere un camorrista gli aveva suggerito: “Scommetti contro Pantani, il Giro non lo finisce”. Nel 2016 la Procura di Forlì archivia per prescrizione, ma mette nero su bianco che l’ipotesi di una manipolazione della provetta da parte della criminalità organizzata per il giro delle scommesse clandestine era concreta.
- 2014-2016 – Il primo “muro” di Rimini: Parallelamente, la Procura di Rimini riapre le indagini sulla morte ipotizzando l’omicidio volontario, spinta dalle perizie difensive presentate da Mamma Tonina. L’inchiesta viene però archiviata dalla Cassazione nel 2017: per la giustizia si trattò di suicidio o overdose accidentale.
- 2021 – La Commissione Antimafia e la terza inchiesta: La Commissione parlamentare Antimafia pubblica una relazione densa di dubbi, evidenziando pesanti anomalie sia nella gestione della scena del crimine a Rimini (luogo inquinato, soggetti estranei entrati prima dei rilievi) sia nei controlli di Madonna di Campiglio. Sulla base di questi atti, la Procura di Rimini apre un fascicolo “ter” per omicidio contro ignoti.
- Febbraio 2024 – La chiusura definitiva di Rimini: A vent’anni esatti dalla morte del Pirata, la Procura di Rimini chiede l’archiviazione della terza inchiesta. I magistrati stabiliscono che non ci sono prove di un’azione di terzi nella stanza dell’hotel: Pantani è morto da solo.
- Fine 2024 – Inizio 2025 – La Direzione Distrettuale Antimafia di Trento riapre il caso: La pm Patrizia Foiera della Dda di Trento decide di non arrendersi. Apre un’indagine ad ampio raggio per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alle scommesse clandestine, focalizzandosi proprio sul sabotaggio di quel famoso test del sangue del 1999. Vengono ascoltate più di 70 persone e acquisiti faldoni da mezza Italia.
- 13 maggio 2026 – La richiesta di archiviazione a Trento: Dopo oltre un anno di accertamenti, la Procura di Trento dichiara la resa processuale. Nelle 150 pagine di verbale la pm Foiera evidenzia il muro di gomma incontrato (“Nessuno, nell’attualità, ha colto l’occasione per dare un contributo probatorio”), il troppo tempo passato e la morte di testimoni chiave. L’inchiesta viene avviata all’archiviazione, ma lascia agli atti la pesantissima sentenza morale: Marco Pantani fu “tecnicamente e oggettivamente lasciato solo” da chi doveva tutelarlo. La famiglia decide di non opporsi.
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